VIDEO | Dissesto idrogeologico, come uscire dalla logica dell’emergenza: Anbi incontra il sottosegretario Morassut

Morassut: "La nostra intenzione è quella di produrre un decreto“
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ROMA – Nella gestione dell’idraulicità del fragile territorio italiano, nel fronteggiare il dissesto idrogeologico e nel garantire alla colture ad alto valore aggiunto l’irrigazione, è ora di uscire dalla logica dell’emergenza e passare alla programmazione degli interventi, “nell’interesse complessivo del Paese”. Massimo Gargano, direttore generale dell’Anbi, lo dice nell’ambito di un incontro con Roberto Morassut, sottosegretario all’Ambiente, nella sede dell’agenzia Dire a Roma. Per quel che riguarda “la dichiarazione dello stato di calamità, la Protezione civile ci dice che costa 7 miliardi l’anno in termini di danni e ne rimborsiamo meno del 10%, è evidente- sottolinea Gargano- che non è questa la cultura che risolve le questioni”.

Infatti, “noi degli 8 miliardi di metri cubi di acqua che non tratteniamo rispetto ai 300 che cadono, ai 53 che potremmo utilizzare, ai 45 che in effetti utilizziamo, se riuscissimo ad aumentare l’acqua trattenuta, elimineremmo la dichiarazione dello stato di calamità per sempre- segnala il dg Anbi- non esporremmo l’impresa agricola all’incapacità di programmare e le istituzioni alla necessità di dichiarare inutili stati di calamità”. 

Ciò detto, prosegue Massimo Gargano, direttore generale dell’Anbi, “non voglio che l’Anbi sia percepita come soggetto esclusivamente agricolo, siamo ‘anche’ soggetti agricoli, ma un ettaro di terra dove si coltiva grano produce al massimo 8 giornate lavorative l’anno, un ettaro irriguo e orticolo ne produce 250, con colture ad alto valore aggiunto come la vite e l’ulivo, o tutta la frutta”. Quindi, “la sfida è tenere più acqua sul territorio, far stare più sicuri i cittadini, irrigare di più i campi che oggi non possiamo coltivare come vorremmo, nell’interesse complessivo del Paese”, conclude Gargano.

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DISSESTO IDROGEOLOGICO, MORASSUT: “ARRIVA DL, PRIMA O SUBITO DOPO PASQUA”

Sul dissesto idrogeologico, a fronte di diversi provvedimenti stratificatisi negli anni che alla fine hanno complicato le cose più che risolverle, “la nostra intenzione è quella di produrre un decreto“, perché “non c’è niente di più urgente e necessario” di un intervento su un tema che mette a vario titolo a rischio 9 Comuni italiani. Un decreto che arriverà in Parlamento “il prima possibile, possibilmente prima di Pasqua o subito dopo”. Roberto Morassut, sottosegretario all’Ambiente, lo dice nell’ambito di un incontro con l’Anbi, l’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni, nella sede dell’agenzia Dire a Roma.

“Il dissesto è un tema particolarmente italiano, siamo un Paese fragile, più di altre Nazioni europee e altri Paesi in generale”, spiega Morassut, “per affrontare il tema negli ultimi anni si sono sovrapposti vari tentativi, che però hanno prodotto una stratificazione di competenze e non una semplificazione. Tutti tentativi, ognuno con un suo perché, che però si sono sovrapposti e la procedura è diventata molto complessa, tanto che oggi le Regioni riescono a spendere e a rendere efficaci circa il 20-25% delle risorse messe a loro disposizione attraverso i fondi sviluppo e coesione od ordinari”. Ciò detto, “la nostra intenzione è quella di produrre un decreto, perché non c’è niente di più urgente e necessario, come prevede la normativa, di un decreto che arriva rapidamente all’attenzione del Parlamento e che nei tempi di conversione sia già operativo”. 

“In questo decreto, che vorremmo portare all’attenzione delle Camere il prima possibile, possibilmente prima di Pasqua o subito dopo, si tratta di incrociare due aspetti”, spiega Roberto Morassut, sottosegretario all’Ambiente. Un aspetto “è di lettura del bisogno e dell’emergenza- dice- perché oggi le priorità vengono selezionate attraverso l’iniziativa delle Regioni, che le assemblano presso il ministero e prima presso la presidenza del Consiglio il ‘Rendis’, il registro nazionale del dissesto, il cruscotto dell’emergenza e del bisogno, ma questa segnalazione avviene prevalentemente per via amministrativa”. In altre parole, “le Regioni mandano quello che è cantierabile o che è stato ‘sponsorizzato’ da un Comune più capace di un altro- spiega il sottosegretario- Noi, invece, abbiamo bisogno di una lettura scientifica, che si ottiene incrociando i dati della lettura spaziale del satellite, appositamente attrezzato e preparato, e la lettura da terra, ottenuta implementando l’inventario frane dell’Ispra e utilizzando compagnie importanti come ad esempio Terna, che attraverso la rete degli elettrodotti può aiutarci con il Gse a leggere meglio le cose”.

Poi, oltre a ciò, sottolinea Morassut, “serve un grande rapporto con la realtà, e con Anbi abbiamo un rapporto di costante interlocuzione, perché l’esperienza concreta dei soggetti di rete che stanno sul territorio può essere per questo decreto molto importante”. Oltre a ciò “vogliamo migliorare i meccanismi di spesa e velocizzare le modalità di rendicontazione– conclude il sottosegretario- per fare un modo che quando le Regioni hanno i soldi li possano spendere rapidamente e rendicontare altrettando velocemente al ministero su come sono stati spesi”. Le parole del sottosegretario vengono accolte con favore da Massimo Gargano, direttore generale Anbi. “Spesso abbiamo rimproverato alla politica i tempi lunghi, un delta enorme tra pensare e agire, oggi sento con grandissimo piacere che il delta si annulla, siamo in tempi oggettivamente reali”.

Un’accelerazione sul tema del dissesto idrogeologico rappresenterebbe “una cosa utile al Paese, all’economia e all’occupazione, complimenti a chi se ne fa carico”, dice Gargano. Come Anbi “mettiamo a disposizione il patrimonio progettuale dei nostri operai e uffici tecnici che stanno sul territorio e ne conoscono le criticità, le evidenziano e riescono a tradurle in patrimonio progettuale”, dice il direttore generale dell’associazione, “un patrimonio esecutivo, immediatamente disponibile per rispondere alla situazione di emergenza”.

GARGANO (ANBI): “INVASI IDRICI COME ACCUMULI, NOI CI SIAMO”

Il tema degli invasi idrici non solo come risposta alla gestione delle riserve e dell’idraulicità dei territori ma anche nell’ottica di un servizio al sistema elettrico in transizione con un massiccio apporto delle rinnovabili, per loro natura solo parzialmente programmabili. Questo un altro argomento al centro dell’incontro tra Massimo Gargano e Roberto Morassut, sottosegretario all’Ambiente, nella sede dell’agenzia Dire a Roma. “L’Italia è un Paese di frontiera nel bacino mediterraneo rispetto a cambiamenti climatici”, dice Gargano, “la nuova Pac (Politica agricola comune dell’Unione europea, ndr) sarà un tema decisivo, sarà sempre più lontana dall’essere un aiuto diretto agli agricoltori e più vicina ad essere uno strumento a loro disposizione”. Per quel che riguarda il Piano invasi dell’Anbi, “o gli amici elettrici fanno grandi batterie o noi abbiamo l’idroelettrico, e ogni nostro bacino puo’ diventare di fatto una batteria- spiega Gargano- su questo stiamo ragionando con Terna e Enel, abbiamo sottoscritto un protocollo di intesa alla fine dello scorso anno e il nostro piano invasi va anche nella direzione di sviluppare con loro soluzioni”. Intanto “noi siamo già al lavoro, un lavoro composto di fatti concreti”, dice il direttore generale Anbi, “ogni bacino diventi una batteria mantenendo il rispetto sugli usi della risorsa idrica, ma con una capacità di tenere insieme diversi usi”, un piano che “sta esattamente dentro il Green new deal europeo e la nuova Pac, una capacità da cogliere con capacità esecutiva, con opportunità che emergono e che sono assolutamente utili al Paese”.

MORASSUT: “IN COLLEGATO AMBIENTALE ANCHE TEMA INVASI E SUOLO”

Di fronte a un’Italia che deve affrontare sempre prima la siccità, con il tema degli invasi da gestire e soprattutto riempire, alcune risposte arriveranno nel Collegato ambientale. Lo dichiara Roberto Morassut, sottosegretario all’Ambiente. Quello degli invasi è “un altro aspetto delle materie che stiamo esaminando in vista del Collegato ambientale, nell’ambito delle politiche di intervento sul clima, tassello di una politica europea” sotto l’ombrello del Green new deal Ue, spiega Morassut.

“Il Collegato sarà la traduzione nelle nostre intenzioni del Green new deal Ue, vediamo quali sono le risorse vere e quali le linee di intervento, e su quello stiamo costruendo il Collegato ambientale”, senza dimenticare la necessità di aggiornare il Piano nazionale integrato energia e clima alla luce della nuova roadmap europea della Commissione von der Leyen. “Il tema invasi è strettamente collegato al tema dei cambiamenti climatici”, spiega Morassut, e ad esso si affianca “il tema dell’intervento sulle aste fluviali e i bacini idrici”. In questo ambito “va rivisto e valorizzato il ruolo delle Autorità di bacino- avverte il sottosegretario- questo è uno dei problemi che crea difficoltà, i piani di assetto dei bacini quanto vengono rispettati dai Comuni che hanno la potestà della pianificazione urbana?”.

“Il Piano di assetto delle Autorità di bacino da linee e prescrizioni che sono indicative, da delle linee entro le quali i Comuni si devono contenere, ma non sempre questi sono in grado di rispettare quelle direttive”, prosegue Roberto Morassut, sottosegretario all’Ambiente. Quindi, “c’è bisogno di fare interventi normativi nel Collegato anche sul consumo di suolo”, avverte. Ad esempio “per contenere l’espansione” del consumo di suolo si dovrà “portare le convenienze del mercato edilizio solo sull’esistente, il che si ottiene solo mettendo sul piano un compromesso sociale tra qualità e oneri”. E allora verificandosi “più qualità sull’efficienza energetica, sui materiali, sul contenimento consumo suolo, sulla desigillazione di parti importanti del territorio, su servizi anche di carattere sociale”, ecco che “più si abbatte la pressione fiscale”, con “un effetto benefico sulle matrici ambientali, in primo luogo sull’acqua”. Ciò detto, “il tempo non è molto, i criteri di lettura sull’emergenza climatica in atto ci portano ad assumere decisioni nette e radicali, in particolare per le città, tema principale come le emissioni e l’impatto sul suolo”, e anche per questo, conclude Morassut, “nel Collegato vorremmo introdurre norme di principio che possano essere per le Regioni il gancio per una legislazione più adeguata”.

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