Coronavirus, Aimo: “Lo studio dello Spallanzani conferma la nostra tesi, ora intervenga la politica”

Gli oculisti: "Già da fine febbraio avevamo segnalato gli occhi come fonte di contagio"
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – “Già dalla fine di febbraio avevamo parlato della possibilità che il Covid-19 potesse essere presente nel sacco congiuntivale, anche in assenza di corrispondente altra sintomatologia infettiva, sottolineando come l’occhio attraverso la congiuntiva fosse una via di ingresso della infezione virale. Oggi anche lo studio pubblicato su ‘Annals of Internal Medicine’ dai ricercatori dell’Istituto Spallanzani di Roma, comunicato all’OMS per le sue implicazioni sul piano della salute pubblica, ci dà ragione”. Così il presidente dell’Associazione italiana dei Medici Oculisti, Luca Menabuoni, commenta lo studio in questione, secondo cui gli occhi non sono solo una delle porte di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio, poiché il virus può replicarsi nella congiuntiva, oltre che nell’apparato respiratorio, ed essere rilevato tramite i tamponi oculari.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, Spallanzani: “Isolato il virus SARS-CoV-2 nelle lacrime di una paziente”

“Avevamo già scritto una lettera al ministro della Salute, ai governatori delle Regioni, ai direttori generali e ai direttori sanitari delle ASL- prosegue Menabuoni- affinché intervenissero per tutelare la salute dei medici, degli infermieri e dei pazienti che quotidianamente affollano i nostri pronto soccorso e ambulatori oculistici. Anche alla luce di questo nuovo studio, come ha affermato la dottoressa Castilletti, responsabile dell’Unità Operativa Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani, appare evidente la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione durante gli esami oculistici. Ci auguriamo che ora le nostre richieste vengano tenute in una ancora maggiore considerazione”.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, il contagio anche dagli occhi: l’AIMO chiede contromisure

Gli oculisti di AIMO avevano già espresso la necessità “di rafforzare percorsi adeguati, soprattutto per evitare che pazienti potenzialmente contagiosi condividano gli spazi con altri che hanno altro tipo di patologie– aggiunge Alessandra Balestrazzi, referente di AIMO per i rapporti con le istituzioni- di adeguare la strumentazione con presidi monouso e disinfettanti adeguati, previa capillare istruzione del personale”. Adesso più che mai, secondo gli oculisti italiani, è necessario “predisporre presidi idonei per i medici e infermieri, maschere respiratorie filtranti per uso sanitario tipo FFP2, occhiali, maschere e visiere protettive, guanti e camici monouso per evitare il contagio del personale sanitario che è sempre in prima linea con dedizione e abnegazione. Anche medici di medicina generale e pediatri devono tenere conto di questa possibile via di contagio e di questo si dovrà necessariamente conto anche in vista delle riaperture della fase due, perché i tempi di vestizione e di disinfezione e la necessità di non affollare le sale d’attesa, allungheranno necessariamente il tempo necessario per ogni singola visita”, conclude Balestrazzi.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

22 Aprile 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»