Clima, Anbi: “Serve piano nazionale per fronteggiare i cambiamenti. E porterebbe 50 mila posti di lavoro”

I danni delle alluvioni costano 2,5 miliardi all'anno. E la siccità nel 2017 ne ha costata 5. Per il presidente di Anbi, l'associazione dei Consorzi di bonifica, bisogna correre ai ripari
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ROMA – “Un piano nazionale di adattamento dei territori ai cambiamenti climatici consentirebbe oltre 50mila nuovi posti di lavoro, contribuendo a colmare il divario tra Nord e Sud del Paese”. Lo dice il Presidente di Anbi, Francesco Vincenzi, in apertura dell’annuale Assemblea Nazionale dei Consorzi di bonifica, in corso di svolgimento a Roma.

“Il paradosso di un Paese oggetto sia di rischio idrogeologico che di rischio siccità costa all’Italia, in media, 2,5 miliardi di euro all’anno; nel 2017, la sola siccità causò danni diretti ed indiretti per circa 5 miliardi di euro. Occorre, pertanto, agire al fine di contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, attivandosi preventivamente contro le alluvioni, ma anche per conservare, tutelare l’acqua e la sua qualità, in quanto risorsa fondamentale per il nostro Paese”, aggiunge.

“LE ALLUVIONI CAUSANO DANNI PER 2,5 MILIARDI ALL’ANNO”

I cambiamenti climatici in atto hanno decisamente aggravato i problemi delle risorse idriche, già presenti nel nostro Paese. Si ha troppa acqua nel periodo autunno-inverno e scarsità di risorsa idrica nel periodo estivo, con intuibili conseguenze negative per il territorio e l’economia. Secondo stime correnti, per riparare i danni causati dalle alluvioni, si spendono in media 2,5 miliardi di euro all’anno mentre, solo nel 2017, la siccità ha causato danni diretti ed indiretti per circa 5 miliardi di euro. Numeri diffusi in occasione dell’annuale Assemblea Nazionale dei Consorzi di bonifica, in corso a Roma.

Occorre, pertanto, “agire al fine di contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici”, sostiene Anbi, “attivandosi preventivamente contro le alluvioni, ma anche per conservare, tutelare l’acqua e la sua qualità, in quanto risorsa fondamentale per il nostro Paese. È infatti indispensabile disporre di un territorio, dove la popolazione possa vivere, lavorare, esercitare le proprie attività in sicurezza, tutelando contestualmente le bellezze artistiche, paesaggistiche ed ambientali, che lo caratterizzano. Per poter garantire la sicurezza idraulica e quella alimentare si deve lavorare con maggiore intensità per individuare le più importanti ed urgenti azioni di pianificazione, programmazione, prevenzione e gestione. Risulta, inoltre, necessario implementare le strategie individuate per la gestione delle emergenze che, in relazione ai cambiamenti climatici in atto, con grande probabilità si verificheranno con maggiore frequenza nel futuro. La manutenzione straordinaria, l’ammodernamento e la razionalizzazione delle reti consortili per lo scolo delle acque sono temi non più rinviabili, anche a fronte del ridimensionamento del territorio rurale, in conseguenza della disordinata urbanizzazione nelle aree di pianura e della quasi scomparsa delle “guardie ecologiche volontarie” (le imprese agricole), nelle aree interne e di montagna. Parallelamente occorre ammodernare gli impianti pubblici di irrigazione collettiva per adeguarli alle esigenze della moderna agricoltura di precisione”.

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3 Luglio 2019
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