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Miozzo risponde alla studentessa: “Torna tranquilla a scuola”

agostino miozzo
Riceviamo e pubblichiamo lo scambio di email tra una liceale ed il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico
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Gentile signor Miozzo,
sono una ragazza che frequenta il terzo anno di liceo linguistico in Emilia Romagna e lunedì tornerò a scuola. Come già è stato comunicato, io e i miei compagni dovremo seguire per il 50% le lezioni a distanza e, per la restante parte, in presenza a scuola. A mio avviso, non ci troviamo ancora in una condizione sufficientemente sicura per ricominciare a seguire le lezioni in classe con tutti i nostri compagni ed insegnanti. Personalmente, mi piacerebbe rivedere i miei amici e seguire meglio le lezioni, senza distrarmi e comprendendo meglio i diversi argomenti, ma mi rendo conto che la situazione è troppo grave. Il numero di contagi è ancora molto elevato e tornare a scuola potrebbe essere pericoloso per noi, ma anche per i nostri genitori. I mezzi pubblici sono sempre affollati e, anche se vengono effettuate più corse, le posso assicurare che la situazione non cambia molto. La scuola è, senza alcun dubbio, uno dei luoghi in cui vi è il più alto numero di contagi, non solo per quanto riguarda i mezzi pubblici, ma anche per quanto riguarda le distanze tra i banchi all’interno di una classe e gli assembramenti che spesso sono inevitabili. Credo sia meglio restare ancora a casa, seguendo dunque le lezioni in un modo più sicuro. Ho paura per me stessa e per tutte le persone che mi circondano. È più importante la salute di una persona e la sua vita o tornare a seguire le lezioni in presenza? La scuola la si può frequentare anche a distanza, in particolar modo perché in situazioni delicate come questa bisogna imparare ad adeguarsi. La didattica a distanza è stancante e molti sono gli alunni che non riescono a concentrarsi come vorrebbero, ma a mio parere bisogna fare un ultimo sforzo, perché tornare a scuola a partire da lunedì equivarrebbe a dover restare poi a casa altre settimane e dunque rendere sempre peggiore la situazione, come già si è verificato a settembre. Spero vivamente di non dover tornare lunedì, perché altrimenti mi vedrei costretta a mettere a rischio la mia salute. Tutto questo mi rende triste, non lo nego, ma penso prima al bene mio e degli altri. Se si vuole risolvere la situazione il prima possibile, bisogna iniziare a fare dei sacrifici già a partire da ora. Grazie per l’attenzione.
Cordiali saluti
Giulia P………@gmail.com

Tra le centinaia di mail che ricevo, la maggior parte d’insulti e minacce ma anche molte di solidarietà e sostegno per le posizioni prese sul tema scuola mi ha colpito la mail che riporto.
Non saprei dire se si tratta veramente della mail di una studentessa del terzo anno di liceo o di una madre ansiosa o di un professore/professoressa preoccupato/a del rientro in sicurezza a scuola.
In tutti i casi, la mail mi da l’opportunità di riflettere sui contenuti rappresentati che sono oggetto del nostro quotidiano dibattito sulla scuola.
Nel caso in cui il messaggio fosse effettivamente di una studentessa della terza liceo, mi preoccuperei molto del suo livello di stress e di paure indotte da mesi di “reclusione” in un ambiente “protetto” come la propria cameretta.
Un luogo dove Giulia passa la maggior parte della sua giornata in perfetto isolamento fisico, mediato solamente dal contatto virtuale con il mondo esterno.
Io non sono uno psicologo né tantomeno uno psicoterapeuta e non voglio assolutamente appropriarmi di una funzione che non mi compete, vorrei però riprendere un tema che seguo con attenzione di cui posso certamente discutere.
Immagino quindi di rispondere ad una Giulia di 16 anni, un’adolescente che ha pressappoco l’età di una delle mie nipoti.

LA RISPOSTA DI AGOSTINO MIOZZO

Cara Giulia la scuola NON è un luogo pericoloso, a scuola i rischi di essere contagiata dal Coronavirus non sono maggiori di quelli che avresti frequentando qualsiasi negozio sotto casa, il supermercato o grande magazzino della tua città. Le indagini sinora effettuate ci dicono, infatti, che l’ambiente scolastico non rappresenta quel luogo d’infezione che descrivi nella tua mail. Non è certamente un luogo a “rischio zero”, ma se metti in pratica gli accorgimenti e le indicazioni protettive che sono stati indicati, uso corretto della mascherina, distanziamento dai tuoi compagni, igiene delle mani, la possibilità per te di contrarre il virus è decisamente bassa; ripeto non maggiore di quella che potresti avere andando a comperare il latte o frequentando la casa della tua compagna o amica del cuore.
I rischi derivanti dal ritorno a scuola in presenza, sono ancora evidenti al di fuori da quell’ambiente che possiamo definire “protetto” che sono le aule dove hai passato anni della tua vita.
Per quanto riguarda l’assembramento, che tu definisci “per certi aspetti inevitabile”, devo dire che questo rischio dipende sostanzialmente dal tuo comportamento e da quello dei tuoi compagni, non è quindi un obbligo essere assemblati ma una libera scelta. Come sai la famosa “movida” non è un appuntamento prescritto dal medico, ma la scelta di persone di incontrarsi e in quei momenti abbassare la guardia delle precauzioni raccomandate, riducendo le distanze, eliminando la mascherina, magari bevendo dallo stesso bicchiere o condividendo una sigaretta! Il virus circola in perfetto anonimato e non informa della sua presenza all’interno del corpo di un amico del cuore piuttosto che di un parente stretto. Questa maledetta malattia ha caratteristiche particolari, infide, non si annuncia ma colpisce subdolamente.
Circa i trasporti, e qui hai perfettamente ragione nel rilevarne i potenziali rischi, mi risulta che nella tua regione siano state prese importanti misure per migliorare il trasporto scolastico e potenziare il TPL (trasporto pubblico locale) a evitare gli assembramenti tipici delle ore di punta che tradizionalmente hanno caratterizzato i viaggi degli studenti andando la mattina e rientrando il pomeriggio da scuola.
Non so dire se il tuo istituto abbia attivato orari differenziati di entrata ed uscita, ma sono certo che i famosi tavoli prefettizi che sono stati organizzati in tutto il paese per trovare risposte a questi problemi, che in definitiva rappresentano le vere criticità rispetto all’evoluzione della pandemia, abbiamo dato indicazioni in tal senso.
Sul controllo sanitario ho ragionevole certezza nel pensare che il sistema sanitario della tua regione sia sufficientemente organizzato per intervenire laddove un caso di COVID si dovesse presentare in uno studente, un docente o nel personale dell’istituto; oggi sono disponibili test rapidi che consentono facilmente di fare screening su campioni, anche numericamente rilevanti, di sospetti o di contatti.
Sulla didattica a distanza non mi posso esprimere commentando un argomento che non conosco approfonditamente. So solo che quando faccio lezione agli studenti nei corsi universitari che tengo in Italia e all’estero su temi legati alla mia professione (gestione delle crisi), io ho grandissima difficoltà a tenere tre o quattro ore di lezione e mi rendo perfettamente conto della discontinuità nell’attenzione degli studenti. Una difficoltà che non ho mai avuto nei tanti anni in cui ho insegnato in Università in giro per il mondo.
La discontinuità nell’attenzione è evidente osservando il monitor del pc e vedendo gli sguardi dei ragazzi che di tanto in tanto ruotano verso altre destinazioni, attivano telefonate o messaggi cellulari, si consentono di prendere un tè o una bibita o semplicemente vedono un gattino o un cagnolino saltare sulle loro gambe. Una bellissima fotografia che però dice molto sul livello di attenzione che lo studente ha.
Per non parlare poi delle interruzioni improvvise e spesso troppo frequenti del video e delle improvvise cadute nella comunicazione che dipendono sempre, ovviamente, da difetti della linea; interruzioni che avvengono sempre quando si deve passare alle verifiche, alle domande o alle interrogazioni. Alcuni studi sul comportamento degli studenti hanno già evidenziato questi elementi di criticità nella DAD, a cui si aggiungono i dati della discontinuità e dell’assenza di una grande percentuale di studenti che non seguono le lezioni a distanza perché non hanno la strumentazione piuttosto che le connessioni internet, di quanti, e ce ne sono moltissimi nel nostro paese, non vivono in un ambiente che consente la necessaria concentrazione e isolamento.
O dei tanti e anche qui credimi Giulia sono numerosissimi che semplicemente hanno deciso di abbandonare la scuola.
È anche ormai ben nota la frequenza di sentimenti negativi, che interessano i giovani della tua età e che sono esasperati da mesi d’isolamento e distanza da quello che dovrebbe essere l’ambiente naturale dove spendere la gran parte della tua giornata imparando, socializzando e confrontandoti con il mondo che ti aiuterà a costruire la tua personalità in previsione dell’ingresso nel difficile mondo del lavoro.
Chiudo questa riflessione cara Giulia, o chiunque tu sia, suggerendoti uno sforzo per superare le tue evidenti paure.
Se nella tua città le autorità avranno trovato riscontro ai problemi esterni al mondo della scuola, torna con tranquillità nel tuo ambiente naturale e sforzati, dopo tanti, troppi mesi di isolamento, di ricominciare a confrontarti con i tuoi compagni, con i tuoi docenti e con l’ambiente a te più favorevole per costruire il tuo futuro. Direi infine di parlare con i tuoi insegnanti e magari anche con i tuoi compagni dei tuoi problemi e delle tue preoccupazioni, e se del caso segnalare le evidenti criticità che hai individuato. Queste indicazioni aiutano il sistema a migliorare e trovare le soluzioni più idonee a problemi complessi.
Un caro saluto Giulia e tanti auguri
Agostino Miozzo

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