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Attentati, è di nuovo panico? Lo psichiatra: “Non cedere alla paura”

"La storia si ripete perché la paura scatenata da un dato di realtà innalza lo stato di allerta" risponde lo psichiatra Claudio Mencacci alla Dire, dopo gli ultimi episodi di terrorismo

Pubblicato:18-10-2023 15:42
Ultimo aggiornamento:18-10-2023 15:42
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attentato belgio
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ROMA – Una metropolitana troppo affollata. Una piazza gremita di persone. Strani movimenti di macchine o motorini per strada. Minacce di attacchi in aeroporti o scuole. Ogni imprevisto torna a far paura e fa scattare l’allarme. “Il 7 ottobre in proporzione è come 20 volte l’11/9”, ha detto il premier israeliano a Biden. Questo ricordo sta risvegliando anche in Italia, dopo la morte pochi giorni fa del professore in Francia e dei due cittadini svedesi in Belgio, la paura degli attentati isolati, degli attacchi terroristici, come fu con l’Isis?

La storia si ripete perché la paura scatenata da un dato di realtà innalza lo stato di allerta– risponde lo psichiatra Claudio Mencacci alla Dire- questa situazione di allarme era già stata molto alta durante il periodo del Covid, incentrato sulla paura del contagio che però aveva assopito il timore del nemico esterno, il principale attore nei 19 anni precedenti. Oggi il timore del nemico esterno ce lo ritroviamo riproposto in un clima internazionale dove la situazione di incertezza, volatilità e paura è aumentata a dismisura“.

Come collettività, consiglia Mencacci, “dobbiamo fare di tutto affinché la paura e l’irrazionalità non comincino a governare le nostre azioni. Il terrorismo lo conosciamo da anni, sappiamo che possono esserci lupi solitari, dobbiamo essere attenti e vigili osservatori senza mai cedere alla paura. Perché la paura fa fare cose terribili, spinge sempre di più ad orientare le democrazie rispettose delle libertà e della dignità umana verso condizioni che non le rappresentano. La vera paura è diventare come quelli che vorrebbero imporci le loro paure, quella è la vera condanna ma anche la vera scommessa“.


Il presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, nonché Past President della Società Italiana di Psichiatria riconosce che, nonostante l’alto livello di vigile attenzione, “le forze dell’ordine italiane, in confronto con quelle europee, riescono a dare un senso di sicurezza maggiore. Penso che i nostri servizi di intelligence siano molto efficaci nel paese e questa percezione restituisce ai cittadini un senso di affidamento, anche se non toglie nulla alla necessità di continuare ad essere vigili e prudenti”.

Purtroppo, continua lo psichiatra, “persistono i luoghi comuni legati a tutto ciò che è diverso e a tutto ciò che arriva da fuori. Sul tema delle migrazioni si sta giocando il futuro dell’Europa– sottolinea lo psichiatra- quello che posso augurare è che i paesi europei sappiano fare una politica davvero comune e possano arrivare ad un accordo che veda in un fenomeno inevitabile della storia un progetto per la nostra Europa. L’Europa non può fondarsi solo sulla paura, perché è ed è rimasta un luogo dove la ragione resta il filo conduttore della tolleranza laica, e su questi presupposti dobbiamo affrontare i timori di un mondo in ebollizione. Dobbiamo avere un pensiero lungo e non un pensiero corto che sta togliendo il futuro ai nostri giovani, perché è privo di progettualità”.

Per aiutare, infine, le persone che stanno sperimentando la paura, Mencacci consiglia di “imparare a respirare più profondamente, magari aiutandosi a respirare in un sacchetto, o a rivolgersi a pensieri che abbassano gli stati di tensione interna. In genere- conclude lo psichiatra- le persone che hanno sperimentato delle condizioni di panico vengono poi ‘addestrate’ a non mettersi in situazioni che stimolino la condizione di soffocamento“.

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