Myanmar, legge marziale a Yangon dopo l’assalto alle fabbriche cinesi

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Decine le vittime nei disordini e negli scontri in una sola giornata
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ROMA – La legge marziale è stata introdotta dalla giunta militare del Myanmar in due distretti di Yangon dopo assalti e saccheggi in alcune fabbriche di proprietà cinese. L’annuncio è giunto ieri, al termine di una giornata di scontri tra manifestanti e reparti dell’esercito e della polizia. 

Secondo un bilancio diffuso da fonti ospedaliere, attivisti e rappresentanti del movimento in lotta contro la giunta che ha assunto il potere l’1 febbraio, solo ieri le vittime delle violenze sono state tra le 38 e le 59. 

Secondo Myanmar Now, agenzia di stampa con sede a Yangon che trasmette in birmano e in inglese, la legge marziale è stata introdotta nei distretti di Hlaing Tharyar e Shwepyitha. Stando all’ambasciata di Pechino, “fabbriche sono state saccheggiate e distrutte e molti dipendenti cinesi sono stati feriti e bloccati”. In un messaggio diffuso sui social network la rappresentanza diplomatica ha chiesto alla giunta “di adottare misure efficaci per fermare tutte le azioni violente, punire i responsabili nel rispetto della legge e garantire la sicurezza delle aziende e del personale cinese in Myanmar”. 

Uno dei capi delle proteste, Mahn Win Khaing Than, esponente della Lega nazionale per la democrazia del Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, ha detto che ora i dimostranti devono “difendersi” dalla repressione dei militari. Fino all’1 febbraio alla guida dell’Amyotha Hluttaw, la Camera delle nazionalità del Myanmar, il dirigente ha parlato di “uno dei momenti più biu nella storia del Paese” e rivolto un appello alla “rivoluzione”.

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