AREA ABBONATI - Accedi ai notiziari

DIRE mondo

Colombia, parla l’attivista: “Bene il disarmo, ma non chiamiamola pace”

Operazione Colomba_Colombia

ROMA – “La violenza si è ridotta, ma non chiamiamola ancora pace. La pace è un’altra cosa“. Un noto scrittore arabo titolò ‘Il pessottimista’ uno dei suoi romanzi, un termine che ben descrive i sentimenti di Alessandra Zaghini, contattata dalla DIRE per parlare di una Colombia da ieri in festa per il completamento del disarmo delle Farc.

Zaghini è coordinatrice di Operazione Colomba (Oc) in Colombia, corpo non violento dell’Associazione Papa Giovanni XXIII che, con la sua sola presenza in zone di conflitto, cerca di tutelare la popolazione dalle violenze dei gruppi armati iniziate 50 anni fa.

Uno di questi, quello delle Farc, a fine 2016 ha siglato un accordo di pace col governo di Bogotà, salutato da tutti come la fine della guerriglia e il ripristino della stabilità.

“Sono passi positivi, che accogliamo con gioia, ma la situazione sul terreno resta complicata“, spiega Zaghini, da poco atterrata in Italia. Negli ultimi giorni trascorsi nella comunità di San Josè de Apartadò, nella regione di Antioquia, dove i volontari operano dal 2009, ha potuto vedere che “da un anno non ci sono più scontri”.

D’altro canto, “il ritiro delle Farc ha determinato un vuoto di potere subito riempito da nuovi gruppi paramilitari e criminali, che si sono fatti eredi del traffico di droga. La loro avanzata è spropositata. Per la popolazione civile è significato passare da una forma di controllo a un’altra”.

Inoltre, come denuncia la cooperante, “circolano notizie fondate secondo cui in altre zone del Paese interi gruppi Farc non si sono smobilitati: che cosa ne sarà di loro, nessuno lo sa. Potrebbero restare cellule isolate, oppure unirsi ad altri gruppi o crearne di nuovi e più forti”.

Proseguono poi “le uccisioni dei leader delle comunità o i difensori dei diritti umani”. Cosa fanno le istituzioni per tutelare la popolazione? “Da poco è stata rilanciata la fase 2 della Missione Agamennone– risponde Zaghini- per smantellare il cosiddetto ‘clan del Golfo’ e catturare il suo capo, Otoniel. Tuttavia, soprattutto in Antioquia, “si è sempre registrata la connivenza tra brigate dell’esercito locale e il paralmilitarismo”. Insomma, per la responsabile di Oc, “non basta firmare un accordo: la pace va costruita, intervenendo su tutti questi problemi. Il percorso è iniziato, ma come chiedo sempre, non chiamiamola ancora pace”.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

LEGGI ANCHE Colombia, a Medellin “stop ai narcoturisti di Pablo Escobar”

29 giugno 2017

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»

DIRE
facebooktwitteryoutubelinkedIn instagram

DIRE.it – Documenti Informazione REsoconti dal 1988