Marino: “Zero aiuti da Renzi e Zingaretti quando ero sindaco di Roma”

L'ex sindaco punta il dito contro gli ex compagni: "Il PD ha il dovere di rispondere ai romani e alle romane per aver destituito davanti ad un notaio un sindaco democraticamente eletto"
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ROMA – “Non ho letto l’attuale contratto di governo, di certo quando ero sindaco e avevo un Governo e una Regione di colore vicino non ricevetti alcun sostegno e sicuramente Roma per rilanciarsi, con la mole di debito che anch’io avevo ereditato dalla destra, ha bisogno di cure e progettazione che debbono essere concordate con le istituzioni nazionali”. Cosi’ l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, intervistato da LabParlamento.

“Roma ha bisogno di un modello di governance che la metta al pari delle grandi capitali europee. Le occorrono strumenti amministrativi e risorse speciali. Il modello di autonomia che propone la Lega mi sembra francamente finalizzato solo a tutelare gli interessi del Nord”, ha detto Marino.

Quanto alla sua assoluzione nella vicenda scontrini, l’ex sindaco punta il dito contro gli ex compagni del Pd: “Il Partito Democratico ha il dovere di rispondere ai romani e alle romane per aver destituito davanti ad un notaio un sindaco democraticamente eletto. Tutto per il volere del suo segretario, Matteo Renzi, che impedi’ il confronto in Assemblea capitolina, davanti alle telecamere del nostro e di altri Paesi, e scelse di fuggire dall’etica della democrazia con i consiglieri comunali del Pd e quelli della destra che firmarono le dimissioni nello studio di un notaio. E’ stata una pagina buia della nostra democrazia e di un partito che all’epoca era il primo in Italia e oggi, forse non a caso, ha perso consensi e non ha piu’ la capacita’ di captare le istanze dei cittadini”, ha concluso l’ex sindaco di Roma. 

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15 Aprile 2019
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