VIDEO | Epatite C, Simit: “L’80% di nuove infezioni trasmesse da siringhe tossicodipendenti, bisogna curarli”

Il virus dell'epatite C è una delle principali cause di morbilità e mortalità correlate al fegato in tutto il mondo
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ROMA – “Oggi nel mondo circa l’80% delle nuove infezioni da Epatite C sono trasmesse ancora attraverso lo scambio di siringa o di oggetti contaminati tra tossicodipendenti. In quest’ottica è quindi chiaro che un progetto di eliminazione dell’infezione debba prevedere interventi volti a curarli“. Lo ha detto Massimo Galli, presidente della Simit (Società italiana di Malattie Infettive e Tropicali), intervenendo a Roma nel corso dell’incontro sullo stato di avanzamento del lavoro del Piano di eliminazione dell’Epatite C in Italia.

A incoraggiare una sempre più necessaria e urgente strategia di terapia in questa direzione, il dato dimostrato che le terapie finora somministrate in persone tossicodipendenti attivi sia perfettamente efficace al pari di tutti gli altri pazienti. “La tossicodipendenza quindi non è un fattore che modifica l’efficacia del trattamento- ha proseguito Galli-. E una volta stabilito l’urgenza di trattare queste persone, dobbiamo attuare strategie finalizzate per far emergere il sommerso in queste popolazioni, ossia avviare campagne di screening per individuare con sempre più capillarità i pazienti da trattare”. Ecco perché da fine maggio, con spot tv e azioni media mirate alla sensibilizzazione della popolazione, parte una campagna di sensibilizzazione e conoscenza per spingere la popolazione colpita e talora ignara della malattia, all’eliminazione del virus dell’Epatite C, con una terapia di poche settimane per bocca e senza alcun rischio.

“Oggi abbiamo a disposizione farmaci per combattere l’Epatite C che sono così efficaci da assicurare nella quali totalità dei casi l’eradicazione dell’infezione. In questo scenario bisogna allora porsi la domanda: quali siano le categorie di persone nelle quali l’infezione si trova a circolare maggiormente- ha concluso il presidente della Simit- e che quindi fanno da serbatoio dell’infezione”.

 

IN ITALIA COLPITI IN 200MILA E AL MONDO SONO 71 MLN

È stimata entro i 200mila individui la popolazione infetta da Epatite C in Italia. Questo virus è una delle principali cause di morbilità e mortalità correlate al fegato in tutto il mondo: si stima infatti che 71 milioni di persone siano affette da infezione cronica da virus, di cui un numero significativo progredisce alla cirrosi o al cancro del fegato in assenza di un effettivo trattamento antivirale. Si è parlato di questo nei giorni scorsi a Roma, nel corso dell’incontro sullo stato di avanzamento del lavoro del Piano di eliminazione dell’Epatite C in Italia, che si è svolto nella Sala Isma del Senato.

“Sono raccomandati programmi di screening mirati per le popolazioni ad alto rischio d’infezione come i consumatori di droghe iniettabili- hanno fatto sapere gli esperti- Tuttavia, considerando l’alta prevalenza di Hcv nella popolazione generale in Italia, è necessario identificare possibili strategie per aumentare la diagnosi e il trattamento delle persone infette. Dato che l’utilizzo di Daa, indipendentemente dallo stadio di fibrosi è ormai documentato essere una strategia costo-efficace per il Servizio sanitario nazionale, è cruciale che, in presenza di farmaci in grado di eliminare l’infezione, vengano introdotte politiche sanitarie volte ad aumentare l’accesso alla terapia per tutti gli individui con infezione da Hcv“.

Lo sviluppo della terapia antivirale ad azione diretta (Daa) ha intanto “rivoluzionato l’approccio al trattamento e rinvigorito le iniziative di sanità pubblica”, volte a identificare i pazienti con epatite cronica da Hcv. Mentre l’Organizzazione mondiale della Sanità prevede “l’eliminazione dell’infezione da Hcv entro il 2030, attraverso il raggiungimento degli obiettivi strategici per il settore sanitario globale per l’epatite”, hanno concluso gli esperti.

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18 Aprile 2019
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