Gambe a ‘O’? Al Rizzoli di Bologna arriva la protesi personalizzata per correggerle

L'Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna sta sperimentando per la prima volta la possibilità di 'raddrizzare' le gambe con placche personalizzate stampate in 3D
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BOLOGNA – Le gambe a ‘O’ si possono raddrizzare. Da oggi anche con placche personalizzate stampate in 3D. E’ il nuovo progetto portato avanti dall’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, che ha condotto per la prima volta al mondo una sperimentazione clinica di questo tipo. Per ora su quattro pazienti, ma in totale sono 25 le persone coinvolte in questo percorso e tutti saranno operate entro Natale.

E’ il ginocchio varo a determinare le cosiddette gambe storte a forma di ‘O’. Questa malformazione genera anomalie di carico durante il cammino e può provocare dolore acuto, per cui è indispensabile l’intervento chirurgico. Per curare questi pazienti, il Rizzoli ha introdotto per la prima volta un “nuovo sistema completo di pianificazione e produzione 3D, con guida di taglio e placca di fissazione” personalizzate per ogni singolo paziente. Questo trattamento consente di riallineare il ginocchio, ritardando o anche evitando operazioni successive, più invasive e costose.

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“Sono migliaia ormai gli interventi su singoli casi realizzati con il contributo della stampa 3D- afferma Stefano Zaffagnini, direttore della Clinica 2 del Rizzoli- ma quello che stiamo facendo ora ha l’obiettivo di rendere routinario, e quindi a disposizione di tutti i pazienti, questo tipo di intervento personalizzato, oggi possibile solo in contesti particolari”.

L’indagine clinica, si spiega dall’Istituto, consente di valutare l’accuratezza e l’efficacia della nuova procedura, facendo in modo che questa tecnica diventi uno standard e sia così disponibile per un numero più ampio di pazienti, portando a livello industriale la produzione della placca e dello strumentario chirurgico necessario a impiantarla.

Ogni paziente con le gambe a ‘O’ viene sottoposto a una Tac da parte del Laboratorio di analisi del movimento del Rizzoli, diretto da Alberto Leardini. Questo permette di progettare sia la placca da impiantare nel ginocchio sia la sua stampa, in collaborazione con uno spin-off dell’Università di Bath, in Inghilterra, partner del Rizzoli in questo studio.

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“Oggi si tratta di un percorso sperimentale– osserva Zaffagnini- ma confidiamo che al termine del trial potrà diventare una prassi consolidata, pronta per essere offerta come possibilità di cura a tutti i pazienti, non solo in un Istituto di ricerca specialistico come il Rizzoli, ma in ogni ospedale”. All’Istituto arriva anche il plauso della Regione Emilia-Romagna.

“La competenza clinica e la ricerca messe in campo dai professionisti della sanità regionale, in questo caso dal professor Zaffagnini e dal suo staff, confermano ancora una volta l’eccellenza del nostro sistema sanitario non solo a livello nazionale, ma anche in campo internazionale- commenta l’assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini- un ulteriore passo avanti per la cura delle persone, che rimane il nostro obiettivo primario, e un risultato che ci rende ancora una volta orgogliosi del lavoro del Rizzoli e del nostro sistema sanitario regionale”.

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