Discarica a Pian dell’Olmo, Raggi: “Ci opporremo in tutti i modi”. Ma la Regione l’ha già bocciata

Per Virginia Raggi "è un'ipotesi assolutamente grave" ma, stando a quanto ricostruito dall'Agenzia Dire, la Regione ha già bocciato il progetto nel 2017

Condividi l’articolo:

ROMA – “E’ un’ipotesi assolutamente grave e una risposta insufficiente alla quale ci opporremo in tutti i modi”. Così la sindaca di Roma, Virginia Raggi, a margine di un evento sul decoro urbano a proposito di un nuovo progetto di discarica (sottoposto da un privato a valutazione di impatto ambientale negli uffici della Regione) da realizzare nella località di Pian dell’Olmo, nel Comune di Roma.

“Se questo è il disegno del Pd si capisce perché dal 2012 non ha riapprovato un piano dei rifiuti, perché evidentemente il suo scopo e’ avere un’altra discarica- ha aggiunto Raggi- dopo che Roma ha avuto una discarica per 60 anni, in cui hanno sversato non solo i romani ma anche molti Comuni vicini, per il Pd la soluzione al problema dei rifiuti è un’ulteriore discarica. Siamo molto lontani dal progresso e dal raggiungere quel grado di raccolta differenziata che ci si sente di non inquinare il nostro ambiente e il nostro pianeta”.

RAGGI: DA REGIONE LAZIO ANNI INATTIVITÀ SU PIANO, ANDARE OLTRE ATO

La presentazione di un progetto alla Regione per la realizzazione di una discarica, da parte di un privato, a Pian dell’Olmo apre un nuovo fronte di polemica tra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, da una parte, e il Pd e la Regione Lazio dall’altra.

“E’ vero che la richiesta e’ di un privato ma è arrivata a seguito di anni di inattività da parte della Regione sul nuovo piano rifiuti- ha detto Raggi a margine di un evento- Sono anni che chiediamo a Zingaretti di approvarlo e che vogliamo contribuire con idee che vanno nella direzione, che peraltro stabilisce l’Europa, della riduzione dei rifiuti, del riuso, del riutilizzo e del riciclo. Non è stato accolto nulla di ciò che noi chiediamo, si vede solo la discarica come obiettivo”.

Poi, il primo cittadino della Capitale ha voluto aggiungere che “se abbiamo il problema oggi e ci poniamo come obiettivo quello di costruire un’altra discarica forse non abbiamo capito che nel frattempo una soluzione va trovata. Continuo a ripetere che da qui a quando ci sarà un nuovo piano rifiuti serio dobbiamo sfruttare tutte le capacità dell’Italia, forse anche travalicando i confini troppo stretti e inadeguati dell’Ato (ambito territoriale ottimale, ndr)”.

DISCARICA A PIAN DELL’OLMO BOCCIATA DA REGIONE LAZIO GIÀ NEL 2017

Ancora tu. Gli uffici della Regione Lazio non sono rimasti sorpresi quando si sono visti recapitare la richiesta della società Torre di Procoio per una valutazione di impatto ambientale relativa a una discarica da realizzare nella località di Pian dell’Olmo. La cava a due passi dalla via Tiberina (geograficamente ricadente nei confini di Roma capitale, al confine col comune di Riano), infatti, è una vecchia conoscenza degli uffici dll’area VIA della direzione regionale “Governo del ciclo dei rifiuti”.

Talmente conoscono bene la situazione in questione da avere già deciso 21 mesi fa che lì una discarica non si può realizzare. Infatti, il 14 febbraio 2017, con determina G01522 l’allora direttore Demetrio Carini decise di “non dare ulteriore corso alla valutazione e di disporre l’archiviazione del procedimento di valutazione di impatto ambientale, per l’istanza di procedura integrata VIA-AIA finalizzata alla realizzazione di una ‘discarica per rifiuti speciali non pericolosi sita nel Comune di Roma in località Pian dell’Olmo’”, respingendo (con notevole ritardo e dopo un ricorso presentato con tanto di richiesta di nomina di un commissario ad acta) l’istanza mossa il 12 ottobre del 2009 dal Colari dell’avvocato Manlio Cerroni, che insieme a questa ipotesi aveva sottoposto alla Regione anche i progetti di discarica nella vicina località di Quadro Alto e a Monti dell’Ortaccio (anche questi respinti dagli uffici competenti).

Due i passaggi decisivi che portarono al no.

Il primo riguarda il Comune di Roma: “Considerato inoltre che anche il dipartimento X di Roma Capitale già con nota prot. N. 85705 del 26/11/2006 evidenziava che l’intervento proposto non rientrava tra gli impianti previsti nel piano di gestione rifiuti regionale né negli ulteriori piani degli interventi di emergenza di cui ai successivi decreti commissariali”.

Un altro, e probabilmente il più importante, riguarda proprio la Regione che, nel capoverso immediatamente precedente alla determinazione finale, scriveva: “Considerato che dall’esame del Piano regionale dei rifiuti l’intervento in esame non rientra tra i siti individuati per la gestione dei rifiuti negli ambiti territoriali ottimali (Ato), si ritiene che non sussistano le condizioni per dare ulteriore corso alla valutazione relativa al procedimento di Via in esame e si procede all’archiviazione del procedimento”.

Il piano regionale è rimasto lo stesso, quello nuovo, secondo quanto annunciato dall’assessore regionale, Massimiliano Valeriani, non arriverà prima della fine del prossimo anno se tutto andrà bene. In mezzo a questo ci sarà l’approvazione del Ptpr che potrebbe stabilire nuovi vincoli nelle aree della Regione e la decisione ‘politica’ della Città metropolitana di Roma sulle aree bianche, che sono quelle idonee (perché senza vincoli) alla realizzazione anche delle discariche.

Ma l’area di Pian dell’Olmo non è affatto esente da problematiche e ad evidenziarle ci pensò nel 2012 l’Aurità di bacino del Fiume Tevere che, su input dell’allora minsitro dell’ambiente, Corrado Clini, classificò i 7 siti individuati all’epoca dalla Regione Lazio per realizzare una discarica temporanea per Roma (durante la fase di commissariamento per la chiusura di Malagrotta).

In quella graduatoria, a proposito di Quadro Alto e Pian dell’Olmo, l’Autorità scrisse: “La probabile assenza di barriera geologica naturale e l’attestazione di livelli di falda al piano campagna, ritenuti fattori escludenti per la realizzazione di una discarica di rifiuti, determinano la probabile inidoneità dei siti, da confermarsi mediante effettuazione di indagini in situ”.

Sulla scorsa di questo parere, proprio il ministero dell’Ambiente mise nero su bianco che “una soluzione comprendente i siti interessatio da evidenti problematiche di natura idrogeologica (Corcolle, Riano Quadro Alto e Pian dell’Olmo) appare non compatibile , fatta salva la preventiva ed effettiva dimostrazione di realizzabilità, stabilità e convenienza anche economica di barriere impermeabili ingegnerizzate idonee a superare nel lungo termine qualsiasi ipotesi di eventi tali da pregiudicare la qualità dell’ambiente nelle aree limitrofe, con danno alla salute dell’uomo”.

Leggi anche:

23 Novembre 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»