Sit-in badanti davanti Prefettura di Napoli: “Troppi doveri, pochi diritti”

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"Non vogliamo essere schiave, ma lavorare con un contratto" afferma alla Dire Tetiana Gafina, una delle lavoratrici presenti in piazza del Plebiscito
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NAPOLI – Decine di persone si sono riunite davanti alla Prefettura di Napoli in un presidio convocato dalla Rete nazionale delle domestiche dell’Usb, in occasione dello sciopero generale indetto oggi dal sindacato di base. “Troppi doveri, pochi diritti” e “Permesso di soggiorno subito” sono alcuni degli slogan della manifestazione, che si è conclusa nel primo pomeriggio.

“Non vogliamo essere schiave, ma lavorare con un contratto” afferma alla Dire Tetiana Gafina, una delle lavoratrici presenti in piazza del Plebiscito. “Abbiamo partecipato alla sanatoria e stiamo aspettando le chiamate della Prefettura da anni”. Per le badanti essere regolarizzate non significa soltanto vedere riconosciuti i propri diritti di lavoratrici, ma anche poter riabbracciare i propri cari. Tetiana ci tiene a ricordare il dramma degli ‘orfani bianchi’ e racconta la sua storia personale: “Lavoravo in Italia già nel 2013, quando mia madre è morta, ma neanche in quell’occasione sono potuta andare in Russia, perché mi trovavo in una condizione di irregolarità e sapevo che non sarei potuta ritornare qui a lavorare. Mio figlio è cresciuto per dieci anni senza di me, anche lui è un vero e proprio ‘orfano bianco’. Tantissime donne hanno saputo della nascita dei loro nipoti senza mai poterli incontrare”.

 Oltre alla regolarizzazione, le badanti chiedono anche il riconoscimento del loro lavoro come usurante, e non solo fisicamente. Il riferimento, in particolare, è alla cosiddetta “sindrome d’Italia”: “abbiamo avuto casi di suicidi – spiega la rappresentante sindacale Svitlana Hryhorchuk, anche lei con un passato da badante -. Dopo anni chiuse in case altrui, spesso con malati di alzheimer, anche le collaboratrici iniziano ad avere problemi di salute mentale. Nei nostri Paesi gli ospedali per malati psichiatrici sono pieni di donne che hanno lavorato come badanti in Italia”. Un altro problema evidenziato dalla sindacalista è l’abuso di telecamere per sorvegliare le lavoratrici: “Abbiamo avuto segnalazioni di badanti che venivano filmate anche in bagno o nella loro stanza.
Per molte persone è stato difficile aderire allo ‘sciopero delle badanti’ – prosegue Hryhorchuk – e tanto più scendere in piazza, ma l’80% delle nostre circa 2.000 iscritte ha comunque manifestato, interrompendo l’attività lavorativa nelle case dove sono impiegate, o sensibilizzando anche attraverso i social i propri datori di lavoro, e richiamando l’attenzione sull’importanza del contratto collettivo nazionale”. Alla Prefettura le manifestanti hanno consegnato un documento per chiedere un tavolo istituzionale: se le regolarizzazioni, ferme da marzo scorso, non verranno sbloccate, le attiviste organizzeranno un nuovo sciopero allo scadere della zona rossa. Solidarietà alla manifestazione è stata espressa da alcune militanti del movimento “Non una di meno”, e da un gruppo di lavoratori socialmente utili (Lsu), mobilitatisi a Napoli nel corso della giornata

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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