‘Ndrangheta, colpo alle cosche Serraino e Libri: 12 arresti

Nell'Operazione “Pedigree” impiegati circa 100 agenti
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REGGIO CALABRIA – Le indagini scaturire nell’operazione “Pedigree”, condotte dalla Squadra mobile di Reggio Calabria, sotto le direttive della Dda di Reggio Calabria, hanno portato oggi all’arresto di 12 persone, ritenute affiliati delle cosche reggine di ndrangheta Serraino e Libri. Le attivita’ criminali svolte, nel quartiere di San Sperato e nella frazione Gallina, nonche’ nel comune di Cardeto e a Gambarie d’Aspromonte, erano principalmente quelle nel settore delle estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti, anche attraverso l’imposizione di beni e servizi, nonche’ nell’impiego dei proventi delle attivita’ delittuose in esercizi commerciali attivi nel campo della ristorazione, bar e della vendita di frutta, che venivano intestati a sodali o a compiacenti prestanomi allo scopo di eludere il sequestro.

DA DETENUTO IL BOSS CONTINUAVA AD IMPARTIRE ORDINI ALLA COSCA 

L’inchiesta ha consentito di accertare il vertice della cosca Serraino, attualmente rappresentato da Maurizio Cortese, genero di Paolo Pitasi. Nel corso degli anni, secondo gli inquirenti, Maurizio Cortese, catturato da latitante nel 2017 dalla squadra mobile e dai carabinieri, ha acquisito una sempre maggiore importanza nell’ambito dei gruppi mafiosi, riuscendo a scalare le gerarchie della cosca Serraino. Cortese e’ riuscito a gestire dal carcere gli affari illeciti della cosca attraverso i colloqui con la moglie Stefania Pitasi e le comunicazioni epistolari con altri affiliati, e con l’utilizzo di un telefono cellulare introdotto abusivamente all’interno della struttura carceraria, rinvenuto nell’aprile del 2019 dalla polizia penitenziaria. Pur essendo detenuto, Cortese, risulta abbia continuato a svolgere le sue funzioni di capo cosca, impartendo direttive dal carcere per eseguire estorsioni, ordinare danneggiamenti di esercizi commerciali, imporre la fornitura di beni e per pianificare intestazioni fittizie di attivita’ commerciali. Sono stati inoltre acquisiti elementi che dimostrano come, nell’ottica della massimizzazione dei profitti estorsivi, Maurizio Cortese non abbia esitato ad ordinare la distruzione del bar di un affiliato al fine di avvantaggiarne un altro, operante nella stessa zona di Viale Calabria, dal quale avrebbe ottenuto maggiori prebende. L’episodio specifico e’ stato intercettato dalle telefonate tra i soggetti interessati.
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9 Luglio 2020
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