A Bologna aziende cercano 21.600 tecnici da assumere, ma non si trovano

Da oggi a fine anno le aziende bolognesi vorrebbero assumere 21.600 persone, soprattutto tecnici specializzati e giovani. Ma fanno fatica a trovarli

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BOLOGNA – A Bologna e dintorni ci sono 21.600 posti di lavoro da occupare di qui a fine anno. Il 21% delle aziende bolognesi infatti, secondo una indagine della Camera di commercio, prevede di reclutare entro dicembre, nel 75% dei casi con contratti di durata definita. Ci vuole però una esperienza professionale specifica (72% dei casi) e per il 23% di questi posti servono profili di alte competenze, cioè laureati o più. E quasi sicuramente almeno una quota di questi posti di lavoro non verrà occupata, visto che in 42 casi su 100 le imprese prevedono difficoltà ad individuare i profili desiderati.

Cercasi operai meccanici ed elettromeccanici

Si tratta soprattutto di operai meccanici ed elettromeccanici (in questo ambito l’80% degli assunti previsti è considerato di difficile reperimento), progettisti ed ingegneri (62%), tecnici in campo informatico, ingegneristico e della informazione (58%).

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Le aziende vogliono giovani da formare

In più le aziende cercano giovani: per il 31% dei posti si cercano infatti ragazzi con meno di 30 anni, in modo da poterli formare internamente. “Perchè manca una cultura industriale, nei primi 6 mesi in azienda i giovani sono persi. Per questo li dobbiamo portare dentro le aziende”, spiega il presidente della Camera di Commercio di Bologna Valerio Veronesi, che nei giorni scorsi ha firmato un protocollo su formazione e lavoro in Città metropolitana, accanto al consigliere delegato Daniele Ruscigno e al dirigente dell’Usr Giovanni Schiavone.

In base ai dati di Piazza della Mercanzia, sette ingressi in azienda su 10 tra ottobre e dicembre è nel campo dei servizi alle persone (4.170), seguono i servizi di alloggio e ristorazione (3.580) e dal commercio (3.060). Ma ci sono anche trasporto e logistica (1.730) e industrie meccaniche (1.530). Il 73% dei nuovi ingressi è previsto in imprese con meno di 50 addetti.

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“La cultura tecnica non è di serie b”

“Ci manca la benzina per fare andare i nostri motori, mancano i giovani”, allarga le braccia Veronesi. “Noi siamo nella packaging valley e nella motor valley, bisogna che i ragazzi abbiano una cultura che li porti al posto di lavoro, se così non accade avremo fallito l’obiettivo. Dobbiamo uscire dal pensiero che quella tecnica sia una cultura di serie b. Oggi le aziende meccaniche non sono anfratti unti d’olio come nell’800, ma laboratori, e i compensi sono super“.

“Gli industriali hanno bisogno di tecnici”

Anche il mondo della scuola, almeno a Bologna, ‘subisce’ il pressing della aziende. “Siamo pressati dalle associazioni degli industriali che ci chiedono tecnici“, informa Schiavone. “Non potevamo rimanere insensibili alle richieste del territorio”. Per questo Città metropolitana, Camera di commercio, Usr e Anpal hanno deciso di potenziare la loro collaborazione con due distinti protocolli d’intesa, tra l’obiettivo anche quello di migliorare i progetti di alternanza scuola lavoro.

“Superare i pregiudizi”

All’inizio “ci sono state difficoltà e noi ci siamo occupati soprattutto dei licei, che non erano pronti”, ammette Schiavone. “E’ vero, abbiamo il problema degli insegnanti di latino greco e matematica che lamentano la perdita di ore ma le esperienze positive che ci sono state possono fare superare anche questi pregiudizi“. Però l’alternanza scuola lavoro potrebbe venire parecchio rimaneggiata dal nuovo Governo. “Stiamo alla finestra perchè potrebbe mutare l’obbligatorietà- osserva Ruscigno- ma anche in tempi non sospetti qui si è lavorato in quella direzione. Dopo gli scompensi iniziali tutte le scuole si sono rese disponibili”.

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16 Novembre 2018
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