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L’attivista egiziano Abdel Fattah dal carcere: “Penso al suicidio”

Alaa Abdel Fattah
Il blogger, detenuto nel carcere di Tora dove è stato anche Patrick Zaki, è accusato di terrorismo e diffusione di notizie false
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ROMA – “Ho iniziato a pensare al suicido. Per favore fate le condoglianze a Laila, mia madre, per me”. Queste parole sono state pronunciate dall’attivista egiziano Alaa Abdel Fattah, così come hanno riferito i suoi avvocati alla famiglia. L’uomo le ha pronunciate in presenza anche del giudice durante l’udienza che si è svolta il 12 settembre scorso per il rinnovo della detenzione cautelare, un fermo che è stato poi rinnovato.


Fattah, che oggi ha 40 anni, è stato uno dei principali animatori delle proteste popolari che a Piazza Tahrir, nel 2011, portarono alla fine del governo del presidente Hosni Mubarak. L’attivista, difensore per i diritti umani e blogger, però, è stato arrestato e rilasciato varie volte tra il 2013 e il 2015 e infine condannato a cinque anni di carcere con l’accusa di aver organizzato una protesta non autorizzata. Scontata la pena, è uscito nel marzo del 2019, ma nel settembre successivo è stato arrestato nuovamente durante le manifestazioni popolari che riportarono nuovamente a piazza Tahrir centinaia di egiziani, stavolta contro il governo di Abdel Fattah Al-Sisi. Contro il blogger sono stata formulate accuse di terrorismo e diffusione di notizie false. Andel Fattah è stato rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Tora, dove sconta la detenzione cautelare in isolamento.


“Le privazioni cui Alaa è soggetto includono il divieto di leggere e fare attività fisica. Durante le interminabili giornate in cella perde la cognizione del tempo e non sa che ora sia, perché non gli è permesso avere un orologio“. Così ha denunciato Laila Soueif, docente universitaria e madre di Abdel Fattah, intervistata dall’organizzazione EgyptWide. Anche la donna è finita nelle cronache quando nel maggio del 2020 fecero scalpore le foto che la ritraevano addormentata sul marciapiede accanto all’ingresso del carcere del Cairo, dove aveva deciso di pernottare pur di ottenere informazioni sulle condizioni di salute del figlio, che aveva iniziato coi compagni uno sciopero della fame per protestare contro la morte in cella di un detenuto. In quell’occasione, venne arrestata anche la figlia di Soueif e sorella di Alaa, Mona.

madre abdel fattah

Ad EgyptWide, la docente ha tenuto a precisare: “Centinaia, forse migliaia di persone subiscono abusi come quelli di Alaa, e forse anche peggiori. In certi casi, per anni vengono negate le visite familiari. In questo senso, è irrilevante che le accuse contro Alaa siano fondate o meno. Niente può giustificare il trattamento cui è sottoposto in carcere”. Dopo il messaggio che Alaa Abdel Fattah ha fatto pervenire alla sua famiglia, la madre ha lanciato una campagna social per la sua liberazione e, parallelamente, come riporta EgyptWide, “ha inviato una richiesta formale all’autorità carceraria del penitenziario di Tora 2 circa la mancata attuazione dei provvedimenti per il miglioramento delle condizioni detentive di Alaa che era stata promessa mesi prima, ma che non ha ancora prodotto risultati concreti”.

EgyptWide continua: “La dottoressa ha inoltre presentato un nuovo esposto alla Procura e al dipartimento competente presso il ministero degli Interni contro l’agente della sicurezza nazionale (Nsa) che ha aggredito Alaa al suo ingresso nel carcere subito dopo il suo arresto nel settembre 2019. Nonostante la famiglia avesse già presentato diversi esposti contro l’agente, l’aggressione non è mai stata investigata”. Alcuni giorni fa, Alaa ha scritto una lettera alla madre per tranquillizzarla del fatto che non intende mettere fine alla sua vita: “Mi dispiace averti fatta preoccupare – si legge nella missiva, che sta circolando sui social media degli attivisti – ma è stato un periodo molto duro e sento che dovrò trascorrere il resto della vita qui, perennemente sotto sorveglianza, almeno fino a quando sarò ritenuto troppo vecchio per costituire una minaccia. Non riesco a immaginare come potrò essere un padre per Khaled (il figlio di Alaa, ndr), che posso vedere per venti minuti una volta ogni qualche mese fino a quando sarà adolescente. La mia capacità di immaginare il futuro si è spenta“.


Il blogger continua: “La cosa più difficile però, è dover restare rinchiuso per 24 ore al giorno senza poter fare nulla di utile, senza niente per tenere impegnata la mente. Le uniche attività che mi vengono concesse sono una partita a scacchi al giorno” probabilmente da solo, precisa EgyptWide, dal momento che non gli è permesso incontrare nessuno, “e di poter cucinare una volta ogni tanto“. L’attivista tuttavia alla madre promette: “Sarò forte. Ho promesso a me stesso che sarei stato io a organizzare il tuo funerale e a ricevere le condoglianze per la tua scomparsa, e non il contrario, ed è questa promessa a tenermi in vita”.


Diverse organizzazioni per i diritti umani stanno denunciando da tempo arresti e detenzioni arbitrarie in Egitto, che colpirebbero in particolare gli oppositori di Al-Sisi e i difensori dei diritti umani. Anche le Nazioni Unite e un gruppo di deputati del Parlamento europeo hanno esortato Il Cairo a porre fine a questa situazione. In Italia, il caso più noto riguarda quello dello studente dell’Università di Bologna Patrick Zaki, anche lui rinchiuso nel carcere di Tora dal 2020 ma rinviato a giudizio solo a inizio mese per diffusione di false notizie per un articolo in cui denunciava le vessazioni subite dalla minoranza copta.


Pochi giorni fa, il governo egiziano ha pubblicato un documento in cui ha definito la nuova Strategia nazionale per i diritti umani, un testo accolto con diffidenza dalle associazioni.
Nelle ultime ore il presidente ha anche annunciato che sarà presto costruito il più grande istituto penitenziario del Paese. Da quando il generale Al-Sisi è salito al potere, in Egitto sono stati costruite almeno tredici carceri. In questo quadro, nonostante gli appelli a fare pressioni sul governo del Cairo, il Dipartimento di Stato americano ha rinnovato gli aiuti militari che ogni anno vengono accordati al governo egiziano, pari a 1,3 miliardi di dollari, stabilendo che solo 130 milioni verranno sbloccati a patto che “l’Egitto prenda misure precise in materia di diritti umani”.

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