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In Ciad la vita non ha prezzo, abolito l’accordo sui risarcimenti in caso di omicidio

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L'Intesa è stata sottoscritta per ridurre i conflitti per l'acqua e i pascoli tra contadini e pastori
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ROMA –  In Ciad la crisi climatica costa caro. Al punto che, per ridurre i conflitti per l’acqua e i pascoli tra contadini e pastori, scongiurando il rischio di rappresaglie a catena, i capi tradizionali della regione sahariana di Koumra hanno concordato con la governatrice locale un tariffario dei risarcimenti dovuti nei casi di omicidio.

Le sanzioni previste vanno da un milione e mezzo di franchi per quelli volontari (poco più di 2.280 euro) a un milione nell’eventualità di incidenti stradali e di altro tipo, con però pure il pagamento del funerale.
L’accordo, pare compatibile con la tradizione islamica della “diya”, ha però innescato le proteste di avvocati, costituzionalisti e attivisti per i diritti umani. La loro tesi è che in questo modo si favorisca l’impunità, senza peraltro tener conto di una serie di problemi legati ai mancati pagamenti delle multe.
Alla fine la governatrice, Diamlar Betolngar, responsabile della regione di Mandoul, dove si trova Koumra, è stata rimossa.

Pure l’accordo è stato cancellato, dopo un intervento del ministro dell’Amministrazione territoriale Mahamat Bechir. A riferirlo Al-Wihda e altri portali di informazione di N’Djamena.
Sullo sfondo la convinzione che in Ciad, tornato per qualche giorno sulle pagine dei giornali internazionali ad aprile, quando il presidente Idriss Deby è rimasto ferito a morte in battaglia, la vita non ha prezzo.

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