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In Lombardia arriva l’app di Edoardo Stoppa per combattere il randagismo

app zampy life di edoardo stoppa
L'applicazione permetterà di avere una cartella sanitaria online, di rimanere aggiornati sul mondo degli animali, di trovare un veterinario e di chiedere aiuto se il proprio animale si è smarrito
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Di Marialaura Iazzetti

MILANO – È stata presentata questa mattina al Pirellone ‘Zampy Life‘: un’applicazione etica dedicata agli amanti degli animali. Il prodotto è stato ideato dall’inviato di ‘Striscia la Notizia’, Edoardo Stoppa. L’obiettivo di ‘Zampy’ è duplice: combattere il randagismo e, allo stesso tempo, aiutare a prendersi cura dei propri animali.

L’applicazione permetterà, infatti, di avere una cartella sanitaria online, di rimanere aggiornati sul mondo degli animali, di trovare un veterinario e di chiedere aiuto se il proprio animale si è smarrito. “Nell’anagrafe di affezione regionale sono iscritti circa 1.800.000 animali: 1.500.000 cani e 292.000 gatti. Sono numeri impressionanti, soprattutto perché in difetto rispetto alla realtà“, commenta Gianluca Comazzi, capogruppo di Forza Italia al Pirellone.

Non tutti i padroni registrano i propri animali all’anagrafe regionale: per i gatti, ad esempio, in Lombardia l’iscrizione è diventata obbligatoria a gennaio del 2020 (proprio per una legge che ha proposto Forza Italia). In questo modo la Regione ha cercato di risolvere il problema del randagismo felino, che è abbastanza diffuso sul territorio: “Solo a Milano abbiamo circa 1.000 colonie feline“, puntualizza Comazzi.

Come ha ricordato l’assessora al Welfare, Letizia Moratti, la Regione da tempo si impegna per prendersi cura “degli animali di affezione“, che in Lombardia sono presenti “nel 24% delle famiglie e nel 55% degli over 65“. Il tema è molto caro alla vicepresidente che ha confidato in conferenza stampa al Pirellone “di aver trasmesso questa passione anche ai suoi figli, che adesso animano delle associazioni per il recupero degli animali maltrattati”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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