Salute, i dentisti: “Diabetici rischiano fino a tre volte di più la parodontite”

Sabrina Santaniello, presidente di Andi Roma, spiega che i soggetti diabetici di tipo I, II e IV hanno un rischio di ammalarsi 2/3 volte maggiore rispetto ai soggetti sani. E che l'odontoiatria può avere un ruolo importante nella lotta al diabete
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ROMA – “Il rapporto binario tra diabete e malattia parodontale, durante gli ultimi decenni, ha suscitato un approfondimento da parte della comunità scientifica delle ipotesi fisiopatologiche di tale associazione. Per parodontite intendiamo quel gruppo di patologie che portano alla distruzione irreversibile dei tessuti di sostegno del dente ed è ormai accertata la prevalenza delle parodontiti nei soggetti diabetici tipo I, tipo II e tipo IV. La parodontite è anche un’importante complicanza del diabete, con un rischio per il soggetto diabetico di ammalarsi di 2/3 volte maggiore rispetto ad un soggetto sano. Anche le donne durante la gravidanza, se affette da diabete, hanno un rischio di soffrire di parodontopatia 10 volte superiore rispetto a chi mantiene normali livelli glicemici”. A spiegarlo è la presidente di Andi (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) Roma, Sabrina Santaniello, nel corso di un’intervista rilasciata alla Dire.

TERAPIA PARODONTALE E IGIENE ORALE PER CONTROLLARE LA GLICEMIA

“Il meccanismo attraverso il quale il diabete favorisce l’insorgenza delle parodontiti non è ancora perfettamente chiaro – prosegue Santaniello – tuttavia un ruolo chiave sembrerebbe essere giocato da principi attivi prodotti dal tessuto adiposo e l’insulino resistenza ad esso correlata. Infine, evidenze scientifiche dimostrano che i soggetti diabetici non compensati sono i più suscettibili ad ammalarsi di parodontite, in quanto il diabete ne altera le difese immunitarie e la risposta infiammatoria con una produzione elevata di citochine, modificata omeostasi del collagene e della modalità di guarigione dei tessuti conseguente alle alterazioni vascolari. È anche acclarato che la terapia parodontale e la corretta igiene orale, non solo determinano il miglioramento della situazione orale soprattutto nel soggetto diabetico, ma contribuiscono anche al raggiungimento di un miglior controllo della glicemia“.

IL RUOLO DELL’ODONTOIATRIA NEL CONTRASTO AL DIABETE

Grande importanza, inoltre è da attribuire “agli stili di vita, alle abitudini voluttuarie (principalmente fumo e alcol) che determinano un peggioramento dello stato di salute generale del paziente – sottolinea la presidente di Andi Roma – aumentando così il rischio di sviluppo di parodontopatie che, nel soggetto diabetico, decorrono in modo più grave e repentino”. Sulla base di queste considerazioni, dunque, appare “evidente che l’odontoiatra possa svolgere un ruolo importante, non solo nella tutela della salute orale del soggetto diabetico, ma anche nella collaborazione sul counseling per la promozione di stili di vita appropriati e nella diagnosi di diabete nel soggetto non consapevole della propria malattia“, conclude Santaniello.

“VACCINO FONDAMENTALE PER I DENTISTI, NOI ESPOSTI AD ALTO RISCHIO”

“Gli odontoiatri liberi professionisti da sempre, durante il loro lavoro negli studi, seguono rigorose misure di prevenzione dalle infezioni crociate, misure necessarie per proteggere pazienti e operatori. Sin dall’inizio i dentisti hanno affrontato la pandemia e le conseguenze economiche avendo come obiettivo primario la sicurezza del paziente. Dall’acquisto dei dispositivi di protezione individuale, al rafforzamento delle misure di igiene e disinfezione, i dentisti hanno adottato nuovi protocolli per gli accessi agli studi, per le aree di attesa e per le procedure odontoiatriche attuando misure specifiche per la nuova emergenza sanitaria SARS- CoV-2, rendendo questi spazi ancora più sicuri”. Così la presidente di Andi Roma, Sabrina Santaniello, interpellata sul tema nel corso di un’intervista rilasciata alla Dire.

“Appena è stata aperta la campagna vaccinale – prosegue Santaniello – gli odontoiatri hanno chiesto a gran voce di essere inclusi nelle liste di vaccinazione prioritaria, insieme al loro personale di studio. Gli studi sono sempre stati luoghi sicuri per i pazienti, ma vaccinare gli odontoiatri celermente era fondamentale in quanto i dentisti e i loro dipendenti sono da sempre e, oggi più che mai, esposti ad alto rischio biologico, proprio per le caratteristiche intrinseche di svolgimento del lavoro che non permettono un sufficiente distanziamento sociale e, pertanto, aumenta la probabilità di venire in contatto con fonti di contagio, dal momento che durante la cura i pazienti non indossano dispositivi di protezione individuale”.
Recenti studi hanno dimostrato che “in ogni caso, l’utilizzo corretto dei dispositivi di protezione individuale consente di ridurre ulteriormente il rischio di contagio. Nonostante la vaccinazione, infatti, la nostra categoria non può abbassare la guardia alla luce delle varianti del virus e dell’ancora insufficiente letteratura scientifica sul comportamento del virus”, conclude Santaniello.

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