VIDEO | Liste d’attesa in Lombardia, la proposta: “Esami prima a chi ha cancro”

Il direttore dell'Istituto nazionale Tumori di Milano propone di stabilire meccanismi di priorità al momento delle prenotazioni
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MILANO – “Purtroppo nella diagnostica di emergenza e per gli esami di verifica dell’andamento delle terapie non ci sono priorità nelle liste di attesa: una soluzione potrebbe allora consistere nell’attivazione di processi che consentano di stabilire le priorità al momento delle prenotazioni“. Filippo de Braud, direttore del dipartimento di oncologia medica, Fondazione Irccs Istituto nazionale Tumori di Milano, commenta così una criticità, legata alle liste di attesa, emersa dai risultati dell’indagine realizzata tra pazienti oncologici e onco-ematologici lombardi da Ipsos insieme a Salute Donna onlus e alle associazioni pazienti sostenitrici del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”.

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Dallo studio emerge che i pazienti promuovono a pieni voti l’assistenza sanitaria della Regione Lombardia: il 90% degli interpellati giudica l’offerta dei servizi molto elevata. A essere percepite come ‘eccellenti’ sono la qualità, la molteplicità e la disponibilità di scelta dei centri di cura, ma anche l’umanità dei medici e del personale ospedaliero. Tuttavia, spiega de Braud, “esiste un problema organizzativo per le liste d’attesa per le quali i pazienti esprimono minore soddisfazione”, aggiungendo che “sicuramente nei Centri di eccellenza le liste sono più lunghe a causa delle risorse che comunque sono limitate”.

Per il direttore dell’Oncologia medica, Istituto nazionale tumori di Milano “una delle soluzioni più pratiche sarebbe quella di non mettere in competizione le prestazioni per pazienti non malati di cancro che fanno esami per prevenzione o di diagnostica generale, con quelli che fanno degli esami per completare una diagnostica per una malattia neoplastica o una rivalutazione in un percorso terapeutico”. L’oncologo osserva inoltre che la seconda cosa di cui i pazienti hanno bisogno di strutture e personale che li aiutino a proseguire con gli esami loro prescritti dai medici. Ad esempio, precisa, “nella divisione ospedaliera in cui lavoro, abbiamo assunto personale, non a carico della Regione ma con i nostri fondi, per seguire il percorso diagnostico e terapeutico dei malati, aiutandoli a trovare le prestazioni di cui hanno bisogno, specialmente quando partecipano a studi clinici o sperimentazioni dove il timing degli esami è più restrittivo, ma questo procedimento dovrebbe essere generalizzato per tutti i malati”.

Coloro che sono affetti da tumore, così come da altre gravi malattie, “non devono avere l’angoscia di andare a cercarsi un esame”. Piuttosto per de Braud, “sarebbe molto più logico che potessero far riferimento a delle strutture, delle organizzazioni e dei caregiver che li aiutino a organizzare al meglio il loro percorso terapeutico”.

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14 Ottobre 2019
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