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Giornalismo, da Razzante un manuale per disciplinare l’informazione in rete

"Dialogare con i colossi del web per investire in informazione di qualità"

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ROMA – “Un tentativo di mettere insieme nozioni, riflessioni ed elementi che possano stimolare la crescita della cultura digitale passando anche attraverso gli strumenti del diritto”. Così Ruben Razzante, professore di diritto dell’Informazione e della Comunicazione all’Università Cattolica di Milano, nella videointervista all’agenzia Dire sul suo ‘Manuale di diritto dell’informazione e della comunicazione‘, che verrà presentato domani – martedì 14 giugno – a Roma alle 18.30 a piazza Venezia 11, nello studio legale Curtis. Con lui ci saranno Giuseppe Moles, Sottosegretario della Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Informazione e all’Editoria, Carlo Bartoli, presidente dell’Ordine dei giornalisti, Diego Ciulli, Capo degli affari istituzionali di Google Italia, Daniela Della Rosa, partner studio legale Curtis. Il diritto da solo non può farcela ma, sottolinea Razzante “è fondamentale perché c’è bisogno di regole giuridiche che possano disciplinare la circolazione delle informazioni in rete, c’è bisogno di strumenti deontologici, di sentenze illuminanti di giudici che possano mettere ordine nella giungla della rete e c’è bisogno anche di conoscenze giuridiche. Nel manuale c’è tutto questo e c’è il tentativo di inquadrare fenomeni come la tutela della privacy, l’oblio, il copyright, la diffamazione online, indicando sentieri virtuosi affinché i diritti delle persone possano essere più efficacemente tutelate”. 

Per Razzante oggi “la professione giornalistica corre diversi pericoli, non tutti per colpa dei giornalisti che a volte, è vero, ci mettono del loro per perdere credibilità. In linea di massima i giornalisti si sono impegnati molto anche durante la pandemia, per dare notizie di interesse pubblico. E ora stanno cercando di capire cosa sta succedendo sul fronte russo-ucraino. Quindi le competenze giornalistiche sono ancora decisive per garantire il diritto all’informazione- spiega il docente anche giornalista- ma i rischi ci sono e sono legati al fatto che in rete viaggia una quantità infinita di informazioni e spesso diventa difficilmente riconoscibile l’apporto dei giornalisti: un utente che si collega alla rete legge un articolo e non sa se sia stato scritto da un giornalista attento ai principi deontologici o da un avventuriero che non ha la minima percezione dei doveri dell’informazione. Se noi non riusciamo a rendere più facilmente riconoscibile in rete la professionalità giornalistica e quindi a renderla distinguibile dall’enorme flusso di informazioni non verificate, la professione giornalistica perde. Se invece, anche attraverso un dialogo con i colossi della rete, è possibile investire nuove risorse nell’informazione di qualità valorizzandola e rendendola più facilmente accessibile, credo che ci possa essere un rilancio della professione giornalistica”, chiude Razzante.  

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2022-06-14T18:24:37+02:00