Bennu, l’asteroide che racconta l’arrivo della vita sulla Terra

ROMA – Ogni asteroide racconta una storia: Bennu potrebbe rivelare quella dell’arrivo della vita sulla Terra. A studiare questo corpo celeste del diametro di circa 500 metri è la missione della Nasa Osiris Rex, da cui sono appena arrivati i primi dati, resi noti attraverso la pubblicazione di sette articoli sulle riviste del gruppo Nature. Presentano almeno tre novità, tutte importanti. Ne abbiamo parlato con John Robert Brucato, esobiologo dell’Istituto nazionale di Astofisica (Inaf) di Firenze, che partecipa alla missione statunitense come co-investigator insieme ad altri due italiani, Elisabetta Dotto e Maurizio Pajola.

Prima scoperta: su Bennu c’è una grandissima quantità di minerali idrati, cioè che hanno subito un’alterazione grazie all’acqua liquida, che doveva quindi essere presente o su Bennu stesso sul ‘genitore’ da cui si è originato. Ci si aspettava qualcosa di simile, ma non in misura così abbondante. Non solo. E’ stata rilevata la presenza di materiale carbonoso antichissimo. Agli asteroidi come Bennu viene quindi attribuito il ruolo di veicolo dei mattoni organici fondamentali alla vita sulla Terra.

Seconda scoperta: sulla superfice di Bennu c’è magnetite, testimone di processi e trasformazioni dovuti alla presenza di ossido di ferro e acqua.

Terza scoperta, infine: l’asteroide rilascia particelle. Vengono lanciate nello Spazio, alcune vanno via, altre ricadono sulla sua superfice. E’ la prima volta che si osserva un fenomeno simile e ancora non se ne capisce il meccanismo. Probabilmente è dovuto all’escursione termica.

Osiris Rex orbita intorno a Bennu, che si è formato dall’impatto di un ‘genitore’ che si trovava nella fascia tra Marte e Giove e che, dopo una serie di altri impatti e di moti gravitazionali si è spostato vicino a noi, arrivando ad orbitare intorno al Sole e intercettando l’orbita terrestre. Potrebbe essere stato quindi un asteroide come Bennu a portare quei mattoni organici fondamentali sul nostro pianeta, che poi, combinandosi, hanno dato origine alla vita.

“Studiare questi corpi significa studiare il dna del Sistema Solare– spiega Brucato-. Raccolgono le informazioni di tutta la nostra storia, da quando si è formato il Sistema Solare fino a oggi. Decifrare queste informazioni è molto importante. Perché questi corpi contengono informazioni inalterate in miliardi di anni? Perché hanno subito poche alterazioni da quando si sono formati. Mentre Terra e pianeti a causa dell’attività geologica hanno riprocessato continuamente il materiale da cui si sono formati, questi corpi hanno modificato molto poco. Studiare questo materiale aiuta a ripercorre tutta la storia del nostro Sistema Solare, dalla nebulosa da cui si è formato fino ai giorni nostri”.

“Corpi come questo sono caduti sulla Terra nei primi 500 milioni di anni, quando si è formata, portando acqua e materia organica. Quando la Terra si è formata era arida, non c’era l’acqua. L’acqua è stata portata o da asteroidi o da comete. Oggi sappiamo che c’è una corrispondenza diretta con gli asteroidi. Uno potrebbe pensare alle comete, in realtà sono gli asteroidi: Infatti Osiris Rex sta riscontrando una grandissima quantità di minerali idrati”.

Adesso inizia la fase di analisi dettagliata. La sonda si avvicina a distanze molto piccole e fa un’analisi molto accurata di ciò che vede. Prossimo grande obiettivo a metà 2020: Osiris Rex preleverà dei campioni dell’asteroide grazie a un braccio robotico (ve lo abbiamo raccontato qui: http://lsh.re/21HJE).

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25 Marzo 2019
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