Approvare la legge contro l’omotransfobia, il ritardo la rende una priorità

Nel resto d'Europa si legifera in materia già da cinquant'anni
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ROMA – In Parlamento è in discussione la legge contro l’omotransfobia. Un testo da approvare in tempi rapidi, prima alla Camera e poi al Senato. Una priorità, anche ai tempi del Covid-19. Perché l’Italia, guardando anche agli ultimi fatti di cronaca, su questo tema è già in ritardo. Il testo estende le tutele previste per le minoranze etniche e religiose anche agli orientamenti sessuali. E punisce col carcere chi commette violenza o incita a commettere violenza nei confronti di un’altra persona sulla base dell’orientamento sessuale. Insomma, una conquista di civiltà su cui il nostro Paese da vent’anni si divide, mentre il resto d’Europa ha affrontato il tema e legiferato in materia già dagli Anni 70. E non c’è il rischio di ‘criminalizzare’ le opinioni. Lo scenario, infatti, sarebbe più o meno questo: se dico che i gay e le lesbiche non mi stanno simpatici o che non sono d’accordo con i matrimoni omosessuali, se critico una persona trans per la sua vita, le mie restano idee personali. Se però per questo la insulto, la picchio o istigo a farle del male, allora sono previsti da 6 mesi a 4 anni. E chi dovrà decidere se io ‘semplicemente’ ho espresso una opinione, magari anche pesante, o se invece i miei comportamenti sono stati determinati da una questione di genere? Un Tribunale, come succede per qualsiasi altro reato o aggravante. Male non fare (e pensare), paura non avere.

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