Aborti in calo in Emilia-Romagna, obiettori oltre il 50% di medici

I dati del report 2017 sulle interruzioni volontarie di gravidanza presentato oggi in Regione

BOLOGNA – Calano gli aborti in Emilia-Romagna. E i medici obiettori superano la soglia del 50%. I due dati emergono dal report 2017 sulle interruzioni volontarie di gravidanza presentato oggi in commissione Sanità della Regione dall’assessorato di viale Aldo Moro. Nel 2017 gli aborti in Emilia-Romagna sono stati 7.130, il 7% in meno dell’anno precedente e in calo del 40% rispetto al 2004, quando furono 11.839. Allo stesso tempo sono in diminuzione anche i parti, con 32.912 nuovi nati nel 2017, il 20% in meno rispetto al 2008.

A praticare l’interruzione di gravidanza sono soprattutto donne straniere, anche se dal 2010 sono diminuite del 34,5%. Le donne italiane, invece, sono diminuite del 28,1%. Il consultorio rimane un punto di riferimento per le donne che vogliono abortire, ma è molto aumentato l’aborto farmacologico.

Nel 2017 si parla del 29,5% di interruzioni di gravidanza con questa tipologia, un dato sei volte superiore al 5% registrato 10 anni fa. Per quanto riguarda poi i medici obiettori di coscienza, nel 2017 si segnala un leggero aumento rispetto all’anno precedente: 50,5% contro 49,8%.

Tra gli obiettivi della Regione c’è l’incentivo dell’uso dei contraccettivi, che saranno distribuiti gratuitamente ai giovani con meno di 26 anni e tra i 26 e i 45 se disoccupati. Gratuita sarà anche la distribuzione di contraccettivi per le donne entro i 24 mesi dall’aborto o nei 12 mesi post partum.

Per Giuseppe Paruolo del Pd da un lato “la diminuzione del numero di aborti è positivo”, ma allo stesso tempo “non vorrei vedere un trend più basso delle nascite”. Stessa preoccupazione da parte del sovranista Michele Facci, secondo il quale conoscere i motivi che portano all’aborto “potrebbe farci capire le azioni da mettere in campo”.

I dem Francesca Marchetti e Paolo Zoffoli sottolineano invece “l’importanza del lavoro dei consultori e dell’integrazione per arrivare a una diminuzione del tasso di abortività”. Inoltre, aggiunge Marchetti, “resta sempre fondamentale l’approfondimento nelle scuole”.

Chiarimenti sui metodi di somministrazione della pillola Ru486 sono stati chiesti invece da Silvia Prodi (Mdp). I tecnici della Regione hanno risposto che “le principali limitazioni di questo metodo riguardino i tempi. E’ possibile assumerla entro la settima settimana di gravidanza, mentre in altri Paesi è possibile farlo entro la nona”. Yuri Torri di Sinistra Italiana ha invece sollevato la questione del numero degli obiettori di coscienza. “Il trend è costante e restiamo comunque su una percentuale superiore al 50%- segnala- in più, esiste una disparità tra le varie zone, con picchi di percentuali molto alte rispetto a zone in cui siamo nella media. Dunque, il tema è capire se questo tipo di distribuzione non interferisca con la possibilità di prendere una decisione, perché il sistema deve garantire alla donna la possibilità di fare liberamente la sua scelta”.

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5 Dicembre 2018
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