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Chef Rubio e Erri De Luca tornano a Casetta Rossa dopo 3.000 ‘pasti sospesi’

E' il primo compleanno del progetto che ha distribuito pasti 'sospesi' ai migranti accolti da Baobab Experience
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ROMA – Un anno di ‘pasto sospeso’. Un anno in cui sono stati distribuiti 3000 pasti ai migranti accolti da Baobab Experience e a tutte le persone del territorio che affrontano difficoltà e che hanno trovato nella Casetta Rossa un nodo solidale a loro vicino. Nato lo scorso febbraio dalla collaborazione tra la Casetta Rossa, la Fondazione Erri De Luca e Chef Rubio, il pasto sospeso consiste nella possibilità di offrire uno o più pasti, ognuno del valore di 5 euro, a chi vive in difficoltà economiche.

Il progetto riprende la tradizione del ‘Caffè Sospeso’ dei bar di Napoli che consentiva di offrire un caffè a chi non poteva permettersi di pagarlo e, in tempi di crisi economica, si trasforma nel dono di un vero e proprio pasto con l’obiettivo di contribuire a migliorare le condizioni di vita delle migliaia di persone che attraversano Roma o che in città vivono in situazioni di disagio.

Un evento per scoprire come la lotta al disagio e alla povertà passi per la condivisione, l’inclusione e ‘la buona tavola’. Una giornata in compagnia di chi, ogni giorno, lavora per abbattere le barriere dell’esclusione e fa della propria notorietà uno strumento per diffondere i valori dell’integrazione, del rispetto e dei diritti.

Per questo primo compleanno Erri De Luca e Chef Rubio tornano alla Casetta Rossa: un momento per fare un bilancio e per vedere nuovamente lo scrittore e il cuoco assieme ai fornelli. Assieme a loro anche Lorenzo Leonetti del Grandma Bistrot e i suoi ragazzi del corso di gastronomia del Cies Onlus.

Il menù? Una zuppa di legumi propria della tradizione mediterranea, e una pasta corta con carota, sedano, cipolla, aglio e basilico, uno sfizio chiamato ‘il sugo senza fuoco‘ e un secondo di carne.

Questo è un progetto che da Roma si è poi internazionalizzato, proprio grazie all’impegno dello scrittore e dello Chef che lo hanno portato il primo negli Usa e in Francia attraverso i suoi racconti e il secondo in Medio Oriente in occasione dell’inaugurazione di un locale di ristorazione italiana a Dubai che lo ha adottato come prassi di solidarietà made in Italy, inserendolo nel registro di cassa alla voce ‘Pasto Sospeso’.

L’iniziativa prosegue con successo. “Un bilancio positivo! Posso darvi qualche dato che però non racchiude la nostra felicità. I pasti donati sono stati circa 3300 a fronte di circa 1000 donazioni in meno, dal punto di vista economico sta andando bene, ma potremmo fare meglio”, ha dichiarato Maya Vetri di Casetta Rossa. “Il compleanno è anche per rilanciare un po’ questa iniziativa– ha aggiunto-. Offriamo settimanalmente pasti a circa 100 persone del Baobab e in più ci sono persone del territorio, famiglie principalmente, che usufruiscono del ‘pasto sospeso’ solitamente a pranzo durante la settimana. Noi puntiamo a diffondere il più possibile questo progetto, vorremmo fare in modo che questo diventi un luogo di accoglienza, infatti, oltre il pasto sospeso organizziamo diversi attività volte all’inclusione sociale. Noi vogliamo essere un luogo dell’accoglienza a tutto tondo dal pasto sospeso alle attività, c’è un corso di italiano attivo tutti i giorni per stranieri gestito da volontari che non fanno solo lezione, ma gli fanno conoscere anche questa città, e questo è fondamentale perché per noi l’accoglienza significa anche scambio e diffusione dell’identità promuovendo la cosiddetta integrazione”.

“Ormai da due anni va avanti questo corso di gastronomia del Cies che ha formato fino adesso 60 ragazzi con un ottimo risultato. Siamo intorno al 40% di inserimenti effettivi dei ragazzi che vengono inquadrati come tirocinanti per poi essere seguiti fino a quando non realizzano il loro sogno rimanendo indipendenti al mondo del lavoro”, ha spiegato Lorenzo Leonetti, Grandma Bistrot.

“A Casetta Rossa oggi collaboriamo perché quello che ci sembra giusto- ha concluso- è questa condivisione dei valori di comunità territoriale, questo è un luogo che decide di aprirsi a tutta la comunità del territorio e di ricevere e donare per fare in modo che chi poi riceverà questo pasto si sentirà in grado di riceverlo con dignità”.

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