VIDEO | Coronavirus, Sip Sardegna: “Siamo pronti a una seconda ondata, ma abbiamo molta paura”

Osama Al Jamal, vicepresidente della Societa' italiana di pediatria (Sip) sezione Sardegna, nella diretta Dire Salute riflette sulla passata e futura gestione sarda della pediatria in tempi pandemici
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Dal lockdown alle vacanze italiane. La Sardegna tra accoglienza e sicurezza

L'Agenzia di stampa DIRE entra nei territori e fa luce su criticità e obiettivi di rilancio

Gepostet von Dire Salute am Mittwoch, 8. Juli 2020

ROMA – “È reale il rischio di nuovi focolai, basti vedere la cronaca dei giorni scorsi nella zona di Brindisi o in Veneto. Persiste il virus in diverse aree in Italia, dove l’incidenza dell’infezione e’ tuttora alta e preoccupante. Quindi c’e’ la possibilita’ che si riaccendano nuovi focolai in Sardegna, come in qualsiasi altra parte d’Italia”. Per la seconda ondata, dunque, “in un certo senso siamo pronti ma abbiamo molta paura. La preoccupazione del riaccendersi del virus e’ viva“. Parte da qui Osama Al Jamal, vicepresidente della Societa’ italiana di pediatria (Sip) sezione Sardegna, che nella diretta Dire Salute riflette sulla passata e futura gestione sarda della pediatria in tempi pandemici. 

La maggiore preoccupazione che affligge la pediatria dell’intero Stivale, infatti, riguarda proprio l’evidenza che “i bambini non si ammalano solo di Covid, anzi- ricorda il vicepresidente- in autunno si attendono per l’appunto patologie classiche: influenze, parainfluenza e cosi’ via. E la prassi ci indica che il caso sospetto di Covid e’ quello che presenta febbre, rinite, tosse o difficolta’ respiratoria”. Sintomi che si presentano “in diversissime patologie infantili ad eziologia varia e che sono sovrapponibili a quelli del Covid”. Percio’, se “sappiamo tutto questo, dobbiamo essere messi nelle condizioni ottimali affinche’ si eviti che i bambini vadano al pronto soccorso. Se non si puo’ praticare un tampone faringeo perche’ la Regione non lo riconosce come strumento- ribadisce il vicepresidente Sip Sardegna- allora sara’ molto difficile. La Regione deve impegnarsi nel fornirci tutti gli strumenti che ci permettono di distinguere un’infezione dall’altra” nella prossima fase autunnale.

Al Jamal, in ogni caso, porta con se un messaggio ben chiaro: durante la fase piu’ critica della pandemia da Covid-19 “la pediatria del territorio ha gestito tutto”. Come pediatri di famiglia, difatti, “ci siamo organizzati per interagire sia con i reparti ospedalieri che con il pronto soccorso pediatrico, per poter gestire prontamente lo stato di salute dei bambini”. Non e’ un caso che al “pronto soccorso pediatrico si siano ridotti sensibilmente gli accessi”, con percentuali che “sfiorano il 70-90% in meno”. Gli ingressi “sono stati limitati a quegli episodi di traumatismo o morsi di animali, perche’, stando a casa, sono comprensibilmente piu’ frequenti tutti i traumi domestici”.

Sulla gestione passata il pediatra aggiunge: “Nei mesi di marzo e aprile qui da noi sono nati circa 20 bambini e si e’ dovuto visitarli, verificarne l’accrescimento e lo sviluppo neuromotorio. Ci siamo operati in ambito di telemedicina, abbiamo subito attivato i teleconsulti dove era possibile e abbiamo organizzato gli accessi agli ambulatori solo su appuntamento, dopo un triage telefonico- continua Al Jamal- per accertarci dell’esenzione degli elementi di rischio di bambini e familiari”. Le misure di sicurezza sono sempre state rispettate: “Distanziamento tra una visita e l’altra e sala di attesa vuota”, assicura il pediatra. In Sardegna, conclude il vicepresidente regionale della Sip, “e’ stato fatto tutto il possibile sia negli ambulatori che negli ospedali, come nei reparti pediatrici”.

“SOLO 3 BIMBI POSITIVI, NON ABBASSARE LA GUARDIA”

La Sardegna e’ da sempre una delle mete turistiche piu’ ambite da italiani e stranieri e solo la scorsa estate si sono registrati 556 mila arrivi che hanno generato un milione e 200 mila presenze. Quest’anno le prenotazioni non decollano a causa dell’emergenza Covid-19, ma l’attenzione rimane alta per l’affluenza dei turisti, anche perche’ finora e’ tra le regioni meno colpite dal virus. “In Sardegna abbiamo in totale, alla data di ieri, 1.371 casi accertati dall’inzio dell’epidemia, numero relativamente esiguo. Non me la sento in ogni caso di dire che siamo fortunati di fronte a una tragedia del genere. La situazione pediatrica nazionale e’ di circa 5.000 casi, 2.000 per i bambini da 0 a 9 anni e 3.000 per la fascia d’eta’ da 9 a 19 anni, mentre i bambini accertati con tampone in Sardegna sono solamente 3, con 2 casi che risalgono al periodo antecedente al 21 marzo”. Osama Al Jamal, vicepresidente della Societa’ italiana di Pediatria (Sip) sezione Sardegna, nel corso della diretta Facebook di Dire Salute ‘Dal lockdown alle vacanze italiane. La Sardegna tra accoglienza e sicurezza’ traccia la fotografia a livello epidemiologico sull’isola.

I due bambini erano senza sintomi e non sono stati ricoverati– chiarisce subito lo specialista- ma in generale non ci sono stati bimbi in terapia intensiva. Attendiamo ora- prosegue il pediatra- uno studio, effettuato dal ministero della Sanita’ con la Croce Rossa e la collaborazione di medici e pediatri di famiglia, su un campione di 150.000 soggetti per valutare la sieropositivita’ e per vedere anche l’aspetto immunitario della popolazione. Inoltre, una casistica internazionale recentissima, una systematic review, che riguarda piu’ di 11 mila casi pediatrici, ci dice che solo nell’1,2% dei casi si e’ avuta una sintomatologia importante”. Con l’arrivo dei turisti il pediatra non nasconde “la possibilita’ di uno sviluppo di nuovi focalai in Sardegna, come in qualsiasi altra parte d’Italia. Per questo- consiglia- non bisogna abbassare la guardia, ma continuare a stare attenti e consapevoli. Occorre insistere ancora con le misure per la prevenzione del contagio di questa brutta malattia”. Sulla difficolta’, infine, di far rispettare il distanziamento sociale ai piccoli in spiaggia, il vicepresidente Sip Sardegna conclude: “È impossibile farlo rispettare ai bambini che giocano, cosi’ punterei sull’educazione e l’impegno di tutti per rispettare le regole. Ai bambini, in questo caso, si possono far indossare le maschere”.

VACCINO ANTINFLUENZALE,”DA REGIONE NO INDICAZIONI”

“Al momento non abbiamo ancora ricevuto dalla Regione indicazioni sulla somministrazione delle vaccinazioni antinfluenzali nell’anno in corso. Sicuramente ci saranno delle difficolta’, assisto 850 bambini nella fascia d’eta’ 0-14 anni – di cui 400 quelli da 0 a 6 anni – e per vaccinarne 250, ad esempio, ci vorra’ almeno un mese e mezzo“. Parla chiaro il presidente della sezione Sardegna della Societa’ italiana di pediatria (Sip). “Dobbiamo predisporre il vaccino e trovare un accordo con i pediatri di famiglia sulla modalita’ di somministrazione. Il vaccino- chiarisce il vicepresidente Sip Sardegna- non puo’ essere fatto per strada, ma in un ambiente che garantisca che in caso di reazione al vaccino si possa intervenire. Dobbiamo avere a disposizione l’adrenalina, il frigorifero e tutta una serie di strumenti che tutelano da eventuali rischi da vaccino“. 

La questione diventa cruciale anche in vista della riapertura della scuola, sebbene “in Sardegna siamo avvantaggiati dal fattore meteo: da noi l’autunno arriva in ritardo– chiarisce il pediatra- e fino ad ottobre abbiamo ancora temperature abbastanza alte, che consentono una bassa diffusione dei virus. Questo pero’ non significa che non dobbiamo lavorare in fretta per garantire di poter vaccinare in sicurezza e in tempi utili”.

CARENZA PEDIATRI, “RISCHIO PASSAGGIO BIMBI A MEDICI BASE”

 “La situazione nella pediatria del territorio e’ molto pericolosa. Il rischio e’ di far passare i bambini da 0 a 6 anni all’attenzione del medico di medicina generale, che perdono cosi’ l’opportunita’ di essere assistiti da uno specialista. La politica deve dare assolutamente delle risposte urgenti aumentando il numero dei posti di specializzazione in Pediatria”. E’ un vero e proprio monito quello lanciato da Osama Al Jamal intervistato nel corso della diretta Dire Salute ‘Dal lockdown alle vacanze italiane. La Sardegna tra accoglienza e sicurezza’. 

“Molte scuole di specializzazione sono state addirittura eliminate in base ai vari decreti governativi- continua il vicepresidente Sip Sardegna- bisogna rivedere il bisogno delle varie specializzazioni e predisporre di conseguenza il numero di posti nelle universita’”. Ma anche in termini contrattuali la situazione non e’ delle migliori. “Lavoriamo in base a un contratto del 2005, vecchio di 15 anni, che deve essere assolutamente rivisto e rimodulato sulle necessita’ e il bisogno di salute dei bambini di oggi. In Sardegna abbiamo 1 neonato ogni 1.000 abitanti, forse qualcosa di meno. Sono pochi i nostri bambini- sottolinea lo specialista- e a loro dobbiamo garantire un’assistenza adeguata che solo il pediatra puo’ offrire”. Infatti e’ proprio “la carenza dei pediatri in diverse zone della Sardegna che sta generando molti passaggi al medico di medicina generale- ripete Al Jamal- una situazione che causa anche costi elevati in termini di salute pubblica. Il medico di medicina generale puo’ gestire quello che e’ di sua competenza ma deve rivolgersi agli specialisti pediatri per altre questioni. Credo che non solo in Sardegna ma in tutta l’Italia bisognera’ favorire la specializzazione in Pediatria, per mettere a disposizione specialisti sul territorio e negli ospedali. Abbiamo bisogno di molti pediatri- conclude- la carenza e’ elevatissima”. 

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8 Luglio 2020
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