Mozione Liguria, Laiga: “Maternità è tutelata, il problema sono le Ivg”

A commentare la mozione Pro Vita, approvata ieri dal Consiglio regionale della Liguria è la presidente della Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’applicazione della legge 194/78 (Laiga) Silvana Agatone
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ROMA – “Dov’è che la legge 194 viene disattesa? Dove sono i dati? Tutti i consultori d’Italia si preoccupano sia della gravidanza che della maternità che della pediatria gratuita. Anzi, io direi che non viene applicata la parte delle interruzioni di quella legge, perché l’articolo 9 dice che tutti gli enti ospedalieri devono erogare i due servizi di interruzione di gravidanza, sia le Ivg prima dei 90 giorni sia quelle dopo il terzo mese. Ma, in base ai dati del 2017, noi sappiamo che solo il 59-60% degli ospedali erogano il servizio di Ivg, senza specificare quanti praticano il terapeutico, che nel Lazio, su cinque province, viene eseguito soltanto a Roma”. A commentare all’agenzia Dire la mozione Pro Vita, approvata ieri dal Consiglio regionale della Liguria e presentata dal capogruppo di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Sanità Matteo Rosso, è la presidente della Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’applicazione della legge 194/78 (Laiga) Silvana Agatone, che punta il dito sulla “ventata oscurantista che si sta diffondendo in tutta Italia” e rivendica il ruolo dei consultori.

“I consultori pubblici si occupano di aiutare la donna a scegliere ciò che lei desidera in ambedue le situazioni- spiega- se ha difficoltà nella gravidanza la aiutano a risolverle, come dice la legge, se decide di abortire viene valutata la situazione e aiutata verso ciò che lei vuole, perché è lei a determinarsi”.

Maternità e interruzione di gravidanza come parte dello stesso percorso di scelta, quindi, come esplicitato tra l’altro nel titolo della 194: ‘Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza’. Un compito di orientamento assolto dai consultori “in modo estremamente valido”, per Agatone, che però per la Giunta Toti va rivisto, proprio nella parte che riguarda la tutela della maternità. “Serve un rilancio dei consultori pubblici, il cui primo obiettivo sia la salvaguardia e la valorizzazione della vita, l’interruzione volontaria di gravidanza non è un mezzo per il controllo delle nascite”, sottolinea l’estensore della mozione.

Ma quali sono i dati sulle Ivg nella regione delle due riviere? “In Liguria gli aborti sono diminuiti (-10% in base ai dati raccolti dall’ultima relazione del ministro della Salute al Parlamento, ndr), ma solo apparentemente- chiarisce Agatone- Forse sono in realtà diminuiti i non obiettori che li praticano o potrebbero essere aumentati i clandestini, ma purtroppo questo dato non si evince dal documento”.

È questo il difetto dell’indagine ministeriale, secondo la presidente della Laiga: studiare i posti dati tramite le schede compilate e non la richiesta di aborto. E, ca va sans dire, più diminuiscono gli obiettori meno schede vengono compilate.

“Nel consultorio accompagniamo tutto il percorso della donna in gravidanza, dalla presa in carico da parte del ginecologo e dell’ostetrica, alla nascita del bambino con il pediatra e l’ostetrica, fino all’allattamento al seno e alle vaccinazioni” spiega alla Dire Milena Fanizza, operatrice antiviolenza dell’associazione D.a.l.i.a. volontaria del consultorio di piazza dei Condottieri a Roma, che sull’applicazione della legge 194 precisa: “In realtà la difficoltà che troviamo nei consultori è quella di poter far decidere alla donna quello che vuole fare, perché spesso c’è una forzatura e si cerca di far cambiare idea alla donna che vuole abortire”.

Non è il percorso di maternità a non essere tutelato, quindi, quanto piuttosto la possibilità di poter interrompere la gravidanza. “Succede semplicemente perché spesso non ci sono ginecologi disposti a farlo- continua Fanizza- e i dati sono anche più gravi ultimamente. La legge 194 è applicata al contrario, non è presa in considerazione la possibilità di abortire”.

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È l’obiezione il problema principale per Agatone e Fanizza, ma anche la minore presenza e funzionalità dei consultori, che, per la presidente di Laiga, “la politica sta lasciando demolire”. “Il bocco del turn over ha causato un impoverimento dei servizi- sottolinea la volontaria di D.a.l.i.a.- Ogni consultorio dovrebbe avere a disposizione un’intera equipe e allungare gli orari di apertura, per rendere questi spazi realmente fruibili e attraversabili da tutte, anche dalle lavoratrici”.

E invece? “E invece si portano avanti attacchi molto precisi e continuati rispetto all’autodeterminazione delle donne- conclude Fanizza- perché hanno ricominciato a prendere parola e ad avere un atteggiamento di indipendenza. Per fortuna, c’è una forte resistenza rispetto a quello che sta succedendo. La cosa importante è restare unite”.

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6 Febbraio 2019
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