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Libia, Mediterranea contro la direttiva Salvini: “Non cita la guerra, governo vive in un mondo parallelo”

La ong Mediterranea risponde al ministro Salvini
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ROMA – “Apprendiamo che il Viminale ha dedicato, nella sua intensa attività di produzione di ‘direttive ad navem’, una nuova direttiva interamente dedicata alla nostra nave, Mare Jonio, salpata per la seconda missione del 2019 il 14 aprile scorso”. Lo afferma Mediterranea Saving Humans, la rete delle associazioni italiane che ha promosso la missione di Nave Mare Jonio nel Mediterraneo, in un comunicato appena diffuso sui social.

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La direttiva “appare scritta come se il governo vivesse in un mondo parallelo. Nessun accenno alla guerra che infiamma la Libia e ai corrispondenti obblighi internazionali, o alle migliaia e migliaia di persone torturate negli ultimi anni in quel Paese, né a quelle annegate nel Mediterraneo centrale (in proporzione in numero sempre crescente, 2.100 nel solo 2018) in fondo al mare”.

“Forse dovrebbero parlarsi tra ministeri: la ministra della Difesa italiana ha appena affermato infatti che ‘con la guerra non avremmo migranti ma rifugiati e i rifugiati si accolgono‘”, aggiungono da Mediterranea.

Oltretutto, nelle considerazioni introduttive della direttiva in questione “si leggono una serie di slogan di propaganda, oltre che un elenco di bugie, peraltro relative a eventi al momento sotto l’attenzione della Procura di Agrigento nel corso dell’indagine che ci riguarda e che abbiamo accolto offrendo tutta la nostra collaborazione- prosegue Mediterranea- Sappiamo infatti di avere sempre rispettato i diritti e il diritto, cosa che i governi europei, e il nostro in particolare, dovrebbero cominciare a fare in relazione a quanto avviene nel Mediterraneo Centrale”.

“Diffidiamo altresì chiunque e nella fattispecie il Ministro dell’Interno italiano- dicono da Mediterranea Saving Humans- dal mettere in atto comportamenti che violino le leggi nazionali ed internazionali in materia di rispetto dei diritti umani e di obbligo di salvataggio in mare”.

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La direttiva “dice che la nostra presenza in mare sarebbe un incentivo per chi lascia la Libia”, proseguono dalla nave umanitaria, “bisognerebbe appunto ricordare al Viminale che in Libia c’è una guerra, e che in ogni caso, come l’Onu e l’Ue non perdono occasione di ricordare, quel Paese non è mai stato un porto sicuro, ma piuttosto il teatro di ‘indicibili orrori’, stupri quotidiani, torture, esecuzioni sommarie per tutti i migranti, inclusi i bambini”.

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La direttiva dice poi “che rischiamo di favorire l’ingresso di pericolosi terroristi. Auspichiamo che, una volta sbarcate nel porto più sicuro le persone eventualmente soccorse, questo governo sia in grado di effettuare tutte le indagini necessarie a garantire la sicurezza pubblica- segnalano da Mediterranea- ricordando però che i terroristi solitamente non viaggiano su barche che in un caso su tre affondano, ma hanno ben altri mezzi per spostarsi”.

Secondo la direttiva “avremmo rifiutato il coordinamento SAR di autorità straniere legittimamente responsabili. Ricordiamo che nel nostro soccorso avvenuto il 18 marzo scorso, nessuna autorità ci ha ordinato alcunché, se non di stare lontani 8 miglia da un punto dal quale siamo rimasti ben più distanti per tutto il tempo”.

In ogni caso, “ci auguriamo che la direttiva non faccia riferimento all’autorità libica, poiché in questo caso, si tratterebbe di una istigazione a delinquere: se già in precedenza era un reato riportare in Libia le persone soccorse, oggi, con la guerra in corso, è un’affermazione semplicemente criminale”.

Sempre in relazione all’evento del 18 marzo, “contrariamente alle menzogne riportate dalla direttiva, ricordiamo di avere fatto rotta verso l’Italia, obbedendo linearmente a quanto previsto dal diritto internazionale, in quanto Lampedusa era il porto sicuro più vicino per i naufraghi soccorsi”, dicono da Mediterranea Saving Humans.

“La direttiva ci accusa infine di volere condurre nuovamente le stesse attività: lo confermiamo. Siamo di nuovo nel Mare Mediterraneo, grazie alle tantissime realtà e persone che ci sostengono, per continuare nella nostra missione di monitoraggio e denuncia della violazione dei diritti umani, senza sottrarci mai all’obbligo giuridico ed etico di salvare le vite in pericolo e portarle in salvo”.

Nel farlo “ci atterremo, esattamente come chiede la direttiva, alle vigenti norme nazionali e internazionali, cosa che implica l’impossibilità di fare alcun riferimento alla Libia, certi che anche che l’illegittimità della sua zona SAR sarà presto definitivamente riconosciuta”.

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