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Confartigianato pressa la Regione Sardegna per rifinanziare la legge 949

artigianato sardegna
Nel trimestre gennaio-febbraio-marzo 2021, il comparto ha registrato 666 nuove aperture contro 638 chiusure, ma i fondi a disposizione sono ormai esauriti
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CAGLIARI – Rifinanziare la legge 949 del 1952 con 25 milioni di euro, per supportare concretamente le imprese artigiane della Sardegna “che vogliono investire, crescere e uscire dalla crisi”. Questa la richiesta di Confartigianato imprese Sardegna, in vista del prossimo assestamento di Bilancio, ribadita alla giunta e al Consiglio regionale dopo gli incontri nei giorni scorsi con gli assessori regionali Giuseppe Fasolino (Bilancio) e Gianni Chessa (Turismo), e con una rappresentanza di consiglieri. “La legge 949 rappresenta il principale strumento finanziario artigiano per la nostra isola- ricordano Antonio Matzutzi e Daniele Serra, presidente e segretario di Confartigianato imprese Sardegna-. Grazie alla sua snellezza burocratica, al fondo perduto fino al 40% e all’abbattimento dei costi di interesse, è diventato sinonimo di crescita delle piccole realtà imprenditoriali. Ma, rifinanziata un anno fa su nostra proposta, dopo soli nove mesi ha praticamente esaurito i fondi a disposizione”.

Secondo un monitoraggio effettuato pochi giorni fa dall’associazione artigiana, tra settembre 2020 e aprile 2021, sono stati impegnati quasi tutti i 15 milioni di euro messi a disposizione lo scorso anno, risorse che hanno soddisfatto le richieste di crescita di oltre 1.200 imprese: “Questo circuito virtuoso ha messo in moto un meccanismo di moltiplicazione, attraverso il quale ogni euro messo a disposizione dalla legge ha generato 2,5 euro– spiegano Matzutzi e Serra-. Investimenti che sono andati a spalmarsi sui territori e sulle altre categorie produttive e di servizi”.

Insomma un’opportunità da cogliere, spiegano i vertici di Confartigianato imprese, anche alla luce degli ultimi dati sul sistema artigiano dell’isola, “che confermano come il tessuto imprenditoriale artigiano non sia distante da una auspicata ripartenza post crisi: nel trimestre gennaio-febbraio-marzo 2021, il comparto ha registrato 666 nuove aperture contro 638 chiusure– sottolineano Matzutzi e Serra- facendo segnare un insperato saldo positivo di 28 realtà e portando le imprese a un totale di 34.253. Nel 2020, quando la pandemia era all’inizio, venivano registrate 543 nuove attività e ben 902 cessazioni, per un bilancio negativo di -359″.

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