La risposta dei rom: “Salvini ci vuol rispedire a casa? Ci siamo già da 6 secoli”

ROMA – “Secondo Salvini, rom e sinti non sono degni di essere italiani. Per questo vuole fare un censimento: ma censire su base etnica è anticostituzionale”. Tomas Fulli ha 43 anni. Bolognese della comunità sinta, da anni vive con la famiglia nell’area di via Erbosa: “Salvini ora è dove voleva essere: non voleva diventare presidente del Consiglio, voleva il Viminale: sin da prima che diventasse ministro, ha sempre portato avanti delle politiche contro le minoranze. Ma ignora molte cose, tra cui il fatto che rom e sinti sono italiani: non ci conosce, non conosce la nostra realtà”.

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Fulli critica aspramente le dichiarazioni del ministro, sottolineando che i dati su rom e sinti italiani sono già contenuti nel Censimento generale della popolazione e delle abitazioni del 2011: “Vuole censire solo noi per marchiarci. Sostiene che tutti i rom e i sinti delinquono: naturalmente non è così. Come in ogni popolazione, c’è chi agisce bene e chi agisce male: la giustizia esiste per questo. Non siamo tutti uguali, io non metto la mano sul fuoco per garantire l’onestà di tutto il mio popolo, ma non la metterei nemmeno per i bolognesi o gli italiani. Rispondo per me, che ho sempre agito onestamente”.

Tomas Fulli per anni ha lavorato con la famiglia, impegnata nel settore degli spettacoli viaggianti: “Qualche anno fa abbiamo dovuto vendere la nostra giostra: tra tasse e imposte, non ce la potevamo più permettere”.

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Oggi svolge piccoli lavori (svuota cantine, dipinge muri), la moglie lavora in un’impresa di pulizie e il figlio di 22 anni, dopo avere fatto il corriere, è disoccupato: “Facciamo tutto quello che possiamo”. Contemporaneamente porta avanti un lavoro di sensibilizzazione sul tema rom e sinti nelle scuole della città e collabora con alcune cooperative sociali per promuovere attività allo stesso scopo.

“Quando andiamo nelle scuole- racconta Fulli- scopriamo che moltissimi bambini non sanno nulla di noi. D’altronde, sentendo uno come Salvini che continua a offenderci, crescono per forza con una determinata mentalità. La sua è una propaganda malefica, ma noi proviamo a fare la differenza”.

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Al momento la famiglia Fulli vive in via Erbosa, un campo che, come chiesto dall’Unione europea, dovrebbe presto chiudere ed essere sostituito da due microaree di sosta. “Sono secoli che noi viviamo da nomadi. Le nostre case sono le roulotte e i camper. Chiederci di andare a vivere in una casa ci crea un forte disagio: obbligarci ad abbandonare le nostre tradizioni è un trauma. Siamo come i pesci: possono vivere in mare o in acquario, ma sempre in acqua devono stare. Lo stesso vale per noi: abbandonare la nostra casa viaggiante è drammatico, anche se l’alternativa è una grande villa”.

E racconta del padre a cui, a 73 anni, è stata assegnata una casa al quarto piano: scale e ascensore hanno rappresentato per lui un problema insormontabile, tra vertigini e capogiri. “Siamo nomadi, abbiamo sangue zingaro e da 6 secoli viviamo in Italia. Che senso ha chiederci di tornare a casa nostra? Ci siamo già. Salvini ci odia, ci tratta sempre come persone indegne- constata Fulli- non abbiamo bisogno di integrazione, siamo già integrati. Abbiamo bisogno di integrazione, ma per farlo servono persone pronte a dialogare in maniera civile e rispettosa. E attenzione: questo odio, questo gettare benzina sul fuoco, porterà violenza, non fisica ma psicologica. Tante volte mi devo nascondere e nascondere la mia storia, e non voglio andare avanti così. Per questo andiamo nelle scuole: per fare conoscere una realtà troppo spesso ignorata dai politici”.

Stretta è anche la collaborazione tra le associazioni rom e sinte e l’Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri: “L’Unar ci tutela, con Luigi Manconi abbiamo sempre lavorato bene: ma con questo nuovo governo ci troviamo in grande difficoltà e siamo seriamente preoccupati”.

19 giugno 2018
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