Coronavirus, Davide dal Perù: “Coprifuoco nella capitale Inca”

Uno dei problemi che Davide sta affrontando e' la diffidenza verso il turista occidentale, visto come un potenziale untore
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – “Sono al quarto giorno di quarantena. Lunedi’ sono uscito l’ultima volta per fare la spesa, anche perche’ negli ultimi giorni le forze dell’ordine hanno iniziato ad avere un atteggiamento piu’ severo, soprattutto con i turisti. E’ tutto fermo anche qui: da una finestra della mia casa si puo’ ammirare tutta la citta’, c’e’ un silenzio irreale”. Davide Giorgi, 29 anni, origini toscane, infermiere, si trova a Cuzco, Perù, l’antica capitale dell’Impero inca situata a 3400 metri sul livello del mare. Da alcune settimane era in viaggio nel Paese latinoamericano.

È in Peru‘ che ha iniziato a seguire la diffusione internazionale del Covid-19, la patologia respiratoria provocata dal nuovo ceppo di coronavirus che da oggi vede proprio l’Italia come il Paese piu’ colpito al mondo. Allo stesso tempo Davide ha anche visto anche l’evolversi delle misure restrittive, ovunque sempre piu’ stringenti.

“In Peru‘ hanno iniziato a chiudere tutto quasi subito” racconta. “Al momento nel Paese ci sono solo 74 casi confermati e hanno gia’ rinviato l’inizio della stagione scolastica, che era prevista per il 15 marzo; interrotti anche tutti i collegamenti tra le citta’”. Davide dice di una presenza massiccia delle forze dell’ordine in strada e poi del coprifuoco, “tutti i giorni dalle otto di sera alle cinque e mezza del mattino”.

La reazione della gente per adesso e’ molto ordinata. “Per le persone qui la quarantena e’ un evento meno scioccante di quanto puo’ esserlo in Italia” racconta l’infermiere. “Ancora negli anni ’90 non era raro che si imponessero restrizioni simili a quelle che stiamo vivendo ora, soprattutto a causa degli scontri tra esercito e i gruppi armati di Sendero Luminoso”.

Uno dei problemi che Davide sta affrontando e’ la diffidenza verso il turista occidentale, visto come un potenziale untore. “Le persone qui sono molto gentili e ospitali” premette. “Purtroppo pero’ da quando si sono diffuse le notizie sulla propagazione della malattia in Italia, chi mi conosce mi suggerisce di non uscire: potrei andare incontro a qualche ripercussione, molte persone hanno paura”.

Anche per Davide l’escalation della situazione in Italia e’ stata rapida e lo ha obbligato a cercare una soluzione: “Dall’inizio della crisi sono stato in contatto con la nostra ambasciata nella capitale Lima – racconta l’infermiere – e in poco tempo la situazione e’ degenerata, fino a che mi hanno detto di cercare subito un modo per tornare in Italia”.

A quel punto Davide ha comprato un biglietto per rientrare, facendo scalo in Brasile, ma e’ arrivato subito il dietrofront obbligato: “Poche ore dopo l’acquisto dei biglietti, il presidente Martin Vizcarra ha dichiarato lo stato di emergenza, chiudendo frontiere e spazio aereo“.

Da allora Davide e’ in attesa. Si e’ iscritto a un portale dell’ambasciata dedicato a tutte le persone che avevano prenotato un volo per uscire dal Paese tra il 16 marzo e il 16 aprile. “Sono in contatto con il console di Cuzco” spiega. “E’ una signora peruviana, che si sta dando molto da fare: quando ci sono novita’ mi fa sapere”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

21 Marzo 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»