VIDEO | ‘Spingersi oltre’, la campagna social Msd su diabete di tipo 2

Presentata la campagna informativa per pazienti e familiari
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ROMA – Sono più di 3 milioni i diabetici in Italia secondo un’indagine Istat del 2016, ma circa un milione non lo sa, contro i 400 milioni in tutto il mondo: in Italia il 24% dei malati non esegue alcun esame in laboratorio e il 31% nessuna visita specialistica, causando nel 2014 (dati Istat) 74 mila decessi come concausa di morte. Tra i fattori determinanti anche una scarsa o sbagliata informazione sulla malattia, soprattutto via Internet dove il 57% degli italiani cerca risposte scavalcando il medico. Per questo, MSD Italia, multinazionale farmaceutica, ha lanciato oggi la campagna ‘#Spingersioltre’, attiva sui canali Facebook, Instagram e Twitter ‘MSD Salute’, con l’obiettivo di accompagnare i pazienti e i loro familiari per un intero anno con notizie, consigli e informazioni sulla prevenzione e gestione del diabete a 360 gradi, attraverso un linguaggio semplice ma scientificamente valido.

FREDDI (MSD): “È IMPORTANTE FORNIRE UN’INFORMAZIONE SCIENTIFICA E CORRETTA”

“Per una persona con diabete e per i suoi familiari, una corretta informazione è un ‘bisogno di salute’. Abbiamo raccolto la sfida di fornire un’informazione scientifica e corretta, con un linguaggio adatto ai social e facilmente alla portata di tutti perché riteniamo che sia un gesto di responsabilità sociale- spiega Goffredo Freddi, Executive director Policy and Comunication di MSD Italia durante la presentazione della campagna a Roma. “Per noi ‘Spingersi Oltre’ significa migliorarsi per migliorare la vita delle persone. Significa non accontentarsi e volere sempre più salute per le persone”.

BONORA (UNIVR): “SU DIABETE SERVE GIUSTA INFORMAZIONE”

La campagna, che riguarda nello specifico il diabete di tipo 2, vuole sorpassare la considerazione del diabete come malattia legata solo al controllo della glicata, puntando luce sugli aspetti dell’obesità, della pressione arteriosa, la necessità di un maggiore rapporto con il proprio medico e un informazione corretta. “Abbiamo il dovere di dare delle corrette informazioni e non possiamo non tenere conto di questa nuova forma di comunicazione. Il che non significa ovviamente sostituire la visita medica con un post social ma aiutare il paziente ad essere più consapevole- sottolinea Enzo Bonora, professore ordinario di Endicronologia dell’Università di Verona. Fondamentale però è che che nel momento in cui si divulga con i social vi sia un linguaggio comune e che i vari concetti vengano espressi coerentemente con quanto dimostrato dalla scienza, altrimenti non si fa altro che aumentare il livello di confusione in chi legge”.

FRONTONI (TOR VERGATA): “POTENZIARE DIAGNOSI PRECOCE”

Tra le informazioni più importanti, l’importanza di una diagnosi precoce del diabete di tipo2, al fine di un migliore approccio medico, che oggi non si basa più sulla sola possibilità di somministrazione delle tradizionali sulfaniluree, metformina e insulina ma anche sui nuovi inibitori SGLT2, tra cui l’Ertuglifozin che “rappresenta un’arma in più per noi diabetologi, una molecola potente e selettiva che ha alle spalle un numero ampio di studi registrativi e in corso. Questa classe ci permette di affrontare a 360 gradi le esigenze del paziente diabetico che, non solo deve raggiungere e mantenere un buon target glicemico, ma deve anche perdere peso e ridurre la pressione arteriosa”, spiega Simona Frontoni, professore associato presso l’università Tor Vergata e direttore U.O.C. Endicronologia e Diabetologia dell’Ospedale Fatebnefratelli Isola Tiberina di Roma.

LA PERSONALIZZAZIONE DEI TRATTAMENTI

Fondamentale anche la personalizzazione dei trattamenti terapeutici, perché i pazienti diabetici non sono tutti uguali, sia per età che per patologie correlate, per questo i “pazienti chiedono consigli a 360 gradi, perché il diabete è qualcosa che riempie la vita di una persona in tutti i suoi aspetti- conclude Domenico Mannino, direttore U.O.C. Diabetologia e Endicronologia dell ‘Ospedale Morelli’ di Reggio Calabria -. E’ un’alleanza, quella tra paziente e diabetologo sempre più importante e di questo dobbiamo tenerne conto. Un paziente informato, però, è un paziente consapevole, il primo alleato nella lotta alla malattia”.

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