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Sudan, una forza congiunta per proteggere i civili nel Darfur

I 20mila che saranno impiegati sono militari, poliziotti, agenti di unità paramilitari ed ex ribelli aderenti al processo di pace
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ROMA – Una forza congiunta, composta da militari, poliziotti, agenti di unità paramilitari ed ex ribelli aderenti al processo di pace è stata incaricata di garantire la sicurezza e proteggere i civili nella capitale Khartoum, in diversi Stati del Sudan e anche nella regione occidentale del Darfur. La notizia è stata diffusa dall’agenzia di stampa nazionale Suna. Secondo il portale Sudan Tribune, a guidare la forza sarà il generale Yasir Al-Atta. A nominarlo il Consiglio sovrano sudanese, responsabile della transizione avviata dopo la rivoluzione del 2019 e la caduta del presidente Omar Al-Bashir. La figura chiave nella scelta del generale sarebbe stato il vicepresidente dell’organismo, Mohamed Hamdan Dagalo Hemetti, legato alle unità paramilitari Rapid Support Forces (Rsf).

LA SITUAZIONE NEL DARFUR

Ben 20mila effettivi dovrebbero essere dispiegati solo in Darfur, una regione teatro di un conflitto civile dal 2003 dove si sono verificati nuovi episodi di violenza tra comunità a seguito dell’inizio del ritiro di Unamid, la missione di pace dell’Onu e dell’Unione Africana. Combattimenti nell’area di El Geneina hanno provocato almeno 130 morti, costringendo l’Onu a sospendere attività umanitarie a beneficio di circa 700mila persone. Della forza congiunta faranno parte anche le Rapid Support Forces (Rsf), accusate in passato di responsabilità nelle uccisioni in Darfur. Secondo il Sudan Tribune, ad alimentare tensioni sono state di recente anche violenze riconducibili al Terzo fronte (Tamazuj), alleanza di fazioni dissidenti del Movimento popolare di liberazione del Sudan-Nord, gruppo ribelle firmatario lo scorso anno di un accordo di pace con il governo di Khartoum.

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