In Centrafrica scontri alle porte della capitale Bangui

il primo ministro Ngrebada ha sostenuto che l'aggressione è stata "vigorosamente respinta" e ha chiesto ai cittadini della capitale di inviare foto e video delle azioni dei ribelli
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ROMA – Scontri a fuoco e un “tentativo di entrare” a Bangui da parte della coalizione di ribelli che da giorni marcia verso la capitale della Repubblica Centrafricana è stato segnalato oggi dal primo ministro Firmin Ngrebada. Il premier ha riferito su Twitter che forze di sicurezza e ribelli si sono affrontati in particolare nelle zone di ingresso nei quartieri Pk 11 e Pk 12. Scontri sarebbero stati registrati anche nella zona di Bimbo, poco distante dal centro della città. Ngrebada ha sostenuto che l’aggressione è stata “vigorosamente respinta” e ha chiesto ai cittadini della capitale, tramite la sua pagina Facebook, di inviare foto e video delle azioni dei ribelli in modo da aiutare le forze di sicurezza a localizzarli.

PADRE TRINCHERO: “ATTACCO PREVISTO, SIAMO PREOCCUPATI

“Ci aspettavamo che i ribelli tentassero di entrare nella capitale, non siamo sorpresi. Però siamo preoccupati: è la prova che il Paese è profondamente destabilizzato e che loro, molto probabilmente, sono organizzati e ben armati”. A parlare da Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, è padre Federico Trinchero, missionario carmelitano che vive nel Paese da oltre 11 anni. L’agenzia Dire lo raggiunge a poche ore dalla notizia di scontri a fuoco tra forze di sicurezza e ribelli alle porte di Bangui, rilanciata sui social dal primo ministro, Firmin Ngrebada. A tentare l’ingresso a Bangui sono i miliziani della Coalition des patriotes pour le changement (Cpc), un’alleanza di sei gruppi ribelli che ha iniziato a marciare verso la capitale pochi giorni prima delle elezioni presidenziali che si sono tenute il 27 dicembre.

Padre Trinchero conferma gli scontri a fuoco. “Abbiamo iniziato a sentire gli spari intorno alle sei di mattina – ricorda il religioso – e sono durati circa tre ore. Dopo le nove abbiamo solo sentito qualche colpo sporadico”. Il missionario, che vive in una comunità di 20 frati alla periferia della capitale, afferma che i miliziani hanno tentato l’ingresso da due barriere di ingresso, “lungo la strada che proviene da nord e quella che proviene da sud”. Il religioso dice che ora Bangui, quasi 900.000 abitanti, adagiata sulla riva del fiume Oubangui al confine con la Repubblica democratica del Congo, è “immersa nel silenzio”. “Qualche attivita’ ha iniziato a riaprire solo dopo mezzogiorno – dice padre Trinchero – mentre alcuni quartieri si sono svuotati: la gente si e’ rifugiata in aree distanti da dove ci sono stati gli scontri.

I gruppi armati comunque sono stati per adesso affrontati con successo dall’esercito centrafricano, dai caschi blu della missione di “peacekeeping” delle Nazioni Unite, la Minusca, oltre che da militari ruandesi e contractor russi. “La città è ben protetta da queste quattro diverse entità” dice padre Trinchero, secondo il quale “è difficile che i ribelli riescano a prendere la capitale”. C’è però preoccupazione. padre Trinchero sottolinea che “il fatto che siano arrivati fino a qui, per quanto previsto, ci fa riflettere sul loro livello di preparazione e sul loro equipaggiamento. Da dove arrivano tutti questi mezzi e queste armi?” chiede il religioso.

Il missionario riferisce che adesso i timori maggiori sono rappresentati da cosa avverrà il 19 gennaio, “giornata nella quale è prevista la convalida del risultato delle elezioni di dicembre”. Le consultazioni hanno visto la vittoria del presidente in carica Faustin-Archange Touadera e sono state caratterizzate da una situazione di diffusa insicurezza, che ha impedito l’apertura di almeno il 15 per cento dei seggi elettorali del Paese. Tra i nodi da sciogliere il ruolo dell’ex capo di Stato Francois Bozizé, secondo molti osservatori il regista dell’iniziativa della Cpc, cominciata dopo la decisione della Corte costituzionale di non accettare la candidatura dell’ex presidente alle elezioni. “Girano diverse voci sul suo conto – dice padre Trinchero – ma le notizie in realtà sono poche e non si sa neanche se è rimasto nel Paese o meno”.

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