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RECENSIONE | A Venezia liberati ‘i mostri’ di Mainetti, ‘Freaks out’ osa e conquista

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Il film, storia di 4 saltimbanchi in fuga nella Roma sotto i bombardamenti del 1943, è in concorso alla Mostra del cinema di Venezia
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VENEZIA – Inseguimenti, esplosioni, ‘mostri’ dai superpoteri in stile ‘X-men’ e un cattivo tedesco, pianista e ‘cassandra del Terzo Reich’, a metà tra ‘lo Zingaro’ di ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’ e Inigo Montoya de ‘La storia fantastica’. E ancora la Capitale in guerra di Rossellini, con tanto di citazione di ‘Roma città aperta’ e un gruppo di partigiani sui generis. Potrebbe sembrare un minestrone indigesto, invece è un melting pot esplosivo, in cui ogni ingrediente contribuisce a insaporire il piatto finale. ‘A cucinare’ Gabriele Mainetti, che oggi alla Mostra del Cinema di Venezia ha portato ‘il suo piatto’. Si chiama ‘Freaks out‘ e ci sono volute ben 26 settimane di riprese e 14 milioni di euro per realizzare questo ‘Bastardi senza gloria all’italiana’ in chiave fantastica. Una dimostrazione che anche nel nostro Paese, se ci sono i soldi, si può osare e riuscire.

Protagonisti sono quattro saltimbanchi (interpretati da Claudio Santamaria, Aurora Giovinazzo, Pietro Castellitto, Giancarlo Martini), che vivono come fratelli nel circo di Israel (Giorgio Tirabassi). Quando quest’ultimo scompare misteriosamente i quattro freaks dovranno trovare la loro strada e sfuggire alle grinfie di qualcuno che, a conoscenza delle straordinarie capacità di ognuno di loro, vorrebbe utilizzarli per cambiare il corso della Storia. Sullo sfondo la Roma sotto i bombardamenti del 1943.

 Al centro della pellicola il confronto con il diverso e la riflessione su dove risieda ‘la normalità’.  “Ci divertiva l’idea di accostare il freak, che nella natura fisica ha qualcosa di unico, ai nazisti e vedere cosa succedeva. Davanti a un conflitto così grande è nato il film”, ha dichiarato Mainetti in conferenza stampa. “Volevamo raccontare dei mostri che agivano come uomini e degli uomini che agivano come mostri- ha spiegato ancora Nicola Guaglianone, sceneggiatore del film insieme a Mainetti, quest’ultimo anche coproduttore della pellicola- Non è un film di supereroi ma di uomini con superpoteri, questo forse lo rende un po’ più italiano”.

“C’è una commistione di generi nel film. I 4 freaks sono ‘un’armata Brancaleone’ con poteri soprannaturali, che però non sa come usarli”, ha spiegato oggi durante la presentazione del film al Lido Claudio Santamaria, che nella pellicola interpreta un uomo-lupo irascibile, acculturato e poliglotta, dal triste passato. Coperto di peli dalla testa ai piedi e irriconoscibile se non dagli occhi e dalla voce, il personaggio, ha raccontato l’attore, ha richiesto ogni giorno sessioni di trucco della durata di 4 ore e mezzo.

“È un film spettacolare che non scappa da questo. In Italia tentiamo sempre delle vie di fuga, ellissi, invece in questo caso sul copione c’era scritto che un forno esplodeva e davvero esplodeva. Dietro a questo spettacolo ci sono però le emozioni”, ha raccontato Pietro Castellitto, che nel film interpreta Cencio, un ragazzo albino capace di controllare gli insetti.

Nella pellicola anche un futuro evocato in cui il potere sarà degli smartphone. “L’iPhone è totalizzante, quando uno cerca qualcosa su questa biblioteca digitale infinita e, anche poco corretta, improvvisamente ti si apre una sequela di immagini nella testa che è quella che vede il personaggio del cattivo Franz davanti a sé. Hanno totalizzato la nostra vita e ci hanno portato in un’altra. Dobbiamo imparare a metterle insieme perché tornare indietro e’ impossibile”, ha dichiarato Mainetti, rispondendo a una domanda dell’agenzia Dire.

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