Coronavirus, a Roma edicole in crisi: “Senza aiuti dovremmo chiudere”

I numeri sono impietosi. "La vendita dei giornali e' diminuita del 50 per cento", racconta Andrea Perugini dell'edicola di Piazza Crati
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ROMA – “Ancora qualche giorno e vedrai in quanti chiudiamo…”. Parola di Andrea Perugini, 48 anni, titolare dal 2001 dell’edicola di piazza Crati, nel quartiere Trieste di Roma. Il decreto del governo ha lasciato aperte le edicole, considerate servizi essenziali e quindi da garantire a tutti. “Ma di questo passo era meglio se ci chiudevano, ormai non si vende piu’ niente” spiega Perugini all’agenzia Dire. I numeri sono impietosi. “La vendita dei giornali e’ diminuita del 50 per cento, un vero crollo se pensiamo che gia’ prima dell’emergenza i numeri erano diminuiti. Le uniche persone che vengono sono anziani over 75, l’unica categoria rimasta ad acquistare i quotidiani. Peraltro sono quasi tutti senza mascherina”. 

Perugini apre tutti i giorni alle 5.30 e chiude alle 13.15. “In giro c’e’ pochissima gente, sono crollati anche i servizi telefonici, i pagamenti delle bollette, la vendita di giochi per bambini. E’ tutto fermo. Piazza Crati e’ vuota, nei giorni scorsi era chiuso anche il mercato, che oggi ha riaperto”. Una situazione difficile. “Quasi impossibile, direi. Nelle chat dei vari edicolanti non si parla d’altro- racconta Perugini- Tanti sono decisi a chiudere, sia per mancanza di clienti, sia perche’ non ce la fanno con le spese. Dal governo non si parla di aiuti nei nostri confronti. Gli estratti conti sono bassissimi, l’unica agevolazione che abbiamo e’ venuta dai distributori che hanno bloccato i conteggi dei conto-deposito, come avviene d’estate”. Troppo poco. “Non lo dice nessuno, ma a Roma negli ultimi tempi hanno chiuso 80 edicole– conclude Perugini- Di questo passo tra un po’ ne chiuderanno altre, compresa la mia”. 

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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