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Raggi trova la quadra sullo stadio della Roma: meno torri, sì alle opere

ROMA  – Ridurre le cubature senza eliminare nemmeno un’opera pubblica essenziale. Abbassare i tre grattacieli disegnati da Daniel Libeskind, o eliminarne uno, senza riunciare all’unificazione della via del Mare con l’Ostiense, al ponte pedonale che collega lo stadio alla Fl1 ed anche a quello autostradale con il Gra.

Eliminare, infine, anche alcuni edifici del cosiddetto ‘Convivium’ ed avere allo stesso tempo più verde, con l’ampliamento del parco, senza doverci rimettere nemmeno un euro.

Quella che sembra un’alchimia apparentemente impossibile è invece lo schema progettuale sul quale si sta lavorando nelle ultime ore in Campidoglio e di cui si è discusso durante l’ultima riunione di oggi tra il sindaco di Roma, Virginia Raggi, il Dg della Roma, Mauro Baldissoni ed il costruttore Luca Parnasi.

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La soluzione individuata dai tecnici del Campidoglio, di cui l’agenzia stampa DIRE è venuta a conoscenza, si basa su tre semplici parole magiche: “indici di edificabilità”.

Il Comune ritiene che ai tempi della giunta Marino questi siano stati calcolati in misura troppo generosa in favore della Roma. Ora Raggi e Berdini vogliono abbassarli ed il risultato è che la Roma dovrà, con ogni probabilità, aprire ulteriormente il cordone della borsa e autofinanziare la costruzione dell’impianto più di quanto previsto fino ad oggi. Con l’ulteriore vantaggio che la presenza nel progetto delle opere pubbliche, tutte confermate, scongiurerebbe i probabili ricorsi delle associazioni, come quelli annunciati questa mattina da Italia nostra, basati proprio sulla decadenza della pubblica utilità nel caso fossero state abrogate le infrastutture viarie o ferroviarie.

Durante le ultime riunioni, poi, sarebbe venuta meno anche l’ipotesi di sottoporre all’Assemblea capitolina un nuovo progetto che stravolga quello attualmente in discussione nella conferenza dei servizi. La nuova soluzione porterebbe quindi ad un’accelerazione proprio nella conferenza dei servizi del progetto attuale con le correzioni approvate congiuntamente e quindi con la sola sforbiciata delle opere di compensazione. Ovviamente servirà comunque un passaggio in aula con una variante perché il progetto, seppur alleggerito di molto cemento, supera la previsione del Prg che per quell’area prevede 63.000 metri quadrati, che corrispondono a 190.000 metri cubi. Anche per questo diventa sempre più importante la presenza ed il ruolo del presidente dell’aula, Marcello De Vito, non a caso in prima fila durante l’incontro di questa mattina. La partita è molto delicata e si regge su fragili equilibri tra la copertura finanziaria, l’investimento privato complessivo, e la richiesta di mantenere tutte le opere pubbliche. Ma se il Comune riuscisse a portarla a casa sarebbe un capolavoro diplomatico: la Roma avrebbe la sua nuova casa, la città tutte le opere pubbliche promesse e Pallotta e Parnasi un centro direzionale con grattacieli annessi, seppur ridotto rispetto a quanto si conosce fino ad oggi.

10 gennaio 2017

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