Rapporto sul land grabbing, sotto accusa il sistema estrattivista

Focsiv: "Politica e cooperazione insieme per il diritto alla terra"
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di Tommaso Meo ROMA – L’accelerazione del land grabbing, vale a dire l’accaparramento di terre spesso di popolazioni indigene per lo sfruttamento intensivo, colpisce oggi 80 milioni di ettari. Ed è la conseguenza di un sistema produttivo estrattivista che non è più sostenibile. A denunciarlo un rapporto sul land grabbing curato dalla Federazione organismi cristiani servizio internazionale volontario (Focsiv), presentato venerdì al Senato. La conferenza stampa, che si è tenuta nella Giornata mondiale dell’alimentazione, è stata promossa della senatrice Loredena De Petris. In apertura, con un messaggio di saluti, la ministra delle Politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova ha ricordato che “la sicurezza alimentare è strettamente connessa con la tutela e la salvaguardia del territorio, del paesaggio e di risorse preziosissime come il suolo, l’acqua e l’aria”. Sulla stessa linea De Petris, convinta che l’aumento del land grabbing – a livello mondiale ma anche in Italia – e le conseguenti “violazioni dei diritti delle popolazioni locali” sono “un danno fatto a tutti”. Secondo la parlamentare, che in Senato fa riferimento al Gruppo misto, “il sistema produttivo attuale è insostenibile e ha inasprito le disuguaglianze”. La posizione di Focsiv, ribadita dai suoi esperti Andrea Stocchiero e Francesca Novella, insieme al presidente Gianfranco Cattai, è quella “a fianco delle comunità più povere e vulnerabili e a chi viene espropriato sistematicamente del diritto universale al cibo e a una vita dignitosa”. La recente pandemia e la crisi climatica, secondo i promotori, evidenziano il “bisogno di procedere in modo più spedito verso uno sviluppo veramente sostenibile”, partendo dal diritto alla terra delle popolazioni e anche nel quadro degli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e dell’Accordo sul clima di Parigi. Secondo Stocchiero, “la cooperazione internazionale in primis deve impegnarsi per una trasformazione dei modelli di produzione e consumo, promuovendo invece l’agroecologia”. Nel panel sono state analizzate le politiche che possono contrastare l’accaparramento, tra cui sono state citate anche nuove iniziative legislative in esame a livello di Unione Europea. Il rapporto – dedicato ai 417 leader indigeni uccisi dal 2017 al 2019 per aver difeso le loro terre – prende in esame i casi di diversi Paesi e regioni sfruttati del mondo, partendo dalla paradigmatica Amazzonia, passando per l’Angola, per arrivare al Perù. Particolare attenzione hanno meritato Nigeria e Camerun, Paesi nei quali il land grabbing è connesso anche con situazioni di conflitto.
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18 Ottobre 2020
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