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'Al ritmo delle stagioni': diario di Tommaso e Alessia dalla zona rossa toscana
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'Al ritmo delle stagioni', Tommaso e Alessia nel cuore della zona rossa toscana from Agenzia DIRE on Vimeo.

ROMA – “Decine di persone ci stanno contattando in questi giorni. La nostra pagina Facebook ha centinaia di commenti e condivisioni e anche il libro che abbiamo scritto sta vendendo tanto. Anzi, abbiamo finito le copie. Per fortuna questa settimana riapre la tipografia, ne faremo stampare altre 2mila”. Tommaso e Alessia hanno lasciato Roma cinque anni fa. Hanno vissuto tra le montagne del Piemonte e oggi sono negli Appennini, a Rofelle, frazione di Badia Tedalda, uno dei comuni con il più alto rapporto tra residenti e contagiati di tutta la Toscana. Mille abitanti, 35 contagiati tra cui il vicesindaco e il medico, 3 morti. In isolamento ci sono oggi decine di persone. Nessuno può uscire dal paese se non per valide ragioni documentate.

Tommaso e Alessia hanno scelto una vita lontano dal caos urbano, sono in smart working da tempo, hanno rallentato, mettendosi ‘Al ritmo delle stagioni’, il nome che hanno dato al blog e alla pagina Facebook dove raccontano i come e i perché della loro vita tra montagne e galline. E dove in questi giorni raccontano la zona rossa, la quarantena vissuta in montagna. ‘Un anno di vita in montagna. Al ritmo delle stagioni’ è il titolo del libro autoprodotto che è uscito quasi tre anni fa. Ha venduto tantissimo, 10mila copie, e ora sta godendo di una seconda vita. “Vendevamo ormai 3-4 copie al giorno- rivelano- ma da un paio di settimane gli ordini sono triplicati. In magazzino ne restano poche copie, per questo abbiamo deciso di ristamparlo”.

Siamo in provincia di Arezzo, a pochi chilometri dal confine con le Marche e la Romagna. Nei giorni scorsi, con l’abbassamento delle temperature, è anche tornata la neve. Tanta. “Badia Tedalda- raccontano loro- è un piccolo comune con poco più di mille residenti, in gran parte anziani, stretto tra il Montefeltro e le colline marchigiane. Frazioni sparpagliate sui monti, dove la densità abitativa è rarefatta da una morfologia complessa del territorio e da decenni di spopolamento. Ma Rimini e Pesaro-Urbino sono a un passo, il confine con la zona rossa dista appena ottocento metri dal nostro angolo di paradiso“.

Poco più che trentenni, Tommaso (grafico e web designer) e Alessia (biologa) hanno lasciato Roma nella primavera del 2015 per andare a vivere a quasi 2mila metri di quota in Valle Maira, provincia di Cuneo, in un borgo quasi disabitato. Un tentativo di conciliare il bisogno di natura con una vita sempre più tecnologica. Da quella esperienza è nato il libro, poi decine di presentazioni in giro per l’Italia. E migliaia di affezionati che li seguono su internet, dove pubblicano video e splendide fotografie: gli esperimenti in cucina a base di prodotti dell’orto ed erbe spontanee, gli incontri con gli animali selvatici, i lavoretti artigianali e le avventure di quello che chiamano il loro piccolo branco: due cani, due gatti e una quindicina di galline. Non manca l’ironia, #iorestonelpollaio scrivono sotto una foto con i polli.

Lasciate le Alpi, due anni fa la coppia romana ha deciso di vivere in Toscana, ristrutturando un piccolo casale a Badia Tedalda. “Tra montanari ci si aiuta- dicono oggi- specie nelle avversità: è una sorta di patto non scritto. Ognuno allora, in questi giorni di emergenza, si stringe al prossimo come può, nei gruppi WhatsApp, dove viaggiano informazioni e parole di conforto, nelle rassicurazioni reciproche, negli scambi tra vicini, uova in cambio di salsicce, dolci in cambio di un sorriso. Chi è chiamato a esporsi non si tira indietro, medici e operatori sanitari, farmacisti, il personale dell’amministrazione, ma anche chi, armato di guanti e mascherina, fa il giro dei borghi per consegnare a domicilio frutta e generi alimentari, o i carabinieri che per necessità si improvvisano fattorini”.

Quando sono in casa, oltre a portare avanti le rispettive professioni a distanza, si dedicano ai tanti lavori che un orto e degli animali richiedono. E preparano i libri da spedire, che in questi giorni sono molti. “Se in tanti ci stanno scrivendo- ragionano loro- è perché il nostro appare oggi come un modello di vita interessante. Lontano dal caos, lontani da ossessioni, schemi, moduli, tagli, correzioni“. I commenti e le domande ai loro post si moltiplicano. “Meglio in natura che chiusi fra le quattro mura”, scrive qualcuno. “Spero che anche le persone meno attente alla natura possano, finito questo periodo, scoprire quanto siamo legati alla terra”, scrive un altro. “Passata tutta questa situazione io e Paolo vorremmo venire a trovarvi”, promette una donna.

Loro leggono, rispondono. E, come tutti, sperano che questa emergenza finisca al più presto: “Chi ha scelto la montagna per viverci lo sa da sempre di essere un privilegiato. Ma oggi più che mai- assicurano- siamo felici e orgogliosi di abitare territori fino a ieri considerati marginali, abbandonati, fragili. Destinati a sparire perché lontani dai pistoni pulsanti della modernità. Concetti che all’improvviso si sfaldano, lasciando intravedere ciò che queste terre realmente sono: luoghi distanti dal tempo impazzito dell’uomo, luoghi dove la fragilità diventa forza, la marginalità resilienza, la lontananza prossimità. Luoghi dove si può ancora ricordare il passato, abbracciare il presente e immaginare un futuro”.

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1 Aprile 2020
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