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La pediatra: “Vediamo casi di virus sinciziale anche in bimbi sopra ai 2 anni”

bambina pixabay
Susanna Esposito, ordinario di Pediatria presso l'università di Parma: "Temiamo picco prolungato, in concomitanza con influenza e Covid"
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ROMA – “Il virus respiratorio sinciziale (vrs) colpisce, di solito, il 70% dei soggetti al di sotto dei 2 anni, causando prevalentemente, in questa fascia di età, infezioni alle basse vie aeree. Attualmente, vediamo sì infezioni alle basse vie aeree in bambini al di sotto dei due anni (in particolare nei primi 3 mesi di vita), che presentano bronchiolite, ma vediamo anche casi di polmonite con insufficienza respiratoria acuta in bambini di 2/3 anni causati da vrs, che prima non si osservavano. In passato le forme di infezione da vrs erano più lievi al di sopra dei due anni e spesso i bambini non richiedevano ricovero. Invece stiamo osservando casi gravi anche in questa fascia di età. Le motivazioni possibili sono diverse, ma la più probabile è che si tratti di bambini che non hanno avuto contatto con il virus in precedenza e che, quindi, si ammalano con quadri clinici più impegnativi nonostante l’età”. A scattare la fotografia dell’attuale andamento del virus respiratorio sinciziale nella popolazione pediatrica è Susanna Esposito, ordinario di Pediatria presso l’università di Parma e responsabile del tavolo tecnico Malattie infettive della Società italiana di pediatria (Sip).

“Quello che stiamo osservando- aggiunge l’esperta- è anche l’anticipo stagionale: tipicamente, infatti, vedevamo la circolazione del vrs dalla fine di novembre, con un picco a dicembre e una tendenza progressiva alla decrescita a partire dalla fine di gennaio. Quest’anno, invece, il virus è in anticipo, sta circolando da ottobre con un picco importante in questo mese di novembre. Il timore è che questo picco resti largo e continui per altri due o tre mesi. Oltretutto ci aspettiamo la circolazione del virus influenzale dal mese di dicembre, che potrebbe determinare la concomitante circolazione di influenza, vrs e Sars-Cov-2″.

Inoltre, i tradizionali virus invernali “lo scorso anno erano stati soppiantati dalla circolazione del Sars-Cov-2 sia per il lockdown che per il meccanismo, ben noto a livello scientifico, dell’interferenza tra i patogeni virali”. La docente di Pediatria tiene a ricordare che “i bambini malati non vanno portati in comunità, lo scorso anno c’era stata tanta attenzione su questo. Adesso non è più così, in parte perché terminato lo smart working i genitori lavoratori hanno più difficoltà a tenere a casa i bambini e quindi il contagio vola. Questi sono virus- aggiunge Esposito- che si trasmettono per via respiratoria, ma anche per contatto per cui se le secrezioni infette dei bambini restano sui giochi, il virus si trasmette facilmente da un bambino all’altro. Inoltre, parlando di bambini al di sotto dei 5 anni, è molto difficile che possano rispettare regole come il lavaggio delle mani o l’uso della mascherina. Quindi, se è raffreddato un bambino non deve andare al nido o alla scuola dell’infanzia. Infine- rammenta la pediatra- oltre al periodo dei sintomi, c’è anche quello di convalescenza che va rispettato: non si deve rimandare in comunità il bambino appena passata la febbre, è necessario attendere 7/10 giorni“.

Commentando, infine, l’annuncio da parte dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze della creazione di un tampone che rileva contemporaneamente il Covid e il vrs, Esposito chiarisce che “ormai da parecchio tempo esistono test sindromici che consentono di identificare vari agenti infettivi insieme, compresi il Sars-Cov-2 e il vrs. Quello che fa la differenza in questo test sono la rapidità della risposta e i costi contenuti. Esso permette di isolare i pazienti con il Covid e di ricoverare magari nella stessa stanza pazienti che abbiano solo il vrs. È dunque un test utile soprattutto per una migliore organizzazione dei ricoveri e delle procedure di isolamento in caso di Covid“, conclude.

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