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Marcinelle, Mattarella: “L’emigrazione ha segnato la nostra identità e l’integrazione europea”

Le parole del Presidente della Repubblica in occasione del 66°anniversario della tragedia e della 21° Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo

Pubblicato:08-08-2022 17:51
Ultimo aggiornamento:08-08-2022 17:51
Canale: Politica
Autore:
marcinelle
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ROMA – “Rivolgo un commosso pensiero ai minatori che l’8 agosto 1956 perirono a Marcinelle. Quella tragedia costò la vita, tra gli altri, a 136 connazionali. Dal 2001 la ricorrenza è stata proclamata ‘Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo’ affinché, nel ricordo di quanto accaduto al Bois du Cazier, possa essere onorata la memoria di tutti gli italiani caduti sul lavoro all’estero”, così in una nota il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 66°anniversario della tragedia di Marcinelle e della 21° Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.
“L’emigrazione dei nostri connazionali e il sacrificio che questa ha comportato hanno segnato l’identità dell’Italia e anche lo stesso processo d’integrazione europea. Le dolorose esperienze dei lavoratori migranti, maturate nei decenni precedenti il Trattato di Maastricht, hanno sollecitato la promozione dei diritti dei lavoratori al livello europeo, contribuendo alla creazione di un’Europa coesa, solidale, fondata anche su un pilastro sociale. In questo spirito, rinnovo ai familiari delle vittime di quella tragedia e di tutti gli altri episodi che hanno tristemente coinvolto i nostri connazionali in altri contesti, i sentimenti di solidale partecipazione al loro dolore e, a tutti gli italiani che lavorano all’estero, le espressioni della riconoscenza della comunità nazionale”.

CASELLATI: DA SACRIFICIO ITALIANI RAFFORZAMENTO RADICI EUROPA

“Rivolgo il mio saluto e quello di tutto il Senato della Repubblica ai partecipanti alla commemorazione dell’anniversario della tragedia di Marcinelle. Il ricordo delle 262 vittime di quella terribile sciagura, di cui 136 connazionali, resta sempre vivo nella memoria individuale e collettiva. Le storie di questi lavoratori sono l’espressione della volontà di riscatto, del coraggio e della tenacia di intere famiglie che, nel secondo dopoguerra, lasciarono il loro paese d’origine per cercare un futuro migliore. Il loro sacrificio e la loro determinazione hanno dato un contributo fondamentale alla costruzione dell’Italia di oggi e al rafforzamento delle radici della stessa Unione Europea. Guardiamo dunque a quel passato doloroso con la consapevolezza che i vincoli di solidarietà tra persone e popoli, e un rinnovato sentimento di condivisione e reciproca fiducia, ci consentiranno di affrontare le sfide così complesse del nostro presente”. Il Presidente del Senato Elisabetta Casellati lo dice commemorando il 66mo anniversario della tragedia di Marcinelle.

MELONI: NON PARAGONARE MIGRANTI ITALIANI STRANIERI IN ITALIA

L’emigrazione italiana ha visto milioni di connazionali “non soltanto cercare fortuna lontano da casa, ma contribuire, da italiani, al progresso economico, sociale e culturale delle nazioni che li hanno accolti. Anche quando questo non avveniva in condizioni ottimali, come fu per i nostri minatori in Vallonia”. Tra la situazione nella quale avvenne la tragedia di Marcinelle, 66 anni fa, e quella odierna “non credo sia difficile notare come il quadro fosse radicalmente diverso da quello dell’attuale situazione dell’immigrazione verso l’Italia”. Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, lo scrive in una lettera pubblicata dal ‘Corriere della Sera’. Oggi, “accanto all’immigrazione regolare, fatta di milioni di stranieri che si sono integrati positivamente nella nostra società e che meritano il nostro apprezzamento- spiega Meloni- da anni conosciamo ingenti flussi di immigrati irregolari che i governi di sinistra (o ai quali la sinistra ha partecipato) non hanno mai saputo né voluto arginare, alimentando così un traffico inumano e un business inaccettabile, sostenuto da certe Ong ideologizzate e ben remunerati professionisti dell’accoglienza”.

Non solo, “una parte consistente di questi irregolari diventa manodopera per la criminalità organizzata, altri, certo, per caporali e pseudo-imprenditori senza scrupoli, che li utilizzano per rivedere al ribasso le condizioni sociali e salariali dei lavoratori italiani”, denuncia la presidente FdI. In tutto ciò “soltanto una minima parte è invece costituita da aventi diritto allo status di rifugiato, che naturalmente meritano la tutela prevista dalle Convenzioni internazionali”, lamenta Meloni. “La cosa più distante con la tragedia degli italiani che emigravano per lavorare nelle miniere belghe, è che molti degli immigrati irregolari di oggi, per lo più giovani maschi in età da lavoro, considerano l’accoglienza stessa come un diritto inalienabile da cui far discendere presunti diritti molto più materiali, che costano alle casse dello Stato italiano, per ogni straniero accolto, più di quanto ricevano di pensione molti nostri anziani”, stigmatizza la presidente FdI, “questa è la ragione per la quale ritengo che utilizzare la tragica ricorrenza di Marcinelle per comparazioni forzate e strumentali non sia un modo corretto né di ricordare gli italiani di ieri, né di affrontare il tema degli stranieri di oggi” rifuggendo quindi “una certa, interessata, retorica di parte”.

ZAIA: MONITO CHE RICORDA STORIA DELLA NOSTRA EMIGRAZIONE

“Quando parliamo di Marcinelle non possiamo dimenticare che i minatori in Belgio erano manodopera inviata in cambio di quintali di carbone per l’Italia: praticamente uomini barattati con materie prime, sulla base di precisi accordi. Quel giorno del 1956 il Veneto pagò quello scambio con cinque caduti. Li ricordiamo con affetto e riconoscenza perché sono il simbolo di un Veneto che, contrariamente a quello che qualcuno vuole far credere con scopi politici, ha conosciuto la povertà e il sacrificio e
non è insensibile alle difficoltà altrui”. Così il presidente del Veneto Luca Zaia interviene in occasione dell’anniversario della tragedia mineraria di Bois du Cazier, a Marcinelle, quando i veneti Giuseppe Corso da Montorio Veronese, Dino Dalla Vecchia da Sedico, Giuseppe Polese da Cimadolmo, Mario Piccin da Codognè, Guerrino Casanova da Montebelluna, persero la vita insieme ad altri 136 italiani, con un totale di 262 minatori deceduti.

“Erano lavoratori seri ed impegnati che affrontarono l’impossibile per garantire dignità alle loro famiglie. Come altre migliaia di Veneti, si fecero conoscere e rispettare perché nei Paesi dove giunsero non andarono a bighellonare o riempire le carceri. Lavorarono duramente, portando benessere e
sviluppo nel paese che li ospitava e in quello dove avevano lasciato affetti e radici”, rimarca Zaia. “Marcinelle è un simbolo che ci impone di tenere viva la memoria su questa tragedia. Un monito a non dimenticare tutta la storia della nostra emigrazione e, sulla strada di quello che è già un nostro preciso impegno, a garantire sempre maggior sicurezza nei luoghi di lavoro affinché nessuno debba più rischiare la vita nell’assicurare una vita dignitosa alla sua famiglia”, conclude Zaia.

CIAMBETTI: TRAGEDIA CHE NON PUÒ CADERE NELL’OBLIO

“Questa data, quell’evento drammatico al pari di altri che segnano la storia dell’emigrazione italiana non può cadere nell’oblio: è una storia dolorosa che non dobbiamo mai dimenticare, alla quale ogni scuola italiana nel corso dell’anno scolastico dovrebbe dedicare almeno una giornata di riflessione”, aggiunge il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti. “La tragedia di Marcinelle fu la terza per numero di vittime tra gli immigrati italiani all’estero dopo i disastri negli Stati Uniti di Monongah, nel 1907 con oltre 500 morti dei quali almeno 171 minatori italiani, e di Dawson, nel 1913 con 265 morti dei quali 146 italiani. In Italia, il più grande disastro minerario, fu quello della miniera di Arsia in Istria il 28 febbraio 1940 dove morirono 185 minatori”, continua Ciambetti. “Giustamente la miniera di Bois du Cazier a Marcinelle è stata inserita nella World Heritage List dell’Unesco come monito non solo per quanto avvenne l’8 agosto ma anche per le scandalose sentenze dei due processi aperti sul caso, che portarono nel 1964 solo alla condanna di un ingegnere a sei mesi con la condizionale”, ricorda poi il presidente dell’assemblea legislativa veneta.

“Voglio ricordare in questo 8 agosto gli oltre 140.000 italiani che nel decennio tra il 1946 e il 1956 emigrarono in Belgio per lavorare nelle miniere della Vallonia a seguito dell’accordo tra il Governo belga e quello italiano che si impegnava a mandare 2000 uomini a settimana, al massimo 35enni di buona costituzione e in perfetta salute, in cambio di 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore inviato”, prosegue Ciambetti che ricorda anche la storia del vicentino Angelo Galvan, dell’Altopiano dei Sette Comuni, che ogni giorno sino al 1988, quando morì di silicosi e di vecchiaia, ogni mattino suonava la campana della chiesa a Marcinelle in memoria dei minatori scomparsi e che l’8 agosto di ogni anno batteva 262 rintocchi, uno per ciascun minatore morto. Angelo Galvan, fu il primo a portare i soccorsi quell’8 agosto del 1956 guidando la sua squadra scesa nella miniera riuscendo a salvare nove minatori, tra i quali il veneziano Attilio Zanin. Assieme ad altri due vicentini, Ettore Bertinato di Montecchio Maggiore e Angelo Marchetto di Montebello, fu premiato dal Re Baldovino per il coraggio dimostrato in quel giorno drammatico: mettendo a rischio le loro vite, i tre minatori veneti non ebbero alcuna esitazione e credo che oggi il pensiero commosso di noi tutti deve andare anche a loro assieme agli 867 italiani morti nelle miniere belghe dal 1946 al 1963, su un totale di 1126 vittime. A loro, a tutti i nostri connazionali vittime di condizioni di lavoro incredibili, a quanti ancora oggi, e sono sempre troppi, muoiono sul lavoro, va il nostro pensiero sinceramente commosso”, conclude.

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2022-08-08T17:51:58+02:00