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Il killer di Noemi Durini si ‘reinserisca’ e si converta dietro le sbarre

La ragazza venne picchiata, colpita con un coltello alla testa e messa sotto una montagna di pietre quando respirava ancora
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ROMA – Lucio Marzo, condannato a 18 anni e 8 mesi e da tre anni in carcere per aver sepolto viva la fidanzata Noemi Durini, chiede di ‘poter lavorare fuori’. La notizia corre sul web ed è la mamma di Noemi a rispondere: ‘Resti in carcere’ dichiara, ‘non si è mai pentito’. Ai tempi dell’assassinio, il 3 settembre 2017, il killer era minorenne. Noemi venne picchiata, colpita con un coltello alla testa e messa sotto una montagna di pietre quando respirava ancora, come confermato dall’autopsia. La sorella della giovane, Benedetta, dal suo profilo fb, reagisce con fermezza: “Sono indignata, tutto questo è veramente assurdo, inconcepibile. Dopo quello che ha commesso, in un modo disumano e crudele, nonostante abbia compiuto 18 anni due mesi dopo l’omicidio, è stato processato tramite procedimento minorile, perché durante il fatto era appunto minore. Il sistema giuridico nei confronti dei minori lo sappiamo bene che è molto più elastico” e aggiunge “Io non dimentico il suo sorriso beffardo fuori dalla Caserma dei carabinieri di Specchia, dopo aver confessato l’omicidio. Io non dimentico le sue risatine in tribunale, i suoi ghigni. Il suo sguardo. Io non dimentico le parole del giudice…E’ entrato nel carcere affermando ‘io sono quello che ha ucciso la ragazza’, con senso di orgoglio e supremazia nei confronti degli altri detenuti”. Ecco magari quest’assassino, miracolato dai suoi 17 anni e spicci, avrà la sua conversione sulla via di Damasco, chissà. Resta da capire se un percorso così difficile e tormentato come quello di una riabilitazione possa avvenire innanzitutto per tutti, e poi a tempi di record. Ma soprattutto perché ci sarebbe bisogno di andare a respirare fuori dal carcere il proprio pentimento o la propria nuova vita. Faccia il monaco detenuto e preghi per la propria anima. Lavori e si penta e scriva copiose pagine di pentimento che forse non avremo nemmeno voglia di leggere. Preghi per il mondo, i poveri, sia apostolo della sua nuova vita. Ma paghi i suoi pietosissimi 18 anni che sono niente, una beffa,  per una vita uccisa e cancellata in quel modo nazista. Ai giudici resti in mente che un’indulgenza di questa portata sarebbe un salvacondotto per la crudeltà e il vilipendio alla memoria di un’innocente porterebbe anche la loro firma. 

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