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Caso ‘Domenica In’, presidi fuori le sedi Rai. Potere al Popolo: “Subito le dimissioni di Sergio”

Annunciate iniziative a napoli, Torino e Firenze

Pubblicato:12-02-2024 19:52
Ultimo aggiornamento:13-02-2024 08:37

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NAPOLI – “Mentre è in corso un genocidio, mentre 1,4 milioni di palestinesi sono intrappolati sotto le bombe in un fazzoletto di terra di nome Rafah, la Rai ha pensato bene di intervenire direttamente al fianco di Israele, che continua a contravvenire a quanto disposto dalla Corte internazionale di Giustizia dell’Onu e a macchiarsi ancora di crimini di guerra”. Giuliano Granato e Marta Collot, co-portavoce di Potere al Popolo e coordinatori nazionali di Unione popolare, commentano così il messaggio letto da Mara Venier a firma dell’amministratore delegato Rai Roberto Sergio e annunciano dei presidi per la giornata di domani, 13 febbraio, all’esterno di alcune sedi Rai, per chiedere le dimissioni dell’Ad della Rai. “Il suo intervento è inaccettabile, è la conferma – spiegano – che la tv pubblica è la scorta mediatica del genocidio israeliano”. I rappresentanti di Pap invitano i sostenitori della causa a portare con sé delle bandiere della Palestina.

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I PRESIDI


Iniziative sono in programma a Napoli (alle 11:30), con l’adesione già di numerosi movimenti, a Torino (17:30) e a Firenze (18:30). “Visto che non sono riusciti a impedire che in diretta tv si pronunciasse la parola “proibita”, genocidio, quella che corre sulle bocche di milioni di persone in tutto il mondo, ma che è tabù per il potere politico e mediatico, Sergio – ancora Collot e Granato – prova un’operazione di censura ex post. Mostra così, però, solo la paura e la debolezza di chi è consapevole che sta perdendo la “guerra del racconto” e che la propaganda israeliana non sfonda, perché i popoli sanno bene da che parte stare: quella della verità e della lotta di liberazione del popolo palestinese. Come Potere al popolo! e Unione popolare stiamo contribuendo a organizzare presidi in tutta Italia perché Sergio si dimetta e la Rai cessi di essere uno strumento di guerra e un giocattolo nelle mani dell’ultradestra di Meloni e soci”.

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