Il popolo dei ‘grillini’ aspetta il verbo… di Draghi stavolta

MARIO DRAGHI
L'editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Draghi santo subito. Dopo la conversione della Lega di Matteo Salvini ora si aspetta quella del M5S a guida Beppe Grillo. Nella Lega, partito ‘leninista’, non ci sono stati contraccolpi nel divorziare in quattro e quattr’otto dai sovranisti per accasarsi nel governo di ‘Supermario’. Qualche intoppo nel M5S dove il popolo ‘grillino’, che negli ultimi anni ha dovuto ingoiare rospi ora si ritrova Draghi, boccone che per molti di loro è assai indigesto.

Oggi i ‘grillini’ dovevano votare sulla piattaforma Rousseau ma Beppe Grillo, garante supremo, non ha voluto rischiare una bocciatura ed ha sospeso la democrazia in diretta. Fino a quando? A quanto risulta, interpretando anche le esternazioni di Beppe il Garante, fino a quando il premier incaricato non dirà qualcosina di piacevole per il M5S, che aquel punto chiamerà tutti i ‘grillini’ a votare a favore dell’esecutivo di ‘Supermario’ visto quanto hanno ottenuto. Ma che avranno ottenuto? Qualche impegno per avviare la ‘rivoluzione ecologica’, non parlare del Mes (ma chi ne parla più?) non mettere il reddito di cittadinanza nel cesto delle cose brutte. Parole.

Nessuno crede che il premier Mario Draghi, chiamato per salvare il Paese, possa star dietro alle richieste dei partiti, tutti, che si sono dimostrati incapaci e inconcludenti. Draghi andrà dritto per la sua strada e, come ha detto a tutta l’allegra compagnia politica, “ci vediamo in Parlamento”. E lì, pronto a scommettere, all’opposizione con Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ci sarà solo qualche parlamentare, quelli che hanno sempre sposato le grandi battaglie ideali e che provano fastidio solo a sentir parlare delle miserie quotidiane dei cittadini.

Draghi domani ascolterà anche tutto il mondo del volontariato e dell’associazionismo sociale e, stando a quanto si è saputo, in serata salirà dal Capo dello Stato per riferire e sciogliere la riserva. Facile pensare che si discuterà anche della lista dei ministri che la mattina dopo verrà resa pubblica. Sempre venerdì il giuramento del nuovo esecutivo che da quel momento sarà nella pienezza dei suoi poteri, e quindi potrà varare decreti urgenti come quelli attesi per spostare la prossima scadenza delle norme in vigore per contrastare la diffusione del covid. Poi si andrà in Parlamento per il voto di fiducia.

Salvo sorprese, lunedì Draghi illustrerà il suo programma al Senato, il giorno dopo alla Camera dei deputati. Nei partiti si vivono ore di ansia. Chi sarà ministro? Chi sparirà? Chiaro che dal momento dopo tutti dovranno attrezzarsi per rimanere al passo e non farsi superare dal nuovo corso politico. Nel Pd si spera che Draghi, visto il ‘no’ del M5S alla Lega, lasci fuori Salvini. Speranza vana: “Non hanno capito che noi rispondiamo all’appello del Presidente Mattarella– spiega un dirigente del Carroccio- noi entreremo nel Governo per salvare il Paese”. Ma non ci sarà Salvini, per la Lega è assai probabile che tocchi a Giancarlo Giorgetti, sponsor da sempre di ‘Supermario’ e dell’avvocata, stavolta non del popolo ma della  Lega, Giulia Bongiorno.

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