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Come sarà Roma nel 2030? Ecco lo studio sul futuro della città

ROMA – Come sarà Roma tra dieci anni? Quali settori faranno da traino all’economia cittadini e quali sono destinati al declino? Come si evolveranno il lavoro, il turismo e la cultura nella Capitale d’Italia? A cercare di rispondere a queste domande scattando una ipotetica fotografia dell’Urbe proiettata nel futuro è la ricerca ‘Roma 2030. Scenari di sviluppo nel prossimo decennio’, iniziata nel dicembre 2017 e terminata nel maggio 2018, che è stata realizzata dallo studio De Masi per conto della Camera di Commercio di Roma e presentata stamattina al Tempio di Adriano alla presenza, tra gli altri, della sindaca di Roma, Virginia Raggi, del presidente di Confcommercio Roma, Renato Borghi, del presidente di Confesercenti Roma e Lazio, Valter Giammaria, del presidente di Coldiretti Roma, David Granieri, del presidente di Cna Roma, Michelangelo Melchionno e del presidente di Unindustria, Filippo Tortoriello. La Camera di Commercio, spiega l’ente nella scheda diffusa alla stampa, offre il frutto di questo lavoro scientifico agli operatori economici, sociali e culturali di Roma affinché le previsioni negative contenute nel rapporto siano scongiurate o attenuate mentre quelle positive siano accelerate e potenziate. Il profilo di Roma al 2030 così come emerge dalla ricerca può costituire la base su cui fondare ragionamenti concreti di sviluppo.

Secondo il metodo Delphi adottato, sono stati individuati 11 esperti in discipline attinenti la città di Roma: Innocenzo Cipolletta per l’Economia, Cristina Collu per i Beni culturali e il Management culturale; Francesca Danese per il Terzo settore e le Periferie; Giancarlo De Cataldo, per la Devianza e la Sicurezza; Marco D’Eramo per il Turismo; Enrico Giovannini per la Sostenibilità; Massimo Locci per Architettura e Urbanistica; Francesco Karrer per la Politica urbana; Michel Martone per il Mercato del Lavoro; Giuseppe Roma per il Marketing territoriale e Walter Tocci per la Mobilità e i Trasporti. 

A questi 11 esperti è stato inviato un primo questionario composto da 15 domande aperte per ottenere previsioni su come evolverà Roma da qui al 2030. Poi i ricercatori hanno provveduto a elaborare tutte le risposte ricavandone 2.276 item che hanno costituito un secondo questionario. Anche questo secondo questionario è stato sottoposto a tutti gli esperti e ciascuno di essi, per ogni item, ha dovuto dichiarare con un Sì o con un No il proprio accordo o il proprio disaccordo. 552 item hanno ricevuto più di 7 consensi e sono confluiti nel rapporto conclusivo in cui si descrive la Roma del 2030.

 Il Rapporto conclusivo è suddiviso in quattro parti: la prima illustra gli scopi della ricerca, l’evoluzione amministrativa di Roma e le variabili del suo mutamento; la seconda illustra la metodologia della ricerca; la terza espone in 552 item lo scenario più probabile di Roma nel 2030; la quarta contiene per intero le risposte al primo questionario fornite dagli 11 gli esperti. Tre appendici sono rispettivamente dedicate alle biografie degli esperti, ai dati statistici essenziali e a una sintetica bibliografia su Roma. Lo scenario di Roma 2030 è delineato attraverso 552 item, estremamente ricchi di intuizioni e suggerimenti, suddivisi in quindici temi ampiamente esplorati. Qui di seguito si riportano questi temi e, per ciascuno di essi, si cita qualche risultato particolarmente interessante.

1. COMPETIZIONE TRA LE CITTÀ

Da qui al 2030 quali saranno le principali città concorrenti di Roma sul piano nazionale e internazionale? Come si posizionerà Roma nei confronti di queste città (per gli investimenti, l’assegnazione di grandi eventi, l’attrazione di flussi turistici, etc.)? Qualche previsione. Da qui al 2030 Roma subirà una duplice concorrenza da Nord con Milano e da Sud con Napoli. Il Mediterraneo sarà il campo geopolitico delle principali questioni del secolo XXI: pace e guerra, grandi migrazioni, sviluppo dell’Africa. Roma in quanto capitale avrà successo come luogo di: promozione delle politiche di cooperazione Nord-Sud; concertazione delle politiche di immigrazione; dialogo tra le grandi religioni; scambio culturale tra le università e i centri di ricerca.

2. PROSPETTIVE ECONOMICHE

Da qui al 2030 come evolverà la situazione economica della città di Roma? Quali rapporti vi saranno fra gli andamenti economici di Roma, della provincia, del Lazio e dell’Italia? Qualche previsione. La crescita di Roma dipenderà della spesa pubblica e dall’andamento del turismo che, a sua volta, dipenderà da un miglioramento delle infrastrutture. Quest’ultime, a loro volta, saranno realizzabili solo attraverso stanziamenti pubblici. Le realtà bancarie e le grandi imprese tenderanno a spostarsi a Milano. Roma investirà per rimodernarsi. Avremo una crescita dell’economia legata al turismo. Si acuiranno fenomeni di polarizzazione della ricchezza e di ulteriore erosione del ceto medio. La Capitale tenderà a esportare la sua periferia nell’area regionale. Roma presenterà indicatori di assoluto valore soprattutto grazie a un ottimo livello d’inter-modalità (aereo, ferro, gomma, marittimo) dovuto agli investimenti che saranno realizzati per il Giubileo del 2025. Roma sarà un sistema caratterizzato da un forte legame tra ricerca, formazione e impresa. Vi sarà una formidabile concentrazione interdisciplinare di strutture di ricerca e un immenso giacimento di intelligenza che proietterà Roma come capitale di una nuova economia fondata sulla conoscenza e sul continuo progresso del sapere.

3. STRUTTURA PRODUTTIVA E LAVORO

Da qui al 2030 quali settori – primari, industriali e terziari – si svilupperanno maggiormente? Quali, invece, saranno statici o in declino? Che andamento avranno l’occupazione e la disoccupazione? Come evolverà il turismo? Che peso avrà nell’economia cittadina? Qualche previsione. Settori in ritirata saranno quello bancario tradizionale e la PA. Il settore dell’industria classica – meccanica, petrolio, tessile – si avvierà verso il declino. Ci sarà un ulteriore indebolimento del settore hi-tech presidiato dalla Finmeccanica. La tradizionale vocazione romana all’edilizia sopravvivrà solo se si concentrerà sulle ristrutturazioni. Il turismo sarà prevalentemente povero con un segmento di lusso composto da connoisseur. La disoccupazione si manterrà, tutto sommato, stazionaria. Alcune fra le poche grandi aziende italiane, a partire dall’Enel e dalle Ferrovie, manterranno la localizzazione nella Capitale. I campi di maggiore sviluppo saranno: agroalimentare, enogastronomico, biotecnologie, biomedicale, farmaceutica, big data e informatica, software per il tempo libero e i giochi, grandi eventi, nutriceutica, wellness, restauro, cinema e telecomunicazioni, valorizzazione dei beni culturali, servizi finanziari innovativi, aerospaziale, robotica e droni.

4. TERRITORIO, INFRASTRUTTURE, TRASPORTI

Da qui al 2030 come evolveranno l’organizzazione e la vivibilità del territorio? Quali cambiamenti si verificheranno nel campo delle infrastrutture e dei trasporti? Qualche previsione. Da qui al 2030 si sfrutterà la centralità geografica della Capitale quale risorsa preziosa per i servizi di logistica. La città avrà un assetto più moderno e una fruibilità più facile per i suoi abitanti. Saranno realizzabili: parziali miglioramenti nelle aree semiperiferiche; programmi di rigenerazione urbana e di riuso di vasti complessi abbandonati (che a Roma sono ubicati in aree semicentrali); destinazioni funzionali miste (produttive, commerciali, residenziali) in modo da ridurre la necessità di spostamenti quotidiani; programmi per promuovere e realizzare il telelavoro.

5. TERZO SETTORE

Da qui al 2030 quale sarà l’apporto del volontariato, delle imprese sociali e dell’associazionismo all’economia e alla vita sociale della Capitale? Come evolveranno le relazioni del terzo settore con il mercato e con il settore pubblico? Qualche previsione. Da qui al 2030 l’impostazione liberista e di smantellamento dello stato e dei servizi pubblici continuerà il suo corso. Volontariato, impresa sociale e terzo settore saranno campi importanti della società romana per diversi fattori: la delusione politica che orienta verso l’impegno sociale; la ripetitività dell’offerta imprenditoriale romana che lascia scoperti ampi settori innovativi soprattutto nel nuovo welfare e nella green economy; il fallimento dei modelli consumistici; le nuove tecnologie che abbassano la soglia del capitale necessario per intraprendere un’attività e consentono di utilizzare i vantaggi di concentrazione della domanda della più grande città italiana.

6. POLITICHE E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Da qui al 2030 quali saranno i principali interventi realizzati nel contesto romano, dalle Amministrazioni Locali, da quella Regionale e dal Governo Nazionale? Quali caratteristiche avrà l’azione della Pubblica Amministrazione, in termini di efficienza, efficacia, snellezza? Qualche previsione. Avremo una Pa più smart, efficiente e moderna. Tale processo migliorerà la produttività del lavoro e determinerà conseguenze virtuose, caratterizzate da: un aumento della produzione sia a livello aggregato che per unità di lavoro e dell’offerta di beni e servizi; una maggiore partecipazione della popolazione alla vita lavorativa; una maggiore offerta di lavoro qualificata. Nella Pa cambieranno le tecnologie impiegate, i linguaggi, i tempi e le modalità di lavoro. L’uso delle tecnologie digitali determinerà, a parità di servizi offerti, una riduzione delle persone impiegate.

7. ARTE E CULTURA

Da qui al 2030 come evolveranno i prodotti e i consumi culturali della popolazione romana? Come evolveranno l’organizzazione e l’economia della cultura nella città di Roma? Qualche previsione. La fase di stallo in cui versa da alcuni anni la cultura a Roma sta determinando una voglia diffusa di rivalsa e di rinascita che provocherà: la formazione di nuovi gruppi, scuole, club, movimenti culturali; una nuova ondata di manifestazioni originali; forme varie di mecenatismo. Roma sarà in grado di competere nello scenario globale: attrarrà turisti; attrarrà talenti, intelligenze, progetti; vedrà crescere il proprio prestigio a livello internazionale per quanto riguarda l’offerta culturale. Si moltiplicheranno gli spazi di integrazione e inclusione sociale, multi-etnici e multi-culturali (sull’esempio dello spazio autogestito Maam, Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz – Città meticcia).

8. SCIENZA, TECNOLOGIA, UNIVERSITÀ

Da qui al 2030 quale peso avrà la ricerca scientifica e tecnologica nella vita e nell’economia della città? Come evolverà la situazione delle università della Capitale e il loro rapporto con la città? Qualche previsione. Aumenterà il peso della ricerca tecnologica e di quella scientifica: entrambi diventeranno fattori decisivi per il futuro della città. I prodotti della ricerca saranno sfruttati dal sistema economico locale in alcuni settori strategici: agroalimentare, biotecnologie, telecomunicazioni aerospazio. Roma avrà la concentrazione più elevata di ricercatori pubblici in Italia. Ciò darà vita a un efficace raccordo tra le imprese, il sistema della ricerca e il mondo universitario. Roma ospita 44 università tra pubbliche, private e confessionali. Le tre università pubbliche sono frequentate da 180.000 studenti. Da qui al 2030 si creerà un maggiore raccordo tra le università pubbliche, nasceranno altre università private e migliorerà la qualità di quelle esistenti.Il ricambio generazionale favorirà una maggiore sensibilità dei dipartimenti verso la ricerca applicata alle grandi questioni della città: la rigenerazione urbanistica, l’economia della cultura, la green economy, la riforma degli assetti istituzionali, il trasferimento tecnologico, la creatività giovanile, il rinnovamento della didattica nelle scuole, la sfida dell’interculturalità.

9. MIGRAZIONI

Da qui al 2030 quali flussi migratori vi saranno nella città di Roma? Come evolverà il rapporto degli immigrati con la popolazione? Vi saranno anche consistenti flussi emigratori? Da parte di chi? Per quali motivi e con quali mete? Qualche previsione. Il rapporto tra immigrati e autoctoni continuerà a essere dominato dalla narrazione negativa dei media e della politica. L’integrazione più difficile riguarderà le seconde e terze generazioni. Saranno attori dell’accoglienza: gran parte degli insegnanti delle scuole romane; il volontariato, soprattutto cattolico; le badanti. I flussi dei giovani in uscita riguarderanno la parte elitaria e più istruita, alla ricerca di territori: che offrono un lavoro più dignitoso e meglio retribuito; più adatti agli studi e alla ricerca; più idonei e propensi a sviluppare le start up; più proiettati come mega city nell’economia globale.

10. COESIONE SOCIALE E CONFLITTI

Da qui al 2030 come evolveranno le relazioni sociali nella città di Roma? Quali saranno i problemi sociali più acuti? Quali forme di conflitto urbano ne potranno derivare? Come saranno gestiti? Quale ruolo eserciteranno i sindacati? Quali culture giovanili emergeranno? Che ruolo eserciteranno? Qualche previsione. Tra i problemi sociali più acuti ci saranno: l’immigrazione; la disoccupazione giovanile; l’emigrazione intellettuale dei giovani; l’impoverimento; la sanità pubblica; la presenza di popolazione Rom, Sinti, Camminanti; il buono-casa osteggiato dai residenti stanziali e dai proprietari; il rapporto dei cittadini con le istituzioni; le cattive condizioni dei trasporti e dello smaltimento dei rifiuti; le opere pubbliche progettate male; le differenze culturali; il degrado delle periferie.

11. RUOLO DELLA CHIESA

Da qui al 2030 quale sarà il ruolo della Chiesa Cattolica e del Vaticano nella vita della città? Come evolveranno i rapporti fra religioni di diversi credi e fra queste e i laici? Qualche previsione. L’Italia diventerà sempre meno centrale per la Chiesa. Le relazioni della Chiesa con Roma saranno progressivamente meno strette. La Chiesa resterà per l’Italia, oltre che un’istituzione religiosa, un fattore: di attrazione turistica, di gestione alberghiera, di gestione sanitaria, di gestione scolastica. Mentre Roma si situerà sempre più alla periferia della rete mondiale di scambi e vedrà ridimensionato il suo ruolo politico, il Vaticano costituirà il principale veicolo con cui la città potrà agganciare il resto del mondo. Si diffonderanno altri credi religiosi che si affiancheranno alla millenaria tradizione cristiana cattolica della nostra città. Le altre religioni non avranno leader carismatici.

12. CONSUMI E QUALITÀ DELLA VITA

Da qui al 2030 come evolveranno gli stili di vita e di consumo a Roma? Quali evoluzioni vi saranno nella qualità della vita? Qualche previsione. Gli attuali stili di vita si modificheranno sensibilmente anche in seguito all’aumento delle fasi non lavorative. Queste saranno basate sulla convivialità; sulla moderazione nei consumi tradizionali; sulla temperanza circa l’utilizzo dei beni tecnologici; sul maggiore orientamento verso i servizi di supporto al benessere psico-fisico. Fabbriche (non inquinanti), produzioni agricole, sistema residenziale, commerciale e ambiti amministrativi si fonderanno con attività di tipo culturale e per il tempo libero (parchi, verde attrezzato per lo sport, wellness), rafforzando l’idea di centralità polifunzionale in tutti i contesti urbani. Aumenteranno le possibilità di entertainment sia all’esterno della propria abitazione, sia all’interno.

13. VALORI, BISOGNI, EMOZIONI

Da qui al 2030 quali cambiamenti avverranno nei valori, nei bisogni e nei costumi della popolazione romana? Quali saranno le paure più forti degli abitanti di Roma, nei prossimi anni? E quali le più forti speranze? Quali i difetti? Quali le virtù? Qualche previsione. Si andrà sempre più affermando la rudezza nei rapporti umani. Roma passerà da una città di impiegati e burocrati, di pensionati e di raccomandati, dal reddito basso ma sicuro, a una condizione di maggiore incertezza. I bisogni della popolazione riguardano anzitutto: l’accesso alla casa a prezzi affrontabili, l’adeguamento dell’edilizia scolastica, la pronta reperibilità delle strutture sanitarie. Seguono poi: il miglioramento del sistema di raccolta dei rifiuti, il miglioramento del sistema dei trasporti pubblici, il miglioramento della distribuzione dei servizi sul territorio, la riduzione delle emissioni nocive delle automobili, il migliore accesso alle bellezze della città.

14. PUNTI DI DEBOLEZZA

Marginalità crescente rispetto alla rete mondiale. Lentezza nel cogliere le prospettive. Assenza di una visione e di un progetto. Cittadini incapaci di scegliere la classe politica. Rassegnazione delle elite. Incapacità di sviluppare uno schema propulsivo in cui le istituzioni pubbliche decidono in modo partecipato le strategie e gli investimenti infrastrutturali, lasciando al settore imprenditoriale l’opportunità di operare gli interventi con logica privatistica e relativi rischi. Mancata creazione della città-regione. Scarse infrastrutture e servizi pubblici inadeguati. Scarso decoro urbano. Gestione disorganizzata delle società municipalizzate. Carenze nella formazione pubblica, nell’assistenza socio-sanitaria, nei servizi sociali, nella sicurezza, nelle abitazioni a basso costo. Stasi demografica ed economica. Polarizzazione della ricchezza e conflitti conseguenti. Mancanza di una classe imprenditoriale capace di affrontare le sfide, rinnovare il sistema e premiare il coraggio. Scarsa aggregazione delle forze economiche e sociali. Peggioramento della qualità della vita per il ceto medio e basso. Iniziative immobiliari non rispondenti a un disegno organico. Tradizionale apatia dei romani, confinante col cinismo. Insufficiente o assente cultura urbana che si esprime nello stile di vita metropolitano. Eccessive disuguaglianze tra le zone centrali e quelle periferiche. Difficoltà di Roma a ‘fare cultura’ pur avendo al suo interno molte attività culturali e molti personaggi della cultura. 

15. PUNTI DI FORZA

 Bellezza. Integrazione, inclusione, tolleranza. Cultura. Apertura al mondo. Posizionamento geografico. Storia millenaria conosciuta in tutto il mondo. Popolazione studentesca, in particolare quella delle università. Mancanza di città limitrofe concorrenti. Roma continuerà a rappresentare, nell’immaginario globale, la Capitale della più importante religione monoteista e il luogo nel quale si sono formate alcune delle culture più importanti degli ultimi millenni. Compresenza di ambasciate, consolati, direzioni aziendali, centri culturali di tutti i Paesi del mondo. Vivacità del terzo settore. Tendenza del volontariato a fare rete diventando volano di crescita tanto sociale quanto economica. Elites giovanili nate all’ombra delle nuove culture sia nelle zone marginali che nel centro.

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11 luglio 2018
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