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La Corte d’Appello ferma il prelevamento del piccolo Mattia: no al collocamento in casa famiglia

Lo fa sapere il legale della mamma, Girolamo Andrea Coffari, che aveva presentato ricorso al provvedimento del Tribunale di primo grado che era tornato ad emettere una nuova ordinanza di utilizzo di forza pubblica

Pubblicato:19-10-2023 14:56
Ultimo aggiornamento:19-10-2023 18:25
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ROMA – Dopo una giornata di forze di polizia e assistenti sociali sotto l’abitazione del piccolo Mattia, su cui pendeva un decreto del Tribunale di Napoli di prelevamento coatto e collocamento in casa famiglia per allineamento con la figura paterna, è arrivata la sospensiva della Corte di Appello.
Lo fa sapere il legale della mamma, Girolamo Andrea Coffari, che aveva presentato ricorso al provvedimento del Tribunale di primo grado che era tornato ad emettere una nuova ordinanza di utilizzo di forza pubblica. Proprio su questo punto le psicologhe del Protocollo Napoli, il centro antiviolenza Napoli, la stampa, le associazioni e la senatrice Valeria Valente, già presidente della Commissione Femminicidio, si erano mobilitate da giorni per chiedere di fermare l’azione di forza.

“Ieri- spiega appunto Coffari alla Dire- avevo presentato ricorso in Corte d’Appello e questa mattina un’istanza di sospensiva urgente ‘inaudita altera parte’ che è arrivata mezz’ora dopo che il collegio di primo grado aveva autorizzato la forza pubblica. Questa sospensiva è davvero un miracolo“, commenta con emozione l’avvocato che è da sempre al fianco di mamme e bambini.

VALENTE: “NO ALLA FORZA PUBBLICA, LA MAMMA NON È UNA CAMORRISTA LATITANTE”

“Sono preoccupata per quello che accade al Tribunale civile di Napoli, per come viene applicata la Riforma Cartabia. Nel caso del piccolo Mattia” “Vedo 2 cose aggirate: l’ascolto diretto del minore che è sempre prezioso e fondamentale per capire quali sono le ragioni del rifiuto della figura genitoriale (il padre) e i poteri istruttori del giudice civile. Nel penale abbiamo un’archiviazione, ma questo non mette una pietra tombale nel civile in cui il giudice ha poteri istruttori che mi pare non siano applicati. Chiedo quindi una verifica”. Lo dichiara alla Dire Valeria Valente, senatrice del PD, e membro della Commissione Femminicidio di cui è stata presidente nella passata legislatura con la quale ha avviato una relazione d’inchiesta inedita sull’alienazione parentale, costrutto ascientifico smentito in tutte le sedi, e la bigenitorialità nei casi di separazione con allegati di violenza, esaminando fascicoli di casi di cui 36 storie esemplari in cui l’alienazione parentale aveva portato a decreti di prelevamento coatto dei bambini.


Sul prelevamento del piccolo già da ieri forze dell’ordine e servizi sociali erano sotto la casa dove il bambino vive con la mamma e la nonna e si temevano azioni di forza per entrare nell’abitazione: “Confidiamo nella Procura e nelle forze dell’ordine: non stiamo parlando di una camorrista latitante- ha concluso Valente- ma di una mamma che vuole tutelare suo figlio, sarà ossessionata da questo pensiero e anche io lo sarei. L’utilizzo della forza pubblica – è scritto nella riforma – è giustificato solo se è a rischio la vita e l’incolumità psico-fisica del minore e non mi pare questo il caso”.

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