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La sconvolgente lettera dal carcere di Ilaria Salis: catene e guinzaglio, sporcizia e solitudine

Resa pubblica in esclusiva dal Tg La7, la lettera per il suo avvocato ricostruisce le difficili condizioni nel carcere di Budapest

Pubblicato:01-02-2024 12:50
Ultimo aggiornamento:02-02-2024 11:56
Canale: Europa
Autore:
ilaria salis
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ROMA – “Mi trovo tutto il tempo in una cella minuscola e senza aria, tra gli scarafaggi, il vitto scarso, senza possibilità di comunicare, trattata come una bestia al guinzaglio”. È un passaggio del memoriale di Ilaria Salis, indirizzato lo scorso 2 ottobre a un ex politico italo ungherese della sinistra radicale in forze al Consolato con l’intento di farlo avere al suo legale (che non aveva mai potuto incontrare) e riportato nell’esclusiva del Tg La7 di ieri sera.

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Le immagini che hanno suscitato una bufera per le condizioni detentive cui Salis è sottoposta vengono ben dettagliate: “Oltre alle manette qui ti mettono un cinturone di cuoio con una fibbia a cui legano le manette. Anche i piedi sono legati tra loro: intorno alle caviglie mettono due cavigliere di cuoio chiuse con due lucchetti e unite tra loro da una catena lunga circa 25 cm. Poi mettono un’ulteriore manetta a un solo polso, a cui è fissato un guinzaglio di cuoio che all’altezza dell’estremità è tenuto in mano dall’agente della scorta. Tutto questo materiale pesa qualche chilo e la legatura ai piedi permette di fare passi molto corti. Legata così ho dovuto salire e scendere diversi piani di scale. Si rimane legati così per tutta la durata dell’udienza e sono rimasta così legata anche per tutta la durata dell’esame svolto dall’antropologo”.

Salis racconta poi di referti medici negati (“Ho un nodulo al seno” e un appuntamento già fissato in Italia. Eco e mammografia sono state svolte in Ungheria, ma la paziente non ha mai avuto accesso ai risultati), dell’impossibilità di contattare la sua famiglia per sei mesi e del mancato accesso ad atti processuali e a un interprete. Non mancano descrizioni delle scarsissime condizioni igieniche del carcere di Budapest, infestato da cimici, scarafaggi e topi, privo dei materiali per la pulizia quotidiana. Difficile anche usufruire dell’ora d’aria, risicatissimi gli spazi e il ricambio d’aria quasi inesistente, pasti decisamente inferiori al necessario per quantità e qualità.

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L’attivista antifascista, originaria di Monza e che di professione fa la maestra di scuola elementare, è in carcere a Budapest dall’11 febbraio 2023, dopo essere stata arrestata con l’accusa di aver aggredito due neonazisti dopo la fine di una manifestazione.

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2024-02-02T11:56:31+01:00

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