Malala accusa Aung San Suu Kyi: “Deve condannare le violenze sui Rohingya “

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I militari hanno bombardato villaggi, incuranti della popolazione civile. Oltre 400 i morti e oltre 27mila persone costrette a lasciare il Paese
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ROMA – Solo una premio Nobel per la Pace può permettersi di “bacchettare” una sua omologa: è accaduto stamani, quando Malala Yousafzai, giovane pakistana che per il suo impegno nell’educazione femminile ha subito un agguato quasi letale da parte dei talebani, ha criticato Aung San Suu Kyi in merito alle violenze che la minoranza dei Rohingya sta subendo in Myanmar.

“Negli ultimi anni non ho mai smesso di condannare il trattamento vergognoso di cui i Rohingya sono vittima. Aspetto dalla mia collega Aung San Suu Kyi che faccia lo stesso“, ha scritto Malala sul suo profilo Twitter.

“Ogni volta che vedo i telegiornali mi si spezza il cuore davanti alle sofferenze che questi musulmani patiscono in Myanmar”. Dalla fine di agosto sono ripresi gli scontri tra l’esercito e il gruppo armato Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa) nello Stato di Rakhine.

I militari hanno bombardato villaggi, incuranti della popolazione civile. Oltre 400 i morti secondo stime dell’esercito, e oltre 27mila persone costrette a lasciare il Paese, come riferiscono dalle Nazioni Unite.

Ma la prima consigliere di Stato e leader di fatto del Myanmar è restata silenziosa di fronte a queste vicende, attirandosi numerose critiche da parte della comunità internazionale. Oggi l’incontro col ministro degli Esteri indonesiano Retno Marsudi, giunto in Myanmar per cercare di realizzare l’appello lanciato dal suo presidente, Joko Widodo, il giorno prima: “La violenza e la crisi umanitaria devono cessare immediatamente”.

L’annuncio del viaggio era stato preceduto dal lancio di una molotov contro la sede dell’ambasciata birmana a Jakarta, che fortunatamente non aveva causato alcun ferito.

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