VIDEO | Lo Spike Lee nigeriano: “Italia, racconta gli africani”

È in Italia da 25 anni e ha appena terminato di girare un cortometraggio sulla storia di una donna africana vittima di un marito violento ambientato a Roma. Ci ha raccontato i suoi progetti per il futuro e non solo
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ROMA – “Sono in Italia da circa 25 anni. La passione per il cinema l’ho sempre avuta, sin da bambino. Amo l’Italia ma il razzismo sta crescendo. Ad esempio, il ministro Matteo Salvini ha cancellato il Bando Migrarti, che dava la possibilità ai giovani non italiani di girare film. Vorrei sapere perché”. Evaristus Ogbechie è regista, attore e sceneggiatore di origine nigeriana. Con la ‘Dire’ parla dei suoi lavori, di prossimi progetti e del sogno di farsi strada sia sul mercato italiano che su quello nigeriano. Mondi entrambi “difficili e diversi” per vari motivi: “In Italia è importante usare la tecnologia giusta, ma si raccontano sempre le stesse storie”.

In Nigeria, che vanta Nollywood, la terza industria cinematografica al mondo dopo Hollywood e Bollywood, “si punta sui volti noti al grande pubblico: più quantità che qualità. Ma le cose stanno cambiando”.

Consiglieresti ai tuoi connazionali di venire a lavorare in Italia? “No, troppo difficile inserirsi”.

Le produzioni italiane poi “non parlano di noi”. Per questo con altri attori e registi africani e afrodiscendenti Ogbechie è membro del Collettivo N (N come “nero”, “noi”, “nome” e il simbolo matematico che indica l’insieme de numeri naturali): “Andiamo ai principali festival italiani – come Venezia, Spoleto, Roma – per far conoscere i nostri lavori. Vogliamo essere raccontati e aiutati a raccontarci”.

L’ultimo lavoro di Evaristus è ‘Wake up‘ (con Ira Fronten e Franklin Santana), cortometraggio sulla storia di una donna di origine africana vittima di un marito violento. Sullo sfondo, la Roma della criminalità organizzata, elemento presente anche nel corto precedente, ‘Trapped – La paziente di lusso’, dove il tema è il traffico di droga.

Protagonista della pellicola è la ex Miss Italia Denny Mendez. “Roma è sempre presente perché è la città dove vivo e che amo” dice il regista.

“Tratto temi di attualità che potrebbero accadere ovunque, vorrei contribuire a cambiare le cose”.

Nella lista degli argomenti da affrontare c’è anche il razzismo, tanto ricorrente nella filmografia di Spike Lee, cineasta americano nominato cinque volte agli Oscar che Ogbechie ha incontrato: “Viene spesso a Roma. La prima volta che ci siamo conosciuti mi ha detto ‘E tu chi sei? Sembri mio cugino‘ perché ci somigliamo. Se vorrei diventare come lui? Certo. Una rivista pochi giorni fa mi ha anche definito il prossimo Spike Lee.

Lo rispetto, amo i suoi lavori, vorrei fare anch’io cose importanti”. Quindi l’appello: “Do un consiglio ai produttori italiani: invece di spendere 5 milioni di euro per il prossimo film di Natale, date 100mila euro a me, girerò un film che a Nollywood ce ne farà guadagnare dieci volte tanti”. E non è la sola idea del regista: “Girare un film a Roma, in cui si parli di africani interpretati da attori provenienti da Nollywood: qualità assicurata e accesso a un mercato mondiale”.

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11 Febbraio 2019
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