A Roma arriva ‘bin/art’: retrospettiva sulla computer art 1961-2001

L'esposizione temporanea ripercorre la storia dell’arte elettronica, presentando i lavori di alcuni pionieri della 'Computer Art'
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ROMA – Domenica a Roma apre ‘bin/art’, una retrospettiva sulla computer art 1961-2001. Un’esposizione temporanea che ripercorre la storia dell’arte digitale, presentando i lavori di alcuni pionieri in una retrospettiva che parte dai primissimi esperimenti degli anni 60, attraversa la rivoluzione dell’home computing degli anni 80, per approdare (quasi) al nostro tempo. L’esposizione è a cura del Museo interattivo di archeologia informatica (MIAI) di Cosenza e del Museo dell’Informatica funzionante (MusIF) di Palazzolo Acreide. In collaborazione con Av.A.Na. / CSOA Forte Prenestino e si terrà dal 13 al 30 Maggio al C.S.O.A. Forte Prenestino, in via Federico Delpino (Centocelle), a Roma, l’inaugurazione domenica alle ore 18:00. 






‘Bin/art’ ripercorre la storia dell’arte elettronica, presentando i lavori di alcuni pionieri della ‘Computer Art’ in una retrospettiva che parte dai primissimi esperimenti degli anni 60, attraversa la rivoluzione dell’home computing degli anni 80, per approdare (quasi) al nostro tempo. Tutte le opere sono funzionanti e a disposizione dei visitatori su sistemi e supporti d’epoca, oppure, nei pochi casi in cui questo non è stato possibile, in una loro reinterpretazione attualizzata. “Nato per risolvere problemi numerici, il calcolatore elettronico ha fedelmente servito e progressivamente alimentato l’ideologia di una società in cui tutto è quantificabile”, segnalano gli organizzatori. Rapporti sociali, economici, “si potrebbe dire le nostre stesse vite, vengono importati da una fitta rete di sensori, digitalizzati, organizzati, analizzati, elaborati da sofisticati software, trasformati in nuovi oggetti numerici che vengono trasferiti, importati e riprocessati in una continua, muta dialettica di ingressi e uscite”. Ma fin dall’inizio della nuova era digitale, “un impalpabile vento di futilità ha iniziato a serpeggiare tra i circuiti dei primi cervelli elettronici. All’inizio sembrava quasi una cosa innocente, un gioco”. 

“Lo stesso Alan Turing, padre dell’informatica teorica e creatore del primo calcolatore digitale elettronico programmabile, si dilettò ad esplorare le potenzialità di questa nuova macchina come strumento musicale. Nel 1951, il suo gigantesco computer emise i primi sgraziati suoni articolati”, ricordano gli organizzatori di ‘bin/art’, retrospettiva sulla computer art 1961-2001. Poco dopo, “e dappertutto, iniziò ad essere esplorata coscientemente la possibilità di inserire e di gestire all’interno della macchina elementi esterni, logiche oblique, quantità imponderabili, algoritmi onirici. In una parola, il caos”. 

Nella sempre più compiuta simbiosi uomo-macchina della modernità, “lo spazio interiore dell’uomo è stato colonizzato (anche) dall’algida logica binaria del calcolatore elettronico; al tempo stesso il più umano degli elementi, l’arte, ha invaso lo spazio digitale, mutando costantemente la natura dell’ordinateur”. Durante il periodo di permanenza della mostra, sono previste alcune serate a tema, con dibattiti, esposizioni giornaliere e/o musica. Negli orari di apertura è in funzione uno spazio informale/mini-pub all’interno della mostra.

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