VIDEO | Undicenne suicida a Napoli, lo psicoterapeuta: “Basta giochi che mettono a repentaglio la vita”

Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta e direttore dell'Istituto di Ortofonologia (IdO), commenta così la tragica notizia
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ROMA – “I giochi che spingono i ragazzi a delle prove drammatiche devono essere immediatamente chiusi, non devono avere la possibilità di proliferare. Bisogna impedire che i criminali agiscano. Tutti noi dobbiamo sostenere il lavoro della polizia postale, che già si dà tanto da fare, perché non si può accettare che venga messa a repentaglio la vita dei nostri figli”. Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), commenta così la tragica notizia del bambino di 11 anni che si è suicidato a Napoli lanciandosi dal balcone di casa. L’ipotesi al vaglio degli investigatori è che il ragazzino sia finito nel vortice di un gioco chiamato ‘Jonathan Galindo’, in cui un uomo col cappuccio nero, che ha le sembianze di Pippo della Disney, trascinerebbe le sue vittime, dopo averle agganciate sui social, in una serie di ‘sfide’ che arriverebbero fino all’autolesionismo e al suicidio. Mamma e papà vi amo ma devo seguire l’uomo col cappuccio“, è il testo del messaggio che l’undicenne ha lasciato ai genitori prima di gettarsi nel vuoto. “Queste persone cercano i bambini più piccoli per poterli manipolare e spaventare. E’ una situazione che va al di sopra dell’ immaginabile- sottolinea lo psicoterapeuta- e a peggiorarla c’è il fatto che nel periodo del lockdown i ragazzi hanno aumentato tantissimo il tempo trascorso davanti al computer e purtroppo sul web, oltre all’informazione, si possono trovare anche cose dannose”.

Dal Blue Whale all’uomo nero, questi giochi sono sempre più diffusi. “Dobbiamo intervenire in modo durissimo- ribadisce Castelbianco- queste persone devono essere punite con la massima severità e senza la minima tolleranza”. Quello che è successo a Napoli è “una cosa terribile- sottolinea lo psicoterapeuta- e ancor più terrificante è pensare a tutte le domande che si staranno ponendo i genitori del ragazzo per non essersi accorti della situazione. Ma la famiglia non ha nessuna colpa o responsabilità- ripete il direttore dell’IdO- la famiglia è vittima di un fulmine, non della natura, ma del perverso animo umano”. Il problema è che “il gioco consiste nel mantenere il segreto, quindi non si può pensare che i ragazzi condividano con i genitori quello che gli sta accadendo”. Per questo lo psicoterapeuta evidenzia come il modo più efficace per stare vicino alla famiglia dell’undicenne napoletano, così come di tutte quelle che hanno vissuto tragedie simili, è “far sì che quello che è successo non accada più. Questi giochi sono inaccettabili, perversi- conclude Castelbianco- dobbiamo intervenire in modo durissimo”.

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30 Settembre 2020
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